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    February 29

    O MAMMA LI FASCI ! ! ! !

     

    Disse una volta Ezra Pound (cito a memoria): <Se un uomo non ha il coraggio di sostenere un'idea a cui crede, o non ha valore l'uomo o non ha valore l'idea>. Per chi non lo sapesse, Ezra Pound è stato il più notevole poeta americano dell'altro secolo e un fervente fascista mussoliniano.
    Ricevo da un caro amico: <Visto che siamo in tanti. Anch'io mi dico FASCISTA. E, a Giulietto Chiesa, direi quel tale: "sanzionami questo">.
    Non ho ben capito a che cosa si riferisse, poi, leggendo più avanti, ho compreso il suo intendimento.
    Leggo: <Denunciata la ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano>.
    E ancora: <Giulietto Chiesa presenta formale esposto presso la Procura di Roma>.
    Leggendo ancora più avanti comincio anche a capire le "gravissime preoccupazioni" di Giulietto Chiesa.
    Strasburgo, 22 maggio 2007; "Il Partito Fascista Repubblicano, fondato nel settembre '43 da Benito Mussolini, oggi rinasce grazie all'intraprendenza di un camerata che crede ciecamente nell'ideologia fascista. E' giunta finalmente l'ora che tutti i fascisti d'Italia, possono di nuovo riunirsi sotto un unico nome e simbolo che il Duce stesso volle creare. Il Partito fa propria tutta l'ideologia Mussoliniana. Il PFR fonda le proprie radici nell'ideale Fascista Mussoliniano">.
    Osserva allarmato Giulietto Chiesa: <Queste, alcune preoccupanti frasi presenti sul sito www.partitofascistarepubblicano.it, farneticazioni che possono costituire una grave e attuale minaccia alla vita politica e democratica del nostro paese (…)>.
    Giulietto Chiesa non si ferma a questa denuncia e avverte.
    <Per questo oggi ho dato mandato al mio legale, avv. Lucio Barletta, di avanzare formale denuncia presso la Procura di Roma>.
    E continua: <La ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano si pone in aperto contrasto con la XII norma finale transitoria (ma quant'è permanente questa espressione "transitoria", nda) della Costituzione, che sancisce: "E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Una disposizione fortemente voluta dall'Assemblea Costituente, manifestazione inequivocabile dello spirito repubblicano e antifascista ("e daje", nda) della nostra Costituzione. Tale disposizione, seppure troppo spesso ignorata, è tutt'oggi in vigore>.
    Quindi conclude e specifica: <In qualità di europarlamentare, mi riservo di denunciare all'attenzione delle preposte autorità comunitarie un episodio ecc. ecc..Giulietto Chiesa - Europarlamentare>.
    E poi c'è qualcuno che si lamenta, sostenendo che i parlamentari non lavorano per quanto guadagnano.
    Tutto giusto? Non tanto. Infatti, dato che si parla di Costituzione, documento che, credo, dovrebbe essere la massima garanzia per ogni cittadino, l'art. 21, fra l'altro, recita: <Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (…)>. E poco più avanti, nell'art. 49: <Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale>. Come la mettiamo?
    Ma non è finita. Domando all'europarlamentare Giulietto Chiesa: quanti cittadini italiani conoscono il Trattato di Pace (per essere più precisi: "il diktat") del 1947, che ci fu imposto dallo straniero perché vincitore del secondo conflitto mondiale?
    Trascrivo due articoli inseriti nella "Parte II - Clausole Politiche" che attestano: <L'Italia non incriminerà, né altrimenti perseguiterà, alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle forze armate (e qui viene "il bello", nda), per il solo fatto di avere, durante il periodo di tempo corrente dal 10 giugno 1940 all'entrata in vigore del presente Trattato, espressa simpatia (la chiamano "simpatia, nda) od avere agito in favore della causa delle Potenze Alleate o Associate>.
    Questo, in altri tempi, quando le parole avevano un senso, si sarebbe chiamato "tradimento".
    Ma andiamo avanti. Visto che Giulietto Chiesa - Europarlamentare cita la Costituzione, io sostengo che alcuni articoli di questa ci furono imposti dallo straniero. Leggiamo l'art. 17, sempre della Parte II: <L'Italia, la quale, in conformità dell'articolo 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate, che abbiano per oggetto di privare il popolo dei suoi diritti democratici>.
    Pure questa è bella! Ed osservo: a parte il contrasto in termini fra le prime imposizioni e la parte finale, se è vero (e non lo è) che gli Stati Uniti d'America, come dicono, sono una grande democrazia, quale interesse avrebbe "una grande democrazia" a proibire la ricostituzione di un Partito politico, anche se "Fascista", oltretutto sconfitto dalla potenza delle armi? E' questo il punto. Sconfitto dalla potenza delle armi, ma non dalle idee. E se avesse avuto ragione Benito Mussolini? Nell'ultima intervista, concessa poche ore prima di essere assassinato, ad una precisa domanda rispose: <Abbiamo spaventato il mondo con le nostre idee>: il mondo della grande finanza e del capitale.
    E allora tutto quadra. A tutt'oggi "qualcuno" ha ancora paura di quelle idee. E per tornare all'E/mail del mio amico, affermo che: sono disposto a dare altro lavoro all'avvocato Lucio Barletta, legale dell'Europarlamentare Giulietta Chiesa e dichiaro: mi avvalgo degli articoli 21 e 49 della Costituzione e mi dichiaro Fascista. Se questo è un reato, mi autodenuncio e invito il mio amico ad inviarmi l'indirizzo della direzione del novello PFR, perché sono pronto ad iscrivermi, se l'iniziativa è seria.
    Perché infierire sui "fascisti", uomini che lavorano e non hanno mai dato adito , dal termine del conflitto, a scandali di sorta?
    Non a poche ore, ma a pochi minuti dalla sua morte (queste poche righe portano la data: "27 aprile notte" (1945), Mussolini fra l'altro ha lasciato scritto: <(…). Non so se i miei appunti saranno mai letti dal popolo Italiano; vorrei che così fosse, per dargli la possibilità di raccogliere in confessione di fede il mio ultimo pensiero. Non so nemmeno se gli uomini mi concederanno il tempo sufficiente per scriverli (…). E' ormai un fatto che la guerra è perduta, ma è certo che non si è vinti finché non ci si dichiari vinti (…). Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e mi condannano condannando sé stessi. (…). All'odio smisurato e alle vendette subentrerà il tempo della ragione (…).
    Rifletta l'on. Giulietto Chiesa su queste parole, e volga lo sguardo e la sua intelligenza e la sua attività lì dove c'è corruzione e arroganza. C'è tanto da fare… E sono certo di interpretare il pensiero e la volontà degli italiani tutti. Altro che andare a denunciare per apologia ecc. ecc.

     

    LA STUPIDITA' DELLE INDAGINI A GRAVINA: ALLA RICERCA DELLA VERITA'

     
    Insomma: i fratellini di Gravina di Puglia sono caduti in un pozzo. A poca distanza da casa loro, in un luogo frequentato abitualmente dai bambini. Che giocano proprio appresso a questi pozzi. Il loro padre è al gabbio da un paio di mesi, come responsabile della sparizione, ma ora pare proprio che sia stato un madornale errore delle indagini, che non sono state animate dal buon senso di andare a vedere quel pozzo (dove ieri è caduto un altro ragazzino, che giocava lì coi compagni) “rischiando” di tirarli su vivi. L’inchiesta è stata estesa persino in Romania, ma lì, in un luogo di gioco abituale, con dei pericoli noti alla comunità, nessuno aveva pensato di andarli a cercare.

    E quindi i ragazzini hanno fatto una fine orribile. Il loro padre è in galera. Due tra i fratellastri sono stati messi in un istituto. I rapporti tra i due ex coniugi, genitori dei bimbi, sono spezzati.



    Una psicologa lì presente (dico a Gravina, in tv) notava come in questa e in altre indagini (Denise, Tommy ecc..) gli inquirenti abbiano rivolto per un periodo le indagini sui familiari stretti. Questa tendenza risponderebbe al considerare se stessi talmente contrari a questi fantasmi di violenza familiare, che però questi stessi fantasmi han bisogno, a mò di conferma, di essere fatti vivere fuori di noi. Da qui la tendenza poliziesca a prendere sempre in considerazione la piega “familare” del delitto.

    D’altro lato, prevale la tendenza “tecnica” di non affidarsi piu’ alla logica o all’intuito di un individuo (ispettore Derrick, Colombo ecc), ma si preferisce affidarsi in modo mostruoso alle indagini del RIS (CSI italiano) che pretende di ricostruire in modo matematico gli indizi (moltiplicati dall’apparato tecnologico disponibile, fino a pochi anni fa impensabile) avvicinandosi quanto piu possibile alla ricostruzione di “quel” presente (che non è piu’) in cui si è dato il crimine.

    Insomma: il commissario avrebbe tali e tanti indizi microscopici che in teoria avrebbe molte piu possibilità di conoscere come sono andate le cose… Talmente tante che la fatica mentale di intuire, di mettere insieme tutte le cose, oltre il loro dato fisico, ammazza l’intuito stesso. Pur sapendone “tanto” di quel mondo che pretendono di ricostruire a partire dalle scienze della natura fisica, potenziate dalla tecnologia, perdono quel banale e proletario ignorante “buon senso” che spesso mette insieme le cose nel modo del rasoio di Occam. Forse bisognerebbe far studiare a chi organizza le indagini un po’ di Hume, quando afferma che non è possibile fondare “conoscenza necessaria” del dato sensibile. Perchè è già immediatamente tradito, nella sua essenza, quando viene pensato. Con tutto cio’ la magna quantità di dati sul delitto, prodotta dalla tecnologia, non riesce a mettere l’umano al riparo dal pregiudizio che ha ragioni profonde e manifesta bisogni che denotano un’inquietudine epocale: il bisogno di capri espiatori, piu’ rassicuranti, quanto piu’ l’orribile è confinabile dentro “una certa” famiglia.

    In fondo le ragioni del razzismo stanno anche in questi meccanismi da stupidi animali (con l’intelligenza dei parameci, quali siamo) che prevalgono nella nostra compagine sociale in questo periodo storico. I potenti non sono da combattere perchè sono malvagi. Ma perchè contrabbandano stupidità. Che va sempre a svantaggio dei molti.
    Ci vuole un’evoluzione.

    Fonte: www.cloroalclero.com
    NON VOGLIO FARE IL FINTO MODESTO MA HO DETTO DAL PRIMO GIORNO CHE LE PISTEERANO SBAGLIATE: DEVONO ANDARE SEMPRE IN CULONIA UTILIZZANDO TECNICHE DA TELEFILM SENZA USARE SEMPLICEMENTE RAGIONE ANALITICA COME INSEGNA IL BUON CONAN DOYLE.
                                                                                                                                                                                                                       NICKDUX
    February 27

    L'IMPATTO UMANO ED AMBIENTALE DELLA RECESSIONE

     DI EMILIY SPENCE
    Global Research

    Fin troppo spesso le notizie di cronaca si concentrano su episodi discreti di attualità a spese di un approccio più sintetico per gli avvenimenti notevoli. Se è importante che il pubblico venga a conoscenza dei principali eventi mentre essi succedono nel mondo, a volte questo può portare alcuni osservatori a "non vedere la foresta a causa degli alberi".

    Per questo potrebbe essere facile non scorgere il nesso tra la recessione globale (e la possibile depressione futura) e il continuo declino del benessere ambientale e l’aumento della popolazione. Ciononostante queste tre sfere sono profondamente intrecciate. Ecco alcuni particolari di tale relazione.

    Cominciamo con l’attuale declino economico: un motivo parziale dell’agitazione creatasi a livello globale per l’indebolimento del dollaro americano è che fornisce una chiave per misurare il valore degli altri patrimoni. In sostanza, molti paesi ed individui, direttamente e non, assegnano la propria forza fiscale basandosi sullo standard del dollaro. Particolarmente quando portano il debito pubblico USA, che è attualmente ben al di sopra di 9 trilioni di dollari.

    Inoltre, praticamente tutto il debito nazionale degli USA che appartiene a stranieri è detenuto da investitori privati, ad eccezione delle banche centrali, che ne detengono il 64%. Per lo più l’entità della porzione di questa somma in mano estera è praticamente un terzo della valuta totale in circolazione! Per l’appunto, i numeri resi noti dalla Federal Reserve per lo scorso giugno 2007 fissano questa somma a 755 miliardi di dollari.

    Parallelamente il saldo della carta di credito della famiglia americana media è del 5% del suo reddito annuale (con un reddito medio USA per famiglia attualmente di 43200 dollari), oltre il 40% delle famiglie americane spende più di quello che guadagna, le bancarotte personali negli USA sono raddoppiate negli ultimi dieci anni e il debito generale dei consumatori ha raggiunto i 2,46 trilioni di dollari nel giugno 2007 (escludendo i 440 miliardi che ruotano intorno ai prestiti di partecipazione per immobili, i 600 miliardi di debito per le seconde ipoteche e un debito complessivo di 9 trilioni di dollari per le ipoteche). Come tale, il debito rotativo totale dei consumatori americani è cresciuto fino a 904 miliardi la scorsa estate.

    Perché è successo questo? In parte perché gli stipendi reali della maggior parte dei lavoratori sono rimasti in stallo o sono diminuiti a partire dal 1975. Perciò molti americani hanno reagito prendendo dei prestiti per mantenere o migliorare il proprio livello di vita.

    Come metteva in guardia Polonio, il personaggio dell’Amleto di Shakespeare, "non prendere e non dare a prestito" e certamente, sorgono problemi se si fa sia l’una o l’altra cosa. Tuttavia chiunque, persino un individuo che non riveste nessuno di questi due ruoli, può avere problemi quando il valore della valuta che mantiene cade in picchiata.

    Allora perché la valuta americana perde il potere? La risposta dipende in parte dal modo in cui è stato conquistato da principio e sicuramente, il suo merito relativo è generato da un certo numero di fattori. Tra questi, includiamo che il paese che lo emette abbia un’economia solida (un surplus economico piuttosto che una nazione debitrice), qualcosa di valore universale ad essa legato e che [essa] rappresenta, come il metallo prezioso da cui il dollaro USA fu effettivamente troncato nel 1971 quando il Governo si rifiutò di scambiare una somma relativamente piccola di dollari detenuta da svariati altri governi con l’oro, o qualche altra bramata risorsa per la quale la sola valuta deve essere scambiata, qualcosa come il petrolio dell’OPEC. (Quest’ultima eventualità è il motivo per cui alcuni possessori di dollari trovano minacciosa la borsa iraniana, con i suoi piani di rifiutare il dollaro USA come pagamento per il petrolio e sospettano che i recenti guasti dei cavi fossero un tentativo intenzionale di ritardare l’attuazione dei suoi programmi [Vedi questi articoli pubblicati su Comedonchisciotte: 1, 2, 3, 4, 5, 6 N.d.r.]). In breve, senza uno standard monetario che abbia un proprio valore assegnatogli dall’essere attaccato a qualcosa ritenuto di valore indiscutibile, tende ad avere un valore incerto.

    Nel frattempo l’economia USA in sé non può crescere. Questo è dovuto in parte alla globalizzazione dell’industria, che ha creato lavori nei paesi del secondo e terzo mondo togliendone molti agli americani, che non possono mantenere i loro alti tassi di consumo di prodotti a causa della crescente mancanza di opportunità di impiego, dei ridotti sgravi fiscali, dei prezzi delle merci (comprese quelle di prima necessità) in rialzo, e dell’incalzante inflazione. Quindi non c’è da stupirsi se mentre salgono i prezzi del petrolio e dei generi alimentari, così fanno anche i numeri di preclusioni dei riscatti sulle ipoteche delle case, e il valore degli immobili in generale si sta abbassando dappertutto.

    Contemporaneamente non è una sorpresa che gli stipendi americani vengano mantenuti depressi dall’esistenza di una proliferazione di manovalanza disoccupata, in relazione al minor numero di lavori a disposizione. Al tempo stesso come ci si potrebbe aspettare, la già enorme popolazione dei senza tetto, si ingrandisce a macchia d’olio. In effetti, il numero di americani persistentemente senza un tetto, di quelli con ripetuti episodi o di quelli che sono stati senza tetto per lunghi periodi, coinvolge tra 847 000 e 3 470 000 individui, molti dei quali sono bambini e veterani di guerra disoccupati. In altre parole quasi 3,5 milioni di persone di cui circa 1,35 milioni minorenni, sono a rischio di rimanere senza tetto ogni anno negli USA (Dati per il 2007 del National Law Center on Homelessness and Poverty).

    Al tempo stesso, una maggiore fornitura dall’esterno di manovalanza farà sì che saranno persi più posti di lavoro, con il risultato che i cittadini americani avranno a disposizione anche meno denaro per acquistare sia la merce prodotta localmente che quella importata. In relazione, anche la crescita economica di altri paesi rallenterà, poiché le esportazioni non verranno più accaparrate velocemente negli USA. Tuttavia, questa era una conseguenza che da tempo aspettava di evidenziarsi dato che dal 2000, un totale di 3,2 milioni di posti di lavoro di fabbrica – uno su sei – sono spariti dal suolo americano e così tanto di recente, lo scorso dicembre 2007 si è verificato il più basso tasso di crescita dell’impiego negli USA degli ultimi quattro anni, quando simultaneamente il tasso di disoccupazione è sbalzato di 0.3 punti percentuali a quasi il 5%. Considerando le enormi perdite in altri settori dell’impiego – come in quelli collegati all’edilizia, ai servizi fiscali e alle vendite – è facile vedere come la spesa americana anche per prodotti esteri relativamente a buon mercato, fosse destinata ad andare in picchiata. Come poteva essere altrimenti quando la disponibilità di posti di lavoro adeguati e gli stipendi ragionevoli sono a tutti gli effetti largamente scomparsi?

    Ciononostante questa situazione generale non è stata negativa per quelli nelle fasce economiche più alte, poiché la loro capacità di pagare magri stipendi da secondo o terzo mondo associata al fatto che ricevono un alto rendimento dai prodotti finiti acquistati dai clienti del primo mondo, ha creato un vantaggio economico. Per l’appunto con meccanismi come questo i ranghi dei milionari e dei miliardari si sono ampiamente allargati. (Il numero dei milionari nel mondo si è gonfiato ad 8,7 milioni e il numero di miliardari in tutto il mondo ha raggiunto il record di 793; questi ultimi detengono 2,6 trilioni di patrimoni e acquisiscono personalmente una straordinaria quantità di risorse). Sono cresciuti anche i margini di profitto in generale di molte società transnazionali come i giganti farmaceutici, del petrolio e di altri giganti industriali.

    Tenuto conto di tutto, non c’è modo per gli americani anche con una paga minima oraria fissata a 5.85 miseri dollari, di poter competere con paghe estere di 1 dollaro l’ora, e neppure di ammortizzare i costi fondamentali associati ai loro affitti, alle loro ipoteche, all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e del petrolio, ai crescenti pagamenti per le assicurazioni sanitarie e alle spese di base. Per l’appunto, si è verificato un declino generale degli acquisti negli USA e se questa non è una buona notizia per i fornitori, dà una tregua all’ambiente.

    La ragione è che il rallentamento degli affari, seppure infausto da un punto di vista economico, fa bene all’ambiente, che non può continuare ad essere preso d’assalto ad un livello persino superiore per poter avere un rendimento economico ancora maggiore dallo sfruttamento delle sue risorse in gran parte limitate. Per come stanno le cose gli ecologisti prevedono che se continuano gli attuali tassi di deforestazione, le foreste pluviali scompariranno dal pianeta entro la fine del secolo, il che farebbe estinguere un numero smodato di specie animali e vegetali nel mondo, oltre a produrre effetti sul clima globale in modi imprevedibili. (Attualmente il tasso annuale di deforestazione globale è dell’ .8 per cento).

    Altrettanto brutte sono le previsioni per la vita oceanica, che viene attualmente "completamente sfruttata", "sfruttata oltre limite" o "significativamente esaurita" per il 71-78% secondo le Nazioni Unite. In aggiunta, molti tipi di piante e animali acquatici sono sull’orlo dello sterminio totale e il 90% di tutti i grandi pesci sono già estinti.

    Aggiungiamo a tutto questo che secondo studi recenti dell’ONU, le terre aride con tendenza alla desertificazione coprono oltre un terzo della distesa di terra del pianeta, che sostenta più del venti per cento della popolazione umana. Mentre crescono le esigenze di questi delicati ambienti, essi diventano sempre meno capaci di sostenere la vita. Come tale, il tasso di desertificazione globale sta aumentando rapidamente, anche se i tassi effettivi variano da luogo a luogo.

    Tenendo tutto questo in mente non possiamo aspettarci una crescita economica ancora maggiore, e neppure una popolazione umana ancora in espansione. Al contrario, dobbiamo collettivamente ridurre in modo drastico l’uso personale delle risorse, arginare la produzione (a causa delle pressioni sull’ambiente causate dal riscaldamento globale e da altre ripercussioni industriali) e affrontare un mondo che fornirà probabilmente un’offerta ridotta di lavoro.

    In effetti, non possiamo neanche tollerare un aumento della temperatura di 5.5-7 gradi Farenheit (3-4º Celsius) a causa del carico di carbonio derivante dall’industria e dal trasporto delle merci. Perché farlo assicurerebbe solo che la vita dell’uomo sarebbe insostenibile su gran parte del globo e, probabilmente, impedirebbe l’impollinazione di molte piante coltivate. Accanto ai cambiamenti dei pattern delle precipitazioni piovose, la mancanza di impollinazione scatenerebbe una diminuzione drastica della produzione di alimenti.

    Indipendentemente dal fatto che un tale caldo estremo si verifichi o meno, la popolazione globale secondo l’International Data Base dovrebbe crescere dai 6 miliardi del 1999 a 9 miliardi entro il 2042, un aumento del 50 per cento che richiederà solo 43 anni. Questo, naturalmente ha implicazioni allarmanti per il mondo naturale già sfruttato al massimo (comprese le sue riserve d’acqua), per il mercato del lavoro, la disponibilità di cibo, i prezzi dei prodotti e un sempre maggiore riscaldamento globale.

    Quindi come ce la caveremo contro questi sinistri fattori? Innanzitutto, dobbiamo riconoscere la necessità assoluta di ostacolare la crescita del PIL in tutti i paesi, arginare la popolazione in maniera pro-attiva e ridurre il consumo generale. In altre parole, non possiamo ricevere risultati positivi dall’aspettativa che una miriade di ambienti producano una cornucopia illimitata di beni, specie quando le nostre stesse vite dipendono dalla riduzione massiccia dei gas serra e dal mantenimento di un’ampia diversità di ambienti salubri e intatti. In secondo luogo, dobbiamo rapidamente sviluppare una folta schiera di "lavori verdi" per compensare la scarsità di quelli che tengano conto di politiche che vincolino all’intenzionale contenimento della produzione con intenso dispendio energetico. In terzo luogo, dobbiamo creare velocemente un’economia capace di fornire, su ampia base, l’elettricità derivante da alternative benigne ai combustibili fossili.

    Sarebbe inoltre opportuno che le persone formassero piccole comunità autosufficienti su piccola scala, per attraversare la recessione. Di certo, la loro instaurazione coadiuverebbe il distacco dalle aziende transnazionali che sfruttano la manodopera, fornirebbe un impiego regionale e ridurrebbe la dipendenza dal petrolio, dato che meno merci comprese quelle di prima necessità, richiederebbero il trasporto su vasta scala se prodotte localmente.

    L’unione di una recessione, della crescita della popolazione, del picco del petrolio, di urgenti carenze di acqua, cambiamento climatico e di altri disastrosi impatti ambientali ci sfidano ad agire immediatamente. Ciò non deve necessariamente essere disastroso se iniziamo collettivamente ad effettuare i cambiamenti essenziali dell’ordine necessario. Se non lo faremo, i risultati potrebbero ben essere catastrofici su una scala a malapena immaginabile da chiunque. Con fermezza e risoluzione, incominciamo tutti immediatamente ad intraprendere le modifiche cruciali.

    Emily Spence è una sostenitrice dell’ambiente e dei diritti umani che vive nel Massachusetts centrale.

    Titolo originale: "The Recession's Human and Environmental Impacts"

    Fonte: http://www.globalresearch.ca/
    February 24

    LA VITA NON E' UN GIOCO: IL PERICOLO SI CHIAMA CHIMERA!!

    chimer

    “ ...Quoque chimaera ... in partibus ignem, pectus et ora leae, caudam serpentis habebat”. (“ ...E la Chimera che dal ventre esala fiamme e ha petto e muso di leonessa, e coda di serpente”).Publio Ovidio Nasone, “Metamorphoseon Libri”; liber nonus, vss. 647-648

    La Comunità Politica di Avanguardia denuncia gli apprendisti stregoni del “King’s College” di Londra e della “Newcastle University” produrranno, con la complicità dei compiacenti governanti inglesi, embrioni ibridi, annoverati dall’informazione di Regime sotto la specie grafica di embrioni-chimera (La Chimera, secondo Esiodo, rappresentava la mostruosità ontologica per eccellenza.“Chimaira”, in Greco: “capra”). L’incubo letterario di Mary Shelley - “Frankenstein” - è ora una realtà!

    La così detta “comunità scientifica” ha aggirato e umiliato l’opposizione dei governi: ancora una volta si è avuta la misura del grado di asservimento della politica alle tiranniche direttive dei cospiratori del profitto globale. Dietro lo schermo propagandistico si produrranno individui-mosaici, per il 99% umanoidi e per l’1% mucche o conigli. In apparenza, per mezzo di questa immorale tecnologia genetica, si dirà di voler debellare morbi del tipo di quello di “Parkinson” o di “Alzheimer”; molto più semplicemente e realisticamente, le multinazionali farmaceutiche fattureranno cifre iperboliche.

    Ciò che la lobotomizzata massa consumatrice identifica col nome di “comunità scientifica” (la palude immonda entro cui sguazza gentaglia dallo spessore morale di Dulbecco o della Levy-Montalcini) altro non è che un consesso di dilettanti empiristi al soldo del “Faust” capitalista, apolide e sfruttatore dei popoli.

    Date queste premesse, è lecito chiedersi: verso quale infernale obiettivo si muove il relitto-uomo infestante il mondo attuale?

    February 23

    E NOI CI LAMENTAVAMO DI BARI...ANCORA GUERRA TRA ROSSI E NERI

    UNA VOLTA LETTO L'ARTICOLO NON HO POTUTO CHE MANIFESTARE IL MIO DISGUSTO: GLI ANNI 70 NON SI SONO MAI COMPLETAMENTE PACATI, LA GUERRA SI è SPOSTATA ALTROVE MA CONTINUA AD ESSERE VIOLENTISSIMA. NON FACCIO LE SOLITE ACCUSE A COLORO CHE SI ERGONO A PROTETTORI DELLA LIBERTà D'ESPRESSIONE, MA MI DOMANDO COME LA GENTE POSSA ESSER CIECA..

    COMBATTIAMO PER IDEALI OPPOSTI MA CON OBBIETTIVI SIMILI: L'ABROGAZIONE DEL SISTEMA CAPITALISTA E LA FINE DELL'IMPERIALISMO NEOLIBERISTA. MA IL SISTEMA STESSO RIESCE AD AIZZARE LE FRANGE PIù VIOLENTE, CHE ALL'OPINIONE PUBBLICA DANNO L'IMPRESSIONE DI ESSERE SOLO DEI VILI ULTRAS DA STADIO. APRIAMO GLI OCCHI CAMERATI, COMPAGNI: IL NEMICO CI STA MASSACRANDO ED ALLA FINE NE USCIRà PULITO E BIANCO, COME PIACE A LUI!!!                                                                                                                                                            NICKDUX

    Un elettricista di 24 anni, Jesus Martin, che si trova adesso in rianimazione e sta lottando tra vita e la morte, è stato aggredito da una ventina di antifa, in un parco di Madrid.
    Il ragazzo aveva i capelli corti ed era vestito in modo simile ad uno skin quando al momento dell’aggressione. Ha subito varie contusioni in tutto il corpo a causa dei colpi da mazze da basbell chegli antifa hanno usato contro di lui. E’ stato portato in ospedale ma è molto grave. Gli amici del ragazzo, hanno organizzato una manifestazione che e’ stata pero’ negata dalle autorita’, e quindi hanno fatto un presidio sabato 2 febbraio.
    Il portavoce dell’ ospedale ha detto che è molto grave ma stabile. Ha riportato numerose fratture al cranio, una mano rotta, e sicuramente perderà un orecchio se ce la farà a sopravvivere!

    La sua ragazza, presente al momento dell’aggressione, che ha 19 anni dice: che è stato operato e sta lottando per la vita, ma è gravissimo. Anche la giovane diciannovenne e’ stata aggredita dagli antifa ma Jesus e’ riuscito a proteggerla parando i colpi con il suo corpo…grazie a lui ha riportato ferite in testa ma curabili. Un testimonie che era seduto in una panchina del parco, vicino all’uscita della metro de Ciudad de los Angeles, quando passaro davanti un gruppo di giovani incapucciati e con mazze da baseball, senza parlare, vide che stavano correndo dietro a una coppia. “La coppia appena li avvistò inizio’ a scappare, ma la ragazza cadde e il ragazzo si fermò per aiutarla, e fu a quel punto che iniziarono a colpirli con le mazze!

    Gli amici di Jesus dicono che se la polizia non trovera’ i colpevoli lo faranno loro e si faranno giustizia da soli.
    La polizia ha indizi sul gruppo colpevole, sospetta infatti si tratti degli amici di quel ragazzo antifascista accoltelato, da un simpatizzante di destra che a sua volta in quel frangente fu aggredito da 15 persone e vendedosi spacciato usò il coltello per salvarsi.

    [cc] Novopress.info, 2008,

    February 21

    L'Italia riconosce il Kosovo, siamo alle solite

    Narcoimperialismo islamericano
     
     
    15.53 Il Parlamento del Kosovo, riunito in seduta straordinaria, ha approvato la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia. I parlamentari hanno approvato per alzata di mano la proclamazione di sovranità letta dal premier Thaci. La dichiarazione è stata poi firmata dalle principali autorità del nuovo Stato: il presidente Sejdiu, il premier Thaci e il presidente del Parlamento, Krasnici.

    Si consideri che la maggioranza albanese del popolo kosovaro è stata realizzata violentemente con invasioni, deportazioni e massacri di serbi il che ha cambiato la geografia etnica della regione in modo illegittimo e criminoso. Si aggiunga che il Kosovo è gestito da trafficanti di droga armati e protetti da americani, israeliani e pachistani. Si consideri che il cuneo kosovaro serve a dar corpo ai fantasmi dello “scontro di civiltà” disegnato sulla falsariga delle teorie di Samuel Huntington e che ha lo scopo di creare una frattura tra il fronte che gli Usa definiscono giudeo-cristiano e quello cristiano-ortodosso, allontanando così l'Europa Occidentale dalla Russia e polarizzando su basi di tensione una situazione cui il partito atlantico guarda con perplessità e con timore. Si calcoli inoltre che il Kosovo si trova geopoliticamente in posizione strategica nel contenzioso tra i due oleodotti, quello russo-europeo del South Stream e quello mediorientale voluto dal partito atlantico del Nabucco, contenzioso che riveste un'importanza strategica di primissimo livello. Si aggiunga infine che il successore di Putin, Medvedev, vuole intascare il successo di South Stream, ragion per cui è disponibile al compromesso con Tel Aviv, Ankara e Washington su Pristina e che la stessa Serbia, beneficiata da quest'oleodotto, è chiamata a venire a più miti consigli. Tutto ciò spiega la nascita e il varo di questo focolaio di disordini e di squilibri in Europa. Che, ovviamente, i portaborse dei camerieri dei banchieri che ci rappresentano politicamente non hanno esitato a riconoscere con tanto di riverenze e moine.
     
     

    da noreporter.org
    February 18

    CHE FINE HA FATTO IL CONTRADDITTORIO?

     

    INTEGRAZIONE AGLI IMMIGRATI: COSA TOLLERARE?

    Si può condividere oppure no, e sono convinto che molti avrebbero da ridire, ma chi mi conosce sa la mia lettura personale su argomenti simili: Fortunatamente c'è tanta gente che la pensa similmente a me, in una visione prettamente di destra, che rinnega quindi principi di globalizzazione ed omologazione. Evviva quindi la diversità, di cultura, razza e religione: per non imporre mai ma confrontarsi sempre!

                                                                                                                                                                                                                        Nickdux

    Anche sotto la spinta dell'emozione suscitata dal caso di Hina Salem, la giovane pakistana che, in contrasto con le tradizioni del suo Paese, si rifiutava di sposare l'uomo che la famiglia le aveva assegnato e conviveva more uxorio con un italiano, e per questo è stata barbaramente uccisa dal padre con la complicità di altri parenti, anch'essi residenti, come Hina, nel nostro Paese, da molte parti si sono levate voci perché siano rese più severe le condizioni previste dal decreto Amato per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati. In particolare sul Corriere della Sera l'autorevole Ernesto Galli della Loggia chiede che gli immigrati che vogliono ottenere la cittadinanza italiana dimostrino di essersi integrati nella nostra cultura, di voler inviare o di aver inviato i propri figli alle scuole italiane e propone l'istituzione di corsi speciali di cultura italiana e di alfabetizzazione che costoro dovrebbero frequentare.

    «È un vero e proprio "piano Marshall culturale"», come egli stesso scrive, quello che ipotizza Galli della Loggia. A mio avviso è una strada sbagliata e iniqua. Quelle che vanno richieste agli immigrati devono essere solo condizioni di fatto, per così dire tecniche, senza esamini culturali: l'aver soggiornato regolarmente nel nostro Paese per un certo numero di anni (che per il decreto Amato sono cinque ma potrebbero, se lo si ritiene opportuno, anche essere aumentati) e il pagarvi le tasse. Punto e basta. Le «rieducazioni» forzate lasciamole all'esperienza cinese dell'epoca di Mao e della sua «Rivoluzione culturale». A Brooklyn ci sono migliaia di italiani che vivono a tutti gli effetti, che votano negli Stati Uniti, e che non sanno spiccicare che poche parole d'inglese. Americani e tedeschi che vivono in un Paese diverso dal loro, e magari vi han preso la cittadinanza, mandano i loro figli alla scuola americana o tedesca, se ci sono. Le comunità ebraiche sparse per il mondo conservano gelosissimamente la loro cultura e le loro tradizioni.

    Un immigrato, pur diventato cittadino di un Paese diverso dal suo di origine, deve avere la libertà di scegliere se integrarsi o meno nella cultura del luogo in cui vive. È una sua facoltà. Se sente il bisogno di rimanere legato alla propria storia, alle proprie tradizioni, alla propria cultura, agli schemi mentali della sua comunità d'origine deve essere libero di farlo, sempre che, ovviamente, rispetti, come tutti gli altri cittadini, le leggi del Paese in cui vive, cosa questa sulla quale non si può transigere nemmeno per faccende di dettaglio, infini tamente meno gravi di un omicidio.

    Ma questa smania di educare o «rieducare» è una questione che va ben al di là del problema dell'immigrazione e riguarda quello che io ho chiamato «il vizio oscuro dell'Occidente»; vale a dire la pretesa di omologare tutto l'universo mondo alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre concezioni, ai nostri princìpi, ai nostri schemi mentali, alla nostra «way of life», alle nostre istituzioni. È anche (dico anche) per «democratizzare» l'Iraq e, con effetto domino, il Medio Oriente, cioè per omologarlo a noi, che abbiamo invaso e occupato quel Paese provocando uno sconquasso inenarrabile. Ed anche (dico anche) per «democratizzare» l'Afghanistan, cosa totalmente assurda per un popolo che ha storia, tradizioni, vissuti, cultura, metodi di selezione delle leadership diversissimi e lontanissimi dai nostri, che teniamo in piedi un governo-fantoccio come quello di Karzai che non è altro che una diretta emanazione dell'Amministrazione americana. I talebani saranno stati quello che saranno stati, ma erano una storia afghana. Noi abbiamo espropriato la storia di quel popolo per sostituirla con la nostra.

    Il fatto è che l'Occidente, che si dice liberale, non è più in grado di accettare, e nemmeno di tollerare «l'altro da sè», «il diverso da sè». Accettiamo il «diverso» solo nella misura in cui si omologa a noi. Che è un modo molto facile e molto comodo di relazionarsi col diverso. Il «diverso» va accettato nella sua diversità (sempre che, s'intende, non pretenda a sua volta, di imporla a noi). Un mondo omologato ad un unico modello culturale, che è quello verso cui stiamo stolidamente andando, sarebbe una sciagura. Perché la diversità, con tutto il suo carico di conflittualità, non è solo, come sappiamo tutti, il sale della vita. È la vita stessa. Già Eraclito (VI secolo a.C.), polemizzando con Omero (altro era, a quei tempi, il livello delle polemiche e dei suoi protagonisti) sosteneva in un famoso frammento: «Quando Omero scrive "Possa la discordia sparire fra gli Dei e fra gli uomini" non si accorge che egli prega per la distruzione dell'universo; se la sua preghiera fosse esaudita tutte le cose perirebbero». Per Eraclito l'universo è energia e l'energia è resa possibile solo dalla incessante tensione fra gli opposti. Su un piano meno cosmico questo vale anche per le culture. Un mondo monoculturale non sarebbe solo infinitamente noioso, sarebbe un mondo morto.
                                                                                                                                                                                                     Massimo Fini
    Da "Il gazzettino" del 20/08/2006

    February 16

    CHI GOVERNERA' IL KOSOVO? COME AL SOLITO CRIMINALI!!


    Il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci fa parte di un sindacato criminale

    DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
    Global research

    I nostri orientamenti sono chiari. La fondazione dello stato del Kosovo, lo sviluppo economico, il benessere economico e sociale e misure rigorose contro la corruzione, il crimine organizzato ed il comportamento cinico, di modo che possiamo avere una migliorata sicurezza ed un Kosovo integrato nelle strutture dell'Unione Europea.

    (Hashim Thaci, presidente del Partito Democratico del Kosovo (PDK), Primo Ministro del governo provvisorio del Kosovo, ex capo del KLA (UCK n.d.r.) e noto criminale)

    Il PDK, guidato da Hashim Thaci, ex comandante dell'Esercito di Liberazione del Kosovo, ha preso controllo di molte municipalità dopo la guerra. Il partito ha stretti collegamenti con il crimine organizzato nella provincia. (The Observer, 29 ottobre 2000)

    Thaci, soprannominato "il serpente" durante i suoi giorni del KLA, è un ex comandante ribelle ben vestito di 32 anni con scarse capacità oratorie, collegamenti con il crimine organizzato ed una determinazione a preservare i rapporti tra il suo partito e gli Stati Uniti (The Scotsman, 20 ottobre 2000)
    "So riconoscere un terrorista quando ne vedo uno e questi sono terroristi", Inviato Speciale ed Ambasciatore degli USA Robert Gelbard
    Hashim Thaci ha fondato il "Gruppo-Drenica", un'organizzazione clandestina che si stima abbia controllato tra il 10% ed il 15% di tutte le attività criminali in Kosovo (contrabbando di armi, automobili rubate, petrolio, sigarette e prostituzione). Wikipedia The Free Encyclopedia
    Gli USA, la UE e l'ONU sostengono un governo del Kosovo diretto da un noto criminale, il Primo Ministro Hashim Thaci.
    La posizione di Primo Ministro è stata creata dalle cosiddette Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) costituite dalla Missione di Amministrazione ad Interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). Sotto il mandato dell'ONU, lo scopo del governo provvisorio è di fornire 'autogoverno democratico, provvisorio' in anticipo rispetto ad una decisione sullo status politico del Kosovo. Quello che ciò significa è che le Nazioni Unite hanno non soltanto preparato le condizioni per un governo del Kosovo "Indipendente" in violazione del diritto internazionale, hanno pure installato un governo del Kosovo integrato da membri di un sindacato criminale. Tutti e tre i primi ministri del Kosovo, Ramush Haradinaj, Agim Ceku e Hashim Thaci sono criminali di guerra.
    Il Partito Democratico del Kosovo diretto dall'ex comandante del KLA Hashim Thaci è essenzialmente uno sviluppo dell'ex Esercito di Liberazione del Kosovo.
    Il sostegno coperto di USA e NATO al KLA risale a metà degli anni '90. Nell'anno precedente al bombardamento della Jugoslavia del 1999, il KLA era appoggiato del tutto apertamente dall'amministrazione Clinton.
    Il leader del KLA Hashim Thaci era un protetto di Madeleine Albright. E' stato scelto dalla Albright per giocare un ruolo chiave per conto di Washington ai negoziati di Rambouillet del 1998.
    I collegamenti del KLA al crimine organizzato sono stati documentati dall'Interpol e dal Congresso USA. In un articolo pubblicato nel maggio del 1999 il Washington Times descrive il KLA ed i suoi legami all'amministrazione Clinton come segue:
    Alcuni membri dell'Esercito di Liberazione del Kosovo [guidato dall'attuale Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci], che ha finanziato il suo sforzo bellico attraverso la vendita di eroina, sono stati addestrati in campi terroristi diretti dal fuggitivo internazionale Osama bin Laden -- che è anche ricercato per gli attentati del 1998 a due ambasciate degli USA in Africa nei quali rimasero uccise 224 persone, inclusi 12 americani.
    Secondo rapporti dell'intelligence ottenuti di recente, i membri del KLA, adottati dall'amministrazione Clinton nei 41 giorni della campagna di bombardamenti della NATO per portare al tavolo delle trattative il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, sono stati addestrati in campi segreti in Afghanistan, Bosnia-Herzegovina ed altrove.
    I rapporti dimostrano anche che il KLA ha arruolato terroristi islamici -- membri dei Mujahideen -- come soldati nel suo continuo conflitto contro la Serbia e che molti sono già stati portati di nascosto in Kosovo per unirsi alla lotta. ....
    I rapporti dell'intelligence documentano quello che viene descritto come un "collegamento" tra bin Laden, il milionario fuggitivo saudita, ed il KLA -- compresa un'area comune di organizzazione a Tropoje, Albania, un centro per terroristi islamici. I rapporti dicono che l'organizzazione di bin Laden, nota come al-Qaeda, ha addestrato e sostenuto finanziariamente il KLA. (Washington Times, 4 maggio 1999, v. articolo completo qui sotto)
    In una cronaca del 14 agosto 2000, il Christian Science Monitor descrive la rete criminale controllata da Thaci:
    La polizia dell'ONU sospetta che gran parte delle violenze ed intimidazioni sono provenute da ex membri del KLA, specialmente da quelli alleati con Hashim Thaci, l'ex leader del KLA e capo del Partito Democratico del Kosovo, una delle diramazioni politiche del KLA.
    In un recente episodio, il negozio di un attivista dell'LDK nel villaggio natio di Thaci è stato colpito da raffiche di armi automatiche - il secondo di simili attacchi da novembre.
    Il partito di Thaci nelle elezioni ha potenzialmente molto da perdere, che sono solamente uffici municipali. Dopo che l'anno scorso le forze serbe si sono ritirate, il KLA ha occupato municipi ed istituzioni pubbliche da una parte all'altra del Kosovo ed impiantato il suo governo provinciale.
    Sebbene l'ONU abbia gradualmente imposto la sua autorità e collocato nel governo locale dei rappresentanti di altri gruppi politici, in luoghi come Srbica gli ex membri del KLA affiliati al partito di Thaci esercitano ancora l'effettivo completo controllo.
    "Questi tipi non lasceranno il potere così facilmente", dice Dardan Gashi, un analista politico dell'International Crisis Group, una organizzazione di ricerca basata negli USA con un ufficio a Pristina.
    La polizia dell'ONU sospetta anche che in alcune delle violenze sia coinvolto il crimine organizzato. Dice che i gruppi criminali impegnati nelle estorsioni, nel contrabbando e nella prostituzione contano su stretti collegamenti con alcune persone al potere. La prospettiva di perdere questi legami - ed il reddito che producono - li rende maldisposti verso l'LDK.
    I funzionari dicono che il problema è peggiore nella regione di Drenica del Kosovo, il centro del KLA e roccaforte del partito di Thaci. Srbica, dove Koci è il locale presidente dell'LDK, è una delle principali città a Drenica. (enfasi aggiunta)
    La Heritage Foundation: sostegno del KLA-KDP, nonostante i suoi collegamenti criminali
    In un rapporto del maggio 1999, la Heritage Foundation riconosce che il KLA è un'organizzazione criminale. Nondimeno ha richiesto che dall'amministrazione Clinton dovrebbe essere fornito appoggio al KLA:
    Gli USA dovrebbero imbrigliare il potenziale militare del KLA contro il brutale regime di Milosevic, nonostante le singolari radici ideologiche del KLA e gli evidenti legami con il crimine organizzato? ... Il KLA non rappresenta tutti i gruppi che perseguono la fine della brutale campagna di Milosevic ed è noto che abbia commesso alcune atrocità, è la forza più significativa che resiste all'aggressione jugoslava all'interno del Kosovo. Inoltre, la scala e la portata dei suoi crimini sono stati resi insignificanti dalla sistematica campagna di terrore scatenata dai militari, paramilitari e forze di polizia jugoslavi in Kosovo. Il che Washington ha costantemente fatto dalla guerra del 1999. (Rapporto Heritage Foundation, 13 maggio 1999)
    Respingere il KLA ora priverebbe gli Stati Uniti dei benefici di cooperare con una forza di resistenza che è in grado di incrementare la pressione su Milosevic per negoziare un accordo (Ibid)
    La Heritage Foundation appoggia il Partito Democratico del Kosovo (KDP) che è integrato degli ex membri del KLA.
    Il KDP ha mantenuto i suoi collegamenti con il crimine organizzato. Questa posizione riassume ampiamente l'atteggiamento della "comunità internazionale" in relazione al Kosovo. Più di recente, la Heritage Foundation, che gioca un ruolo dietro le scene nella formulazione della politica estera degli USA, sta spingendo per l'"Indipendenza" del Kosovo.

    Hashim Thaci

    Le prove confermano ampiamente che il primo ministro del Kosovo non ha mai interrotto i suoi collegamenti al crimine organizzato.
    Un noto criminale viene protetto dalle Nazioni Unite: fu arrestato a Budapest nel luglio del 2003 dietro un mandato dell'Interpol e fu rilasciato immediatamente, in seguito ad una richiesta della Missione ONU in Kosovo (UNMIK). Questo non è un caso isolato. Vi sono prove che la Missione ONU e la sua forza di polizia internazionale hanno protetto l'ex KLA, che, come conseguenza del bombardamento della NATO del 1999, fu rietichettato il Corpo di Protezione del Kosovo (KPC) sotto un formale mandato dell'ONU.
    Secondo il Ministro della Giustizia serbo Vladan Batic, "l'accusa al tribunale per i crimini di guerra dell'Aia possiede più di 40.000 pagine di prove contro il capo dell'ex Esercito di Liberazione del Kosovo Hashim Thaci" (citato da Radio B92, Belgrado, 3 luglio 2003).
    Nell'aprile del 2000, il Segretario di Stato USA Madeleine Albright "ordinò al procuratore capo dell'Aia Carla del Ponte di omettere Hashim Thaci dalla lista dei sospetti per crimini di guerra" (Tanjug, 6 maggio 2000). In seguito Carla del Ponte affermò che non vi erano prove sufficienti per incriminare Thaci per crimini di guerra. .
    Più genericamente, la Missione ONU ha agito come un complice nel proteggere un sindacato criminale.
    Nel novembre del 2003, vennero avviati a Belgrado i procedimenti penali contro diversi ex comandanti del KLA. Questi includevano Hashim Thaci, Agim Ceku e Ramush Haradinaj. Entrambe i nomi di Haradinaj e Ceku sono nelle liste dell'Interpol.

    Agim Ceku

    Agim Ceku è noto per avere commesso crimini di guerra su vasta scala nella regione della Krajina in Croazia a metà degli anni '90 riguardanti il massacro e la pulizia etnica della popolazione serba. Era un ex brigadiere generale dell'esercito croato ed un pianificatore importante dell'Operazione Tempesta, che portò all'espulsione di diverse centinaia di migliaia di serbi dalla regione croata della Krajina. Nel 1999 venne nominato Comandante del KLA, con l'approvazione degli USA e della NATO. In seguito fu nominato Comandante del Corpo di Protezione del Kosovo (KPC) sponsorizzato dall'ONU (nel libro paga dell'ONU) e nel 2006 divenne Primo Ministro. In Kosovo ha continuato ad avere collegamenti con i sindacati del crimine organizzato. Secondo un articolo del London Observer, il KPC, che era comandato da Ceku, è stato coinvolto in atti di tortura come pure di protezione della prostituzione in Kosovo. (14 marzo 2000, Atlanta Journal-Constitution)

    I media occidentali: la disinformazione riguardo alla natura del governo del Kosovo

    Il governo del Kosovo è legato ai sindacati del crimine organizzato coinvolti nel traffico di narcotici e di esseri umani.
    Il fatto che tutti e tre i primi ministri del Kosovo, Ramush Haradinaj, Agim Ceku e Hashim Thaci siano dei criminali di guerra non è stato ammesso nei resoconti giornalistici recenti riguardanti l'indipendenza del Kosovo.
    La UE e gli USA sostengono la criminalizzazione della politica del Kosovo.

    Versione originale:

    Fonte: http://www.globalresearch.ca/
    February 15

    Progresso secondo Friedrich Nietzsche

    Che si condividano o no, sicuramente sono parole forti ma lungimiranti, e chi ha senno sa rendersi conto della loro cruda ma sacrosanta veridicità!
                                                                                                                                                                            Nickdux
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    “ Si chiami pure “ civilizzazione “ o “ umanizzazione “ o “ progresso “ ciò in cui oggi viene cercato il tratto distintivo degli Europei; o lo si chiami semplicemente senza lode e biasimo, con una formula politica, il movimento democratico dell’ Europa; dietro tutte le ragioni morali e politiche ostentate, a cui si rimanda con tali formule, si compie un immenso processo fisiologico che si fa sempre più fluido – il processo di un’ omogeneizzazione degli Europei, il loro crescere distaccato dalle condizioni nelle quali sorgono razze legate al clima e alle classi, la loro crescente indipendenza da ogni milieu determinato che vorrebbe imprimersi per secoli sempre con le stesse esigenze nell’ anima e nel corpo – dunque la lenta ascesa di un tipo umano essenzialmente sovranazionale e nomade che, detto in termini fisiologici, possiede, come suo contrassegno caratteristico, un massimo di arte e forza di adattamento. Questo processo dell’ Europeo in divenire, che può essere rallentato nel suo ritmo da grandi ricadute, ma che forse proprio per questo guadagna e cresce in veemenza e profondità – ne fa parte l’ ancor oggi imperversante Sturm und Drang del “ sentimento nazionale “, come anche l’ anarchismo che proprio adesso sta venendo su – questo processo porterà probabilmente a risultati sui quali vorrebbero contare meno di tutti i suoi ingenui promotori e laudatori, gli apostoli delle “ idee moderne “. Le stesse nuove condizioni tra le quali si formerà in media un livellamento ed una mediocrizzazione dell’ uomo – un utile laborioso, variamente adoperabile e duttile animale del gregge – sono atte nel più alto grado a dare origine a uomini d’ eccezione della qualità più pericolosa e attraente. Mentre cioè quella forza di adattamento, che sperimenta condizioni sempre mutevoli e con ogni generazione, quasi ad ogni decennio, comincia un nuovo lavoro, rende affatto impossibile la potenza del tipo; mentre l’ impressione complessiva suscitata da tali Europei dell’ avvenire sarà probabilmente quella di lavoratori di vari generi, chiacchieroni, abulici ed estremamente disponibili, che hanno bisogno del padrone, di chi li comandi, come del pane quotidiano; mentre quindi la democratizzazione dell’ Europa sfocia nella generazione di un tipo preparato nel senso più sottile alla schiavitù, in qualche caso isolato ed eccezionale l’ uomo forte dovrà riuscire più forte e più ricco di quanto sia forse mai riuscito finora – grazie alla spregiudicatezza della sua educazione, grazie all’ immensa varietà dei suoi esercizi, delle sue arti e delle sue maschere. Volevo dire: la democratizzazione dell’ Europea è insieme un’ involontaria organizzazione per l’ allevamento di tiranni – intendendo la parola in ogni senso, anche in quello più spirituale. “

    PERCHè BOICOTTARE ISRAELE

    DI GIANNI VATTIMO
    La Stampa
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    Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo credo si debba discutere. L'invito a Israele - che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già stato avviato per avere ospite quest'anno l'Egitto - è oggetto di un boicottaggio politico, perché politica è l'iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi boicottatori, di voler «imbavagliare» gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice.

    Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull'invito al Papa a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla Fiera è lo stesso.

    Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant'anni di vita festeggiando l'anniversario con il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di bantustan nel triste ricordo dell'apartheid sudafricana), una politica di continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia etnica. E' questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso «pacchetto» anche alla Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino).

    Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è forse l'aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo all'Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si riuniscono nell'associazione «Ebrei contro l'occupazione») rifiuta di accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta «gli ebrei» (PG Battista) e dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente L'industria dell'Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per giustificare l'attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei «boicottatori» nega il diritto di Israele all'esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948; proprio da quell'Onu di cui Israele, negli anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.

    Gianni Vattimo
    Fonte: www.lastampa.it
    February 14

    AL QUAEDA:COSA è STATO DISTRUTTO?

    DI PAUL CRAIG ROBERTS
    Counterpunch

    Molti americani si accontentano del rapporto redatto dalla Commissione istituita per indagare sull’11 settembre, ma due presidenti della stessa commissione, Thomas Kean e Lee Hamilton non si accontentano. Non è soddisfatto neanche Max Cleland, membro della commissione, nonché senatore americano che si è dimesso dalla Commissione sull’11 settembre dichiarando al Boston Globe (13 nov. 2003): “queste indagini sono compromesse”. Anche l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh ha dichiarato al Wall Streeet Journal (17 nov. 2005) che c’erano delle inesattezze nel rapporto della Commissione e che “rimangono domande che necessitano risposte”.

    Entrambi, sia Kean che Hamilton, hanno dichiarato in due occasioni, una nel loro libro del 2006 “Senza precedenti: la vera storia della Commissione dell’11 settembre”, e di nuovo il 2 gennaio 2008 al N.Y. Times che ci sono delle inesattezze nel rapporto della Commissione con domande che restano senza una risposta o che hanno avuto una risposta errata.

    Il 2 gennaio infatti Kean ed Hamilton hanno accusato la CIA di ostacolare le loro indagini: “Ciò che di sicuro sappiamo è che funzionari di governo hanno deciso di non mettere a conoscenza dei fatti un organo legalmente costituito e creato dal Congresso e dal Presidente per investigare su una delle più grandi tragedie che questo paese ha vissuto. Questo noi lo chiamiamo intralciare”.

    Nel loro libro Kean ed Hamilton hanno scritto che non erano in grado di ottenere contatti con i più importanti testimoni che erano in custodia e che erano l’unica possibile fonte di informazioni sul complotto dell’11 settembre.

    Le sole informazioni che la Commissione era autorizzata ad ottenere erano quelle che derivavano dagli interrogatori dei presunti capi del complotto, come ad esempio Khalid Sheikh Mohammed, provenienti da fonti terze. Alla Commissione non era consentito interrogare i presunti colpevoli presi in custodia, né tanto meno incontrare coloro che li avevano interrogati. Di conseguenza, scrivono Kean ed Hamilton, “era impossibile valutare l’attendibilità delle informazioni ottenute” poiché ricevute da una terza parte. “Come potevamo dire che qualcuno come Khalid Sheikh Mohammed ci stesse dicendo la verità?”

    L’esistenza dei documenti video degli interrogatori fu tenuta segreta alla Commissione sull’11 settembre.

    Tali registrazioni sono state distrutte. La distruzione è divenuta un problema poiché la decisione ad essa relativa coinvolge la Casa Bianca e perché potrebbero rivelare dei metodi di tortura che l’amministrazione Bush ha sempre negato di usare.

    Quella delle torture è un depistaggio? La Commissione non era incaricata di investigare sui metodi di interrogazione o di trattamento dei detenuti. Alla Commissione era richiesto di investigare la partecipazione di al Qaeda all’attacco dell’11 settembre ed individuare i colpevoli dell’attentato terroristico. Non c’erano valide ragioni per sottrarre al vaglio della Commissione i video delle confessioni che implicano al Qaeda e Osama Bin Laden.

    I video furono sottratti all’investigazione della Commissione perché i presunti partecipanti al complotto non hanno mai confessato, non implicano al Qaeda, né tanto meno Bin Laden?

    Non ci sono motivi per cui l’amministrazione Bush debba temere la questione delle torture. Il Dipartimento di Giustizia ha infatti legalizzato tale pratica, ed il Congresso ha approvato la relativa normativa, firmata dal presidente Bush, dando retroattiva protezione a coloro che hanno eseguito gli interrogatori e le torture. Il “Military Commission act” che è stato approvato nel settembre 2006 e firmato da Bush nell’ottobre 2006 priva i detenuti delle protezioni previste dalla Convenzione di Ginevra. “Un nemico straniero che combatte illegalmente ed è soggetto a processo da parte della Commissione Militare con tali capi d’accusa non può invocare la Convezione di Ginevra come fonte di diritti”. Altre clausole dell’atto privano i detenuti del diritto a processi rapidi e legittima nei loro confronti la tortura e l’autoincriminazione. La legge ha una postilla che retroattivamente protegge i torturatori da eventuali incriminazioni future contro di loro per crimini di guerra.

    È stata forse l’amministrazione Bush a trarre astutamente vantaggio dalla questione sulle torture al fine di esercitare pressioni sulla CIA per la distruzione dei nastri “con le torture”. Ciò che sembra più plausibile è che i nastri con le registrazioni furono distrutti perché non contenevano alcun tipo di confessione dell’attentato da parte dei detenuti. Ciò che Kean ed Hamilton si chiedono è: come facciamo a conoscere la verità sull’accaduto senza alcuna prova?

    Ciò che abbiamo è solo la parola che ha dato l’amministrazione Bush, la stessa che disse che Saddam Hussein era in possesso di armi di distruzione di massa, e mentre aveva già un rapporto NIE che diceva che l’Iran aveva concluso il suo programma di armamenti nel 2003, ci diceva che tale paese aveva in corso un programma di armamento nucleare ed era vicino a possedere armi nucleari.

    Paul Craig Robert è stato assistente di segreteria al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan. Era editore associato del Wall Street Journal e coeditore di National Review. E’ anche coautore di “La tirannia delle buone intenzioni”. Può essere contattato all’indirizzo e-mail: PaulCraigRoberts@yahoo.com

    Titolo originale: "Why Were the 9/11 Tapes Destroyed?"

    Fonte: http://www.counterpunch.org/
    February 13

    IL CASO SINDONA E IL GIURAMENTO MASSONICO

    di Solange Manfredi

    Premessa.
    L'unica associazione ove si incontrano al suo interno politici, militari, forze dell'ordine, uomini servizi segreti, banchieri, mafiosi, camorristi, 'ndranghetisti, medici, avvocati, magistrati, ministri, notai, commercialisti, professori universitari, giornalisti, alti funzionari dei ministeri ecc... è la massoneria.
    Tutti sono vincolati dal giuramento:- di non rivelare mai quanto verrà rivelato;- di prestare aiuto e assistenza a tutti i fratelli;- di adempiere ed eseguire tutte le leggi, regolamenti e disposizioni dell’Ordine Disposizioni che non danno il diritto di espellere i fratelli indegni, né di denunciarli al Tribunale profano (ovvero l’organo giudiziario previsto dalla Costituzione italiana), considerato indegno di giudicare i fratelli, uomini illuminati.
    Chi viola questi giuramenti viene espulso dalla massoneria e perde l'appoggio dei fratelli.

    Viene spiegato con dovizia di particolari e testimonianze nel libro di Ferruccio Pinotti “Fratelli d'Italia” come i massoni siano portati a mettersi in affari tra loro in quanto garantiti dal vincolo fraterno. E come dar loro torto, i vantaggi sono notevoli: vincolati dal segreto, vincolati al mutuo soccorso, vincolati alla non denuncia, ecc... Una buona garanzia.

    Ma la domanda è: quanto è forte questo giuramento? Vale più di una vita umana?

    Ora cerchiamo di capire, prendendo spunto da fatti reali, quali e quante distorsioni possa comportare tale giuramento. Per farlo analizziamo una pagina buia della storia della nostra Repubblica (purtroppo non c'è che l'imbarazzo della scelta) e vediamo se, applicando i nuovi dati di cui siamo in possesso (vincolo massonico), alcuni avvenimenti e/o comportamenti risulteranno più comprensibili. Facciamo ciò senza la pretesa, ovviamente, che questa analisi rappresenti la verità.

    Vicenda Sindona.

    La vicenda Sindona, come molti sanno, è una vicenda di bancarotte, intrighi, minacce, estorsioni, intimidazioni, omicidi e collusioni con ambienti politici, massonici e mafiosi.
    E' la storia di un banchiere aggressivo e spregiudicato che con le sue operazioni legalizzava ed accresceva i patrimoni dei mafiosi.
    E' la storia di un banchiere che, attraverso le sue banche, finanziava massoneria, partiti politici, servizi segreti, giornali, organizzazioni segrete (Rosa dei Venti) aventi lo scopo di destabilizzare la scena politica italiana, nonché organizzazioni che si preparano a colpi di stato[1].

    E' la storia di un banchiere che curava gli interessi della Banca del Vaticano, lo IOR (...si sa pecunia non olet).

    E' la storia di un assassino.

    Non vogliamo qui ripercorrere tutta la vicenda, ma solo sottolineare alcuni punti forse, in passato, non troppo evidenziati.

    Logge coperte e boss mafiosi.

    Michele Sindona nasce a Patti, provincia di Messina, nel 1920. E' un massone dell'obbedienza di Piazza del Gesù, e fa parte della loggia coperta “Giustizia e Libertà”.

    Con lui in loggia troviamo:
    - il Direttore generale di Banca d'Italia Guido Carli;
    - il generale Giuseppe Aloja (capo di stato maggiore della difesa);
    - il Generale Giovanni De Lorenzo (capo del servizio segreto, tristemente noto per lo scandalo Sifar e Piano Solo);
    - Il generale Arnaldo Ferrara (capo di stato maggiore dell'Arma dei Carabinieri);
    - Il Ministro della Difesa Giacinto Bosco;
    - Il Ministro delle finanze Luigi Preti;
    - Il Ministro del Commercio con l'estero Cesare Merzagora
    - Il presidente dell'ENI Eugenio Cefis (iscritto sin dal 15 settembre 1961)
    - L'amministratore delegato di Mediobanca Enrico Cuccia, iscritto fin dal 27 marzo 1955;
    - Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Carmelo Spagnuolo;
    - Ma anche esponenti della criminalità mafiosa quali il noto don Agostino Coppola, economo della cattedrale di Monreale, nipote del grande boss mafioso di Cosa nostra Frank Coppola, legato a Luciano Liggio, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, coinvolto nel sequestro dell'ing. Luciano Cassina e in altri sequestri consumati nell'Italia settentrionale, sequestri che, secondo quanto riferito da Tommaso Buscetta, sarebbero da ascrivere alla famiglia dei corleonesi e in particolare a Pippo Calò.

    E si perché nelle logge siedono accanto a banchieri, capitani d'industria, generali, ministri, ecc.. boss mafiosi che si abbracciano fraternamente e si danno del venerabile (sic). Lo so che questi nomi non vengono mai fatti, meglio ricordare Mazzini, ma sono massoni anche Totò Riina, Michele Greco, Francesco Madonia, Giacomo Vitale, Stefano Bontade, ecc..

    Ma ancora non basta perchè con Enrico Cuccia e il mafioso Agostino Coppola nella “Giustizia e Libertà” troviamo al loro fianco i protagonisti dei principali scandali politico-finanziari di quegli anni: Giuseppe Arcaini (scandalo Italcasse), Raffaele Ursini (scandalo Liquigas), Aladino Minciaroni (caso Calvi/Ambrosiano), ecc...

    Tutti fraternamente accomunati dal vincolo massonico.

    L'ascesa del bancarottiere.
    L'ascesa di Sindona pare inarrestabile. Eletto uomo dell'anno nel 1973 viene indicato da Giulio Andreotti quale salvatore della lira.
    In realtà il suo è un impero di società in paradisi fiscali che, con il sistema delle scatole cinesi, servono a riciclare e far sparire grandi quantità di denaro.
    La banca d'Italia, organo di vigilanza, pare non accorgersi di nulla. Piersandro Magnoni, genero di Sindona interrogato dal giudice-istruttore il 2 giugno 1980 nel carcere di Bergamo afferma: “Probabilmente non è estranea alla scarsa vigilanza da parte della Banca d'Italia nei confronti delle banche di Sindona l'appartenenza sin dal 19 settembre 1967 di Guido Carli alla loggia massonica coperta "Giustizia e Libertà", facente parte dell'"Obbedienza" di Piazza del Gesù. Traduciamo: probabilmente proprio grazie al vincolo massonico la Banca d’Italia non ha vigilato. Un piccolissima svista per centinaia di miliardi di lire dell’epoca.

    Nel 1974 però, nonostante le numerose protezioni, le operazioni sempre più spregiudicate portano comunque Sindona al crack che arriva quasi in contemporanea sia in Italia (Banca Privata Finanziaria) come negli Stati Uniti Franklyn Bank. L'accusa è bancarotta fraudolenta.
    In Italia commissario liquidatore della Banca Privata Finanziaria viene nominato Giorgio Ambrosoli, avvocato che lavora per la Banca d'Italia.
    Tra mille difficoltà e reticenze Ambrosoli porta avanti il suo lavoro.
    Il suo nemico, Michele Sindona, nel frattempo scappato negli Stati Uniti per evitare l'arresto, è temibile e molto forte. Ha molti “amici”, sarebbe meglio dire “fratelli” che si adoperano per la sua “salvezza” e che devono:
    - evitare l'estradizione chiesta dal governo italiano.
    - salvare la Banca privata italiana.
    Il meccanismo di salvataggio si mette in moto. Vediamolo.

    Per evitare l'estradizione chiesta dal Governo Italiano vengono effettuate le seguenti operazioni
    a) Campagna stampa.
    Viene montata su una campagna stampa (ricordiamo che Sindona finanziava molti giornali) che cerca di far credere all'opinione pubblica italiana e americana che le disavventure giudiziarie di Sindona non siano altro che un complotto politico orchestrato dalla sinistra, persone che nutrono nei suoi confronti invidia perché ricco e anticomunista (questa campagna stampa ne richiama alla memoria un’altra, portata avanti da certi quotidiani, che proprio negli ultimi anni ha accusato la sinistra di usare le Toghe rosse per attaccare Berlusconi...il meccanismo è sempre lo stesso, siamo noi che abbiamo la memoria corta).

    A supportare tale mole di menzogne partono addirittura degli affidavits da parte del mondo della politica, della finanza e della magistratura in cui si afferma che qualora Sindona, perseguitato politico, fosse estradato in Italia, non riceverebbe un processo equo.
    Spiccano tra gli altri gli affidavits di Licio Gelli, Mister John McCaffery (ex dirigente dei servizi segreti britannici, Anna Bonomi (firma illustre della finanza italiana), di Edgardo Sogno (promotore dell'organizzazione segreta eversiva Rosa dei Venti, Golpe bianco), di Philip Guarino (esponente politico americano e uomo di punta della massoneria statunitense), ma il più grave è quello di Carmelo Spagnuolo, all'epoca Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.

    b) Pressioni presso le ambasciate.
    Nostri rappresentanti diplomatici dell'epoca a New York e a Washington sono oggetto di strane visite. Le persone, che dicono di presentarsi a nome della massoneria, sollecitano i nostri rappresentanti diplomatici a non mettere "eccessivo zelo” nell'appoggiare la domanda di estradizione palesando, in caso contrario, possibili incidenti diplomatici tra gli Stati Uniti e l'Italia.

    c) Attacco alla magistratura.
    Ovviamente si cerca di estromettere i magistrati incaricati del caso, probabilmente vincolati al solo giuramento alla Costituzione. La modalità è sempre la stessa: vengono stilati vari esposti contro il Pubblico Ministero, si tenta di mettere in cattiva luce il Giudice Istruttore con il Capo dell'Ufficio dell'epoca, si tenta di estromettere dalle indagini il maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre, ecc...
    Quindi si cerca di fare pressioni perché la Corte di Cassazione annulli la richiesta di carcerazione per bancarotta fraudolenta.

    Per salvare la banca Privata Italiana vengono effettuate le seguenti operazioni:

    a) Pressioni e minacce a Enrico Cuccia e Roberto Calvi.

    Per salvare dalla bancarotta la Banca Privata Italiana vengono presentati diversi e spregiudicati progetti.
    Per la loro realizzazione Sindona ha bisogno di soldi ed appoggi. Il banchiere di Palmi, poiché i “fratelli” a cui si è rivolto non paiono voler correre subito in suo aiuto, attua la straordinaria opera di persuasione della minaccia. L'incarico di minacciare e fare pressioni su Roberto Calvi e Enrico Cuccia viene dato a Luigi Cavallo. Il personaggio, d’altronde, presenta diverse garanzie per i massoni, infatti lo troviamo già in passato legato proprio a quei fratelli di loggia di Sindona.
    Cavallo è un oscuro personaggio legato ad ambienti dei servizi segreti e già collaboratore del piduista Edgardo Sogno.
    Il suo nome compare in varie vicende italiane tra cui lo scandalo Sifar - De Lorenzo – Piano Solo:
    .... il tenente colonnello del Sifar Renzo Rocca, in collaborazione con l’ambiguo “informatore” Luigi Cavallo, organizzò squadre di volontari con il compito di provocare incidenti nelle manifestazioni della sinistra….


    b) Attacco ai vertici di Banca d'Italia.

    Ai vertici di Banca d'Italia due persone restano al fianco di Ambrosoli, che non ritiene validi i piani di salvataggio proposti dai legali di Sindona. Sono Baffi e Sarcinelli. Ecco pronto il rimedio. Vengono tutti e due accusati di interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento; verranno poi prosciolti perché le accuse si riveleranno infondate, ma intanto sono fuori gioco.

    c) Minacce ad Ambrosoli.

    Abrosoli riceve ogni genere di pressione. Prima cercano di comprarlo, poi isolarlo quindi lo minacciano, ma Ambrosoli continua a fare il suo dovere: il piano di salvataggio, infatti, non è percorribile danneggerebbe i piccoli creditori. L'autore delle minacce telefoniche ad Ambrosoli è il massone Giacomo Vitale, cognato del boss mafioso e massone Stefano Bontade.

    Il giuramento massonico

    Vediamo, ora, come si inserisce il giuramento massonico in tutta questa vicenda.

    Dell'intenzione di uccidere Ambrosoli era al corrente Enrico Cuccia che, volato a New York per parlare con Sindona, era stato messo al corrente dallo stesso banchiere di Patti del progetto omicida. Ma tornato in Italia Cuccia non dirà nulla, non avvertirà le forze dell'ordine delle intenzioni espresse da Sindona, non avvertirà Ambrosoli del pericolo. Perchè? Sicuramente non per paura visto che negherà il suo aiuto a Sindona. Ma allora perchè non dice niente né ad Ambrosoli, né alle forze dell'ordine? Se avvisata del pericolo la Procura avrebbe potuto predisporre un servizio di protezione. Invece niente. Lascia solo Ambrosoli, solo al suo destino.
    L'11 luglio 1979, verso mezzanotte, Giorgio Ambrosoli viene ucciso sotto casa da Joseph Aricò, sicario assoldato da Sindona. Forse se Cuccia avesse avvertito del progetto di Sindona di uccidere Ambrosoli questi sarebbe ancora vivo, come sottolineerà il PM in udienza al processo contro Sindona. E veniamo, dunque, al processo contro Sindona quando, proprio questa domanda, viene posta a Cuccia durante la sua deposizione. Gli viene, infatti, chiesto perché, vista la grave minaccia, tornato in Italia non abbia sentito la necessità di avvertire le forze dell'ordine, la Procura o Ambrosoli. La risposta di Cuccia è sconcertante: dirà di non aver detto niente perché non ha fiducia nello Stato. Ma è veramente così? E' questa la verità? Cuccia, uno degli uomini più potenti d’Italia, veramente non ha detto nulla alla Procura o alla polizia perché non aveva fiducia nello Stato? Se anche fosse vero, perchè non ha avvertito almeno Ambrosoli, magari con una lettera anonima? E se la spiegazione fosse un'altra? E se non avesse detto nulla perché vincolato dal giuramento massonico di non denunciare un fratello? Se così fosse, tale giuramento è, dunque, così forte da portare a non avvertire un uomo che sta per essere ammazzato? E’ così vincolante da non sentire il dovere morale almeno di provare a salvare la vita di uomo? Forse è così, probabilmente è così…è questo che fa paura.

    Finto rapimento

    Ma neanche la morte di Ambrosoli riesce a salvare Sindona. Ecco allora che il banchiere gioca un'altra carta...quella del finto rapimento.
    Il 02 agosto finge il suo sequestro. Ovviamente il sequestro non può che essere rivendicato da un comitato che, per l'occasione, si chiamerà "Comitato Proletario di Eversione per una Giustizia Migliore". Ad aiutarlo in questa farsa, ovviamente, i suoi “fratelli. Uno di questi è il massone Joseph Miceli Crimi, amico di Gelli nonché medico della Questura di Palermo (sic). Sarà proprio Miceli Crimi che, per rendere più credibile il rapimento, sparerà un colpo di pistola alla gamba di Sindona, ovviamente dopo averlo anestetizzato. Ma perchè lo fa? Perchè si presta a questo reato? La domanda gli viene posta da un giornalista della Rai e lui senza scomporsi risponde: "Io mi prestai perchè avevo fatto un giuramento". Ora, visto che dubito che si tratti del giuramento di ippocrate (almeno spero, sarebbe preoccupante se medici disoccupati si aggirassero per le strade armati per procurarsi i pazienti) probabilmente si tratta del giuramento massonico. Anche in questo caso il giuramento massonico è così vincolante da portare un massone a commettere un reato pur di aiutare un fratello? Anche in questo caso probabilmente la risposta è si.

    Sindona, disperato tenta l'ultima carta: la lista dei 500, ovvero 500 persone di primissimo piano per cui avrebbe fatto operazioni finanziarie illecite. Si gioca il tutto per tutto e ricatta: ho mi salvate o rendo pubblica la lista.
    La fine fatta da Sindona si conosce, avvelenato da un caffè al cianuro in carcere. Il caso, ovviamente, venne archiviato come suicidio.

    Ancora un'ultima annotazione.
    La vicenda Sindona tratta di mafiosi, massoni, riciclaggio e crack finanziari...... sulla vicenda e sulla commissione di inchiesta parlamentare ovviamente il Governo ha posto il segreto di Stato

    In conclusione e riassumendo, probabilmente molte dei fatti o dei comportamenti inspiegabili nella vicenda Sindona (mancata vigilanza della Banca d’Italia, affidavit del procuratore della Corte di Cassazione, attacco alla magistratura, false denunce ai vertici di Banca d’Italia, mancato avviso da parte di Cuccia dell’intenzione di uccidere Ambrosoli, ferimento di Sindona da parte del medico della questura di Palermo, apposizione del segreto di Stato, ecc…) sono, in realtà spiegabili con il vincolo massonico che nasce dal giuramento. Un giuramento che, probabilmente, per qualcuno è più importante della vita umana.

    L’ultima lettera di Ambrosoli
    Anna carissima,
    è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
    Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
    Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
    I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
    Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro [... ]
    Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.
    Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma - a parte l'assicurazione vita – (…) Giorgio
    February 12

    Democrazia?

      
     
    INTERVENTO DI MASSIMO FINI AL V-DAY SULLA RAPPRESENTATIVITA'

    NUOVO BAGNO DI SANGUE A GAZA?

    Maurizio Blondet
    12/02/2008
     olmert

    «Ehud Olmert è andato a Berlino allo scopo di ottenere un appoggio internazionale per una vasta operazione a Gaza»: così avverte Shraga Elam, giornalista israeliana, vincitrice nel 2004 dell’«Australian Golden Walkley Award»  di giornalismo.

    Il fatto è confermato dall’agenzia israeliana Ynet.News (1): alla Merkel «Olmert ha espresso il suo disappunto per il fatto che l’Europa sostiene meno la politica israeliana a Gaza nonostante l’incessante lancio di Kassam. Durante il suo incontro con la cancelliera, Olmert ha sottolineato che l’attuale politica israeliana di attività militare a bassa intensità coniugata con sanzioni economiche non ha fermato i razzi Kassam».
    Dunque, occorre passare ad attività militari ad alta intensità.

    «Non c’è più dubbio», commenta la giornalista israeliana Elam nella sua mail circolare, «che è questione di giorni perché Israele lanci una vasta operazione militare a Gaza. Il fatto che Olmert cerchi l’assenso della Germania a questo passo significa che ha già l’assenso degli USA. Attraverso la Germania deve ottenere l’assenso della UE».

    Continua la giornalista, che scrive da Zurigo: «Sono convinta che l’attacco comincerà con massicci bombardamenti dal cielo, da terra e dal mare. Ciò provocherà una fuga di massa di centinaia di migliaia di palestinesi in Egitto».
    «Il quotidiano israeliano Ma’ariv ha rivelato venerdì che Israele conosceva in anticipo il piano di Hamas di abbattere le mura dalla parte del confine con l’Egitto. Ma nulla fu fatto per prevenirlo, e fu deciso, come scrive Ma’ariv, che ‘questo è bene per gli ebrei’».
    «Per Ma’ariv, l’intenzione sarebbe stata di obbligare l’Egitto ad occupare Gaza. Ciò però non è convincente, essendo chiaro che l’Egitto non l’avrebbe fatto volontariamente. D’altra parte già nel dicembre 2005 il giornalista israeliano Yigal Laviv scrisse dell’esistenza di un piano per trasferire i palestinesi nel Sinai del nord. Una volta che questo venga imposto all’Egitto con il bombardamento israeliano, sostenuto da USA ed EU, non è probabile che Hosni Mubarak potrà davvero resistere. Sicchè le mura abbattute sul confine egiziano serviranno al progetto di liberarsi dei palestinesi in quest’area».

    «Secondo Ron Ben Yishai, l’esperto militare Yedioth Ahronot, c’è già semaforo verde per l’operazione. E fra l’altro è contemplato uno scenario di un massiccio contro-bombardamento di Hamas, che può durare due settimane, e indurre Hezbollah e la Siria a sparare razzi contro Israele per sostenere i palestinesi».
    Ovviamente questo è realisticamente improbabile, ma è lo scenario auspicato: lo scenario da far accadere per avere la scusa di estendere l’attacco a Siria e Libano.

    Shraga Elam conclude con un appello alla popolazione israeliana che abita attorno a Gaza, che deve capire che questa operazione non è nel suo interesse, e ai soldati israeliani perché si rifiutino di commettere crimini di guerra, e quindi prevengano l’attuazione del piano.

    Che il piano sia contemplato, lo suggerisce anche il Jerusalem Post (2): il ministro degli Interni Meir Sheetrit, durante al riunione di gabinetto di domenica, ha invitato l’armata israeliana a «togliersi i guanti, a entrare in Gaza con i trattori corazzati e radere al suolo l’intero abitato da cui sono sparati i razzi (Kassam). I residenti dell’abitato saranno avvisati in anticipo di scappare».
    Ma un indizio anche più allarmante viene da Washington.

    Il senatore Joe Lieberman, nella qualità di capo della Commissione Sicurezza Interna (Homeland Security Committee), ha assegnato a 16 agenzie il compito «descrivere appieno la loro preparazione in caso di un ordigno nucleare detonasse sul suolo statunitense».
    Qui, lo scenario auspicato è quello di «terroristi» che portano una bomba in una città americana e la facciano esplodere.
    Ciò consentirebbe di decretare lo stato d’emergenza, sospendere le elezioni presidenziali, e restaurare Bush nella sua divisa di «comandante in capo».
    E, ovviamente, giustificherebbe l’attacco israeliano su larga scala, finora frenato dalle resistenze degli europei ad un’azione di sterminio.

    «Gli effetti di un attentato nucleare negli stati Uniti», scrive Lieberman nella sua lettera alle sedici agenzie, «sono oltre l’immaginazione. Se solo si considera l’impatto che una bomba relativamente piccola, da 10 kilotoni, avrebbe su un centro-città, la devastazione sarebbe catastrofica. Dall’epicentro nel raggio di un terzo di miglio ogni struttura sarebbe rasa al suolo e nessuno resterebbe vivo. Anche se il nostro scopo primario è prevenire tale attentato», conclude la lettera, «dobbiamo anche prepararci all’eventualità che un terrorista ben determinato possa riuscirci, nonostante tutti i nostri sforzi».

    Ed anche Michael Chertof, il ministro della Sicurezza Interna (Homeland Security) con due passaporti, ha assicurato di temere un imminente evento «da scuotere il mondo» (earth-shattering event), come «un attacco nucleare o con bomba sporca, o un attacco nucleare-biologico».
    Ha giurato, Chertoff, che «la minaccia di Al Qaeda non è finita».
    Anche perché, ha aggiunto, «internet è il nido che alimenta sempre nuovi terroristi» (3).
    La stessa idea di Frattini.
    Il mega-attentato consentirebbe di perfezionare il regime americano come dittatura militare.

    Che sia su questa strada, lo dice la decisione di far processare da tribunali militari, a porte chiuse,
    i sei «colpevoli dell’attentato dell’11 settembre», già indicati come tali da Bush in un discorso del febbraio 2006.
    Tra i «colpevoli», per cui il Pentagono (il Pentagono è diventato procuratore d’accusa?) chiede la condanna a morte, c’è il cervello di tutti quanti gli attentati di Al Qaeda.
    E’ quel Khalid Sheik Mohammed che, dopo quasi sei anni di detenzione a Guantanamo (dov’è stato torturato), s’è accusato di tutto.

    Dagli attentati alle Twin Towers del 1993 a piani per assassinare Clinton, Carter e il Papa (strano, tutti avversi a Bush), la decapitazione del giornalista Daniel Pearl, il dirottamento simultaneo di dieci aerei di linea da lanciare contro Los Angeles e San Francisco (il «piano Bojinka»).
    E’ stato sempre lui, ha confessato, a escogitare l’attentato alla scarpa esplosiva che riuscì malamente a Richard Reich, il terrorista britannico diventato islamico, come a finanziare Zacarias Moussaui, perché potesse prendere lezioni di volo in cui chiedeva di non perdere tempo ad imparare l’atterraggio e il decollo, e a progettare l’attentato alla discoteca di Bali.
    «Ho fatto tutto io quello di cui è accusata Al Qaeda, dalla A alla Z», ha detto.

    Ed anche di più; Khalid Sheikh Mohammed ha confessato anche il progetto di distruggere il Plaza Bank Building nello Stato di Washington: un grattacielo che esiste dal 2006, quando il cervello assoluto di tutti i terrorismi era già in prigione da quattro anni.
    Il che dà qualche idea dei metodi con cui i secondini di Guantanamo hanno ottenuto le altre sue «confessioni».
    In ogni caso, il personaggio chiude la vicenda dell’11 settembre, confermando in tutto e per tutto la versione ufficiale.
    Non c’è bisogno di alcuna revisione, dopo la confessione.

    Il regime Bush può passare alla nuova fase della guerra globale al terrorismo.
    La dittatura globale prevede una sistemazione anche per l’Europa: Tony Blair come presidente della UE, un vero presidente nella pienezza decisionale, non i presidenti a rotazione semestrale che l’Europa conosce.
    «Sarà per l’Europa quello che George Washington è stato per gli USA», ha scritto il Telegraph (4).
    Così, avremo un presidente di un Paese che non è nemmeno nella UE a pieno titolo.
    Chi lo vuole?

    Sarkozy lo caldeggia, ma persino la  Merkel  è contraria, e Giscard d’Estaing ha espresso il suo dissenso, a nome (probabilmente) dell’eurocrazia massonica.
    «Il sostegno a Blair è praticamente zero», ha detto una fonte eurocratica a Dedefensa: «Anzi, si può parlare di opposizione attiva, basata sulla sua diplomazia passata considerata come catastrofica, il suo appiattimento sugli USA, le sue attività attuali come ‘uomo dei soldi’. Questa volta, la corrente (anti-Blair) è molto forte».
    Sicchè avremo Blair presidente, perché lo vogliono gli americani.
    E cosa farà da presidente?

    Lo ha già fatto capire: una vasta campagna per creare una grande comunità transatlantica, una sorta di fusione USA-UE, economica e politica, che sarà chiamata, orwellianamente, «Unione Occidentale».
    Così unita al destino della dittatura americana, Blair ci condurrà a continuare «la guerra contro il terrorismo globale» a fianco degli «amici americani»: sono parole sue.

    Maurizio Blondet



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    February 11

    a moratoria mondiale!!

    Uscito su "Il gazzettino" il 01/02/2008 01/02/2008
    Argomenti trattati: Analisi e commenti Societa'
    Zone interessate: Italia

    L'emergenza rifiuti in Campania, che si fa ogni giorno più esplosiva, è una metafora del modello di sviluppo occidentale e del suo possibile, anzi probabile, destino. In genere si addebita la responsabilità di tale emergenza agli amministratori locali, ai governi nazionali, di sinistra o di destra, ai vari commissari straordinari, agli interessi della camorra e allo stesso popolo partenopeo poco incline, per storica indole, all'ordine. E queste responsabilità, naturalmente ci sono. Ma il nocciolo della questione non è affatto qui.
    Napoli e la Campania non sono che la punta più evidente e più visibile di un gigantesco iceberg mondiale . Il fatto è che il modello di sviluppo occidentale, nel quale oggi rientrano anche la Russia, la Cina, l'India e tutti i Paesi cosiddetti terzomondisti dov'è penetrata la nostra economia, produce troppo. Tot di produzione vuol dire un altrettale tot di rifiuti. E poichè, come diceva Democrito già nel IV secolo a.C., "in natura nulla si crea e nulla si distrugge" il rifiuto lo si può spostare, lo si può nascondere, come fan i cani nascondendo la loro cacca sotto il tappeto, ma non lo si può eliminare. Un caso classico di occultamento canino sono i termovalorizzatori. Il termovalorizzatore riduce solo apparentemente i rifiuti, in realtà semplicemente li comprime. Come sempre avviene con la tecnologia. La tecnologia comprime in tempi e spazi ridottissimi ciò che la natura elabora in tempi lenti e in spazi ampi. Ma l'energia così compressa rimbalza, prima o poi, come una molla e con la stessa forza che l'ha compressa. Il termovalorizzatore in realtà è un produttore di un concentrato di veleni (la diossina) che rimangono in circolazione per un tempo pressochè eterno, almeno in termini umani. Abbiamo reso la cacca meno visibile, ma non meno insidiosa.

    É anche per questo che altre regioni italiane sembrano meno compromesse della Campania. Alcune di queste poi mandano i loro rifiuti in Germania, pagando il servizio a peso d'oro. E cosa fanno i bravi tedeschi? Fanno quello che farebbero i napoletani se solo potessero: scaricano i rifiuti più tossici altrove, sulle coste del Benin e di altri Paesi, troppo poveri e troppo deboli per opporsi al proprio genocidio. Ma prima o poi anche le coste del Benin diverranno sature. E allora tutto il pianeta sarà nelle condizioni in cui sono oggi Napoli e la Campania.

    La soluzione sembrerebbe ovvia: produrre di meno. Ma non si può. Questo modello è basato sulle crescite esponenziali. Il che vuol dire che non solo, dio guardi, non può tornare indietro, non solo non può fermarsi, non solo non può rallentare, ma non può nemmeno mantenere, per quanto già vertiginosa, l'attuale velocità ma deve, per sua ineludibile coerenza interna, continuamente aumentarla, altrimenti implode su se stesso. E nessun Paese, preso singolarmente, può sottrarsi a questa folle corsa produttiva, perchè retrocederebbe a livelli considerati intollerabili. Ci vorrebbe una «moratoria mondiale della produzione». Ma chi mai oserebbe nemmeno pensarla? E se mai qualcuno ci pensasse sarebbe sommerso dai frizzi, dai lazzi, dagli insulti, dagli sputi proprio di coloro che lamentano i tumori, le leucemie, le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie provocate dall'inquinamento, ma che, in una tragica fagia autodistruttiva, non sognano che di ingurgitare sempre nuovi prodotti, e si considerano poveri se non li hanno, confondendo i bisogni con i desideri che son cosa diversa. Moriremo non perchè poveri, ma perchè troppo ricchi.

    Come nella «Grande abbuffata» di Marco Ferreri moriremo soffocati dalla nostra stessa merda. Moriremo come meritiamo. Come merita chi ha dimenticato ogni senso del limite e di sè e lo stesso istinto di sopravvivenza. Amen.


                                                                                                                                                                                              Massimo Fini
    February 10

    iN RICORDO DEL GENOCIDIO

     
     
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    La serenità, la buona coscienza, la lieta azione,
    la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che
    si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto,
    quanto ricordare al tempo giusto.

    F. Nietzsche


    Ho meditato molto un articolo di “ricordo” delle foibe. L’avevo anche scritto, chiosando la citazione in testa di Nietzsche. Poi, l’ho cestinato. Nonostante la nessuna enfasi che mi animava, avrebbero sempre potuto dire, come fa Claudio Magris nel corpo dell’articolo di cui, più avanti, è riportato lo stralcio saliente, che: “la cecità e il regressivo abuso dell'estrema destra coltiva il ricordo di quelle tragedie e di quei crimini non tanto per ricordare le vittime e condannare i precisi colpevoli e complici, bensì per rinfocolare inumani e generici rancori razzisti antislavi...”. Non è il timore di dover affrontare critiche e polemiche di questo tipo che mi ha frenato: ci sono abituato e mi sarebbe facile confutarle. Il fatto è che a me non piace fare “chiasso” sulla memoria di una tragedia che pure, ormai, dovrebbe essere condivisa e, qualora lo fosse, non potrebbe dare adito a nessun chiasso e a nessuna polemica. Ma non lo è, se non nelle menti che hanno superato il baratro della fazione partigiana che divide persino nel dolore comune. Così, ho preferito dare la parola a chi, quelli che leggerete di seguito, per sua storia personale non può essere accusato di spirito di parte o di istigazione all’odio, antislavo o anticomunista che sia... (m.r.)

    Noi tutti non dimentichiamo...

    Ce ne sarebbe da scrivere, da commentare, da ricordare. Un pò indignati per i tanti anni di silenzio, ma sempre e comunque fieri di essere italiani. Chi leggerà queste parole conosce sicuramente la storia come o più di me, pertanto non resta tanto da aggiungere..Onore a voi martiri valorosi e fieri! Riposate in pace sapendo sempre e comunque di avere un posto speciale nei nostri Cuori Neri.
                                                          
                                                                                                                                                                                                Nickdux
                                                                                          foibe10febbraio