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March 30 Italia e Tibet: un legame che comincia tanti anni fa, sulle note di "Giovinezza"...I fatti di questi giorni stanno lanciando da una parte all’altra dello scacchiere politico lo slogan «siamo tutti tibetani». Eppure, quello che il Dalai Lama chiama «genocidio culturale» viene da lontano e la sensibilizzazione dell’Occidente verso i diritti del popolo asiatico ha, almeno in Italia, tutta una sua storia. È vero: i Radicali di Pannella seguono da anni la lotta tibetana per i diritti umani. Nonostante ciò, ancora l’altro giorno, parlando nella sua conversazione quotidiano a Radio radicale, Marco Pannella commetteva comunque un lapsus pronunciando la parola “talebani” invece di “tibetani”. Cose che capitano, certo. Ma qualcosa di non troppo coincidente deve comunque esserci tra un popolo organizzato teocraticamente e la visione politica dei radicali. Come dimenticarsi, allora, di altri filoni di solidarietà col popolo tibetano? Come dimenticarsi, ad esempio, che la fascinazione per il paese dei monaci buddhisti ha, nella nostra cultura nazionale, la fima di Giuseppe Tucci, il più grande esploratore italiano del Novecento? Suoi quei libri – A Lhasa e oltre o Santi e briganti del Tibet ignoto – che ci hanno fatto conoscere la terra del Dalai Lama. «Prodigioso viaggiatore e infaticabile esploratore», lo definì un altro grande del secolo scorso, lo storico delle religioni Mircea Eliade. È intorno al 1928 la sua prima puntata esplorativa in Tibet, anticipazione delle vere e proprie missioni scientifiche seguenti. C’erano già stati i britannici che avevano messo su una loro legazione a Chedù, nel Tibet meridionale. E ci sarà anche Sette anni in Tibet, il libro scritto da Heinrich Harrer, l’austriaco campione di sci e alpinista, che nel ’39 realizza il suo sogno di andare nell’Himalaya; e che, essendo poi scoppiata la guerra, sarà costretto a soggiornare lì, appunto. Per sette anni. Ma a diventare leggendario in tutta l’Asia sarà l’italiano Tucci, è lui che ha fatto conoscere meglio al mondo, con le sue edizioni critiche e le traduzioni originali il complesso mondo tibetano. Lo studioso marchigiano amava talmente il Paese delle nevi, dove tra il ’28 e il ’48 compì ben otto spedizioni, che a 72 anni si ritirò a vivere a San Polo dei Cavalieri, un paesino laziale di montagna che gli ricordava in qualche modo il Tibet. Scrisse ne La via dello Swat: «Il Tibet è stato il più grande amore della mia vita, e lo è tuttora. In otto viaggi, ne ho percorso gran parte in lungo e in largo, ho vissuto nei villaggi e nei monasteri, mi sono genuflesso dinanzi a maestri e immagini sacre». Lo studioso ed esploratore, combattente nella Grande Guerra, nel ’29 fu nominato accademico d’Italia e nel ’33 fondò insieme a Giovanni Gentile l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (l’IsMeo), con lo scopo principale di sviluppare le relazioni culturali tra l’Italia e i paesi asiatici. L’Istituto Luce ha riprodotto il video della spedizione tibetana di Tucci del 1933 dove si vede anche l’alzabandiera della spedizione italiana sulle note di Giovinezza. E dove è possibile vedere le immagini – per la prima volta – del popolo delle nevi nella sua quotidianità. Successivamente Tucci – nel 1948 – riuscì a visitare la capitale Lhasa, nel Tibet centrale. Prima di lui diversi altri occidentali c’erano andati ma egli fu comunque uno di quelli che la fece conoscere al mondo e, sicuramente, quello che ne riportò più tesori: basti pensare solo alle preziose raccolte di testi sacri del buddhismo. Che probabilmente gli erano stati dati direttamente dal XIV Dalai Lama, allora un bambino di solo tredici anni, affinché li salvasse portandoli con sé, perché i cinesi erano già ai confini del Tibet e premevano da anni per entrare. Cosa che poi avvenne, nel 1951, con l’annessione e l’invasione e, soprattutto durante la rivoluzione culturale maoista degli anni ’66-76, con la distruzione dei monasteri e del templi. Venendo alla mobilitazione dell’opinione pubblica occidentale – sia dopo l’invasione che negli anni della distruzione dei monasteri – balza inoltre in evidenza l’attivismo di una intellettuale italiana come Cristina Campo, la cui visione tradizionalista fu sempre molto apprezzata negli ambienti più colti della destra. Tutte le tragedie politiche, fossero esse macroscopiche come la distruzione di una civiltà, oppure più silenziose come l’indigenza cronica di un clochard, nascevano secondo la Campo dall’oblio dell’ordine eterno del mondo, della dimensione soprannaturale che fonda l’esistenza storica di persone e popoli. E alla luce di questo assioma la scrittrice e poetessa fiorentina si mobilitò contemporaneamente tanto nell’attività a favore della preservazione della liturgia cattolica preconciliare quanto nell’aiuto ai profughi ungheresi fuggiti da Budapest invasa dai carri armati del Patto di Varsavia, ma anche attraverso l’attenzione nei confronti del Tibet invaso e distrutto dall’esercito cinese. A sostegno della libertà del Tibet scrisse lettere e interventi e, successivamente, si adoperò – firmandone l’accorata introduzione – per far pubblicare dalle edizioni Borla – dirette in quella fase da un altro intellettuale di destra come Alfredo Cattabiani – il libro Nato nel Tibet di Chogyam Trungpa, un maestro di meditazione fuggito dal Tibet in seguito all’invasione militare cinese del 1949. Quel libro fu importantissimo ed ebbe il vero merito di far conoscere al lettore medio occidentale l’esistenza della battaglia del popolo tibetano per la libertà. E apparve, come dicevamo, in una collana dalla chiara connotazione destrorsa, diretta da due figure come Augusto Del Noce ed Elémire Zolla, proprio grazie alle pressioni di Cristina Campo. Per la scrittrice battersi per la libertà del Tibet equivaleva a difendersi dalla massificazione che stava colpendo anche l’Occidente. «Il mondo del dopoguerra – ha scritto la sua biografa Cristina De Stefano – era per lei un pianeta inabitabile, dove ogni gesto è intercambiabile e quindi ormai privo di senso». Cosa direbbero, se ci fossero ancora, la Campo e Tucci davanti alla tragedia che sta colpendo il Tibet in questi giorni? March 26 IL VENEZUELA COMPERA' IN EURO: SI PROSPETTERA' GUERRA?CARACAS, Venezuela: Il ministro venezuelano del petrolio ha detto martedì che la compagnia petrolifera venezuelana, di proprietà dello Stato, inizierà a chiedere pagamenti in euro-- una misura volta a proteggere i guadagni dall'indebolimento del dollaro Usa. Rafael Ramirez ha detto che l’iniziativa della Petroleos de Venezuela SA, o PDVSA, di chiedere euro piuttosto che dollari “sta avanzando” ma non è ancora completata. “La questione degli euro per i nuovi contratti sarà gestita in modo graduale”, ha detto Ramirez in una conferenza stampa. “Sono stati intrapresi solo i primi passi. Non è stata ancora stabilita una politica precisa”. Ha detto che alcuni nuovi contratti richiederanno il pagamento in euro. La PDVSA ha deciso di chiedere il pagamento in euro come mezzo per proteggere l'azienda dalla caduta di valore del dollaro. L'euro ha raggiunto lunedì il record assoluto di $ 1,59 Usa ma è leggermente sceso martedì a $ 1,56 dopo che la Federal Reserve ha tagliato i suoi tassi di interesse di riferimento. Titolo originale: "Venezuela's state-run oil company begins demanding payment in euros as US dollar weakENS" Fonte: http://www.iht.com/Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO March 22 Vieira - Dalai Lama 1-0
Foto centrale della prima pagina con la protesta dei monaci 21,5 cm x 11,5, titolo "Chinese seal off Tibetan capital" 3,5 cm x 3, 5. Subito a pagina 2 un articolo su Lhasa, titolo "Tibetans' grievances with Beijing spill over violence" 11 cm x 3,5, foto di un tibetano in esilio 17 cm x 7,5. Leggete con il righello. March 20 L’Unione Europea «fusa» nella NATO
March 19 EZRA POUND: UN ECONOMISTAEzra Pound si occupava accidentalmente di economia o era, più tosto, l’economia a pre-occuparlo in essere? Visto che mi faccio da solo la domanda, da solo mi offrirò la risposta: non si possono scindere dalla lettura dei Cantos le tesi economiche che ne costituiscono la struttura argomentativa. Se tali contenuti fossero trascurati come farneticazioni, potremmo pure continuare a goderci il bello scrivere del “Miglior fabbro”, ma ci sfuggirebbe il senso profondo del capitolo più alto della poesia del ‘900... In definitiva, la teologia sta a Dante e alla Commedia, come l’economia sta a Pound e ai Cantos: eretico teologico il primo, eretico economico l’altro.
È, se mai, lecito chiedersi se l’economia è materia che si presta ad essere poetata. Ma qui, lasciando rispondere lo stesso Pound, arriveremmo alla conclusione che: “La poesia si fa con qualsiasi cosa...”. D’altronde, la teologia ai tempi di Dante era materia riservata agli eruditi e agli uomini di chiesa, non ingrediente comune alla pratica mondana della poesia. Pound scelse l’economia come pre-testo poetico perché era persuaso che essa (l’economia...) fosse fattrice centrata nei e dei rapporti dinamici della storia. Come a Dante (di nuovo...) premeva affrontare i nodi problematici fra potere temporale e autorità spirituale che movevano le dispute civili, sociali e belliche del suo periodo, per Pound il nodo da sciogliere era quello fra interessi finanziari ed etica dello Stato. Il suo avvertimento era rivolto agli uomini del nostro tempo: le lotte, le grandi lotte che viviamo in maniera sempre più drammatica (dall’epilogo della Seconda guerra mondiale, alle guerre umanitarie, alle missioni di pace, alla lotta guerrafondaia al terrorismo...) sono, in realtà la proiezione della lotta mortale fra l’usura, apolide e piuratesca, e gli interessi di uno stato ideale, confuciano che, rifiutandosi di asservirsi alle logiche finanziarie finalizzate al puro profitto, e ad indebitarsi, dovrebbe difendere le ragioni vitali dei popoli... Che Pound, poi, abbia visto nel nazional socialismo e nel bolscevismo leniniano, in parte, e nel fascismo italiano, sopra tutto, tale prefigurazione di Stato è colpa che gli valse dodici anni di manicomio criminale. Il che potrebbe essere sufficiente pena per consentirci un’analisi serena delle sue tesi economiche, senza indurci a fargli pagare ancora, in maniera pregiudiziale, il reato (se reato fu...) delle sue scelte di campo...
L’usura, vale a dire il potere di creare denaro dal nulla, era l’assillo di Pound. Materia difficile, certo. Ancora oggi si stenta a comprendere come il prestito a interesse (leggi: usura...) corroda dall’interno i rapporti sociali dei popoli e delle nazioni e come la grande concentrazione di valuta,( o contenuta virtualmente...) nella capaci (e rapaci...) casse delle banche, incida sulla qualità della vita e sulle scelte anche minime dell’individuo. Pound si chiese come mai in età moderna, dove l’industrializzazione e la meccanizzazione del lavoro agrario sono in grado di produrre merci e beni tali da soddisfare le esigenze primarie di tutti, esistano ancora sacche planetarie di estrema, miseria. In primis, si rispose che la quantità lavoro era mal distribuita: un uomo non avrebbe dovuto lavorare più di cinque ore al giorno (all’epoca se ne lavoravano otto, oggi se ne lavorano sei e quaranta ed è assi contrastata – a dire poco – la riduzione a trentacinque ore settimanali...), liberando così per altri uomini le ore di lavoro eccedenti gli attuali “limiti occupazionali”. In secondo luogo – sempre il Pound di cui si tratta – affermava che il lavoro doveva essere “necessario”, cioè: attività produttiva di beni che “qualcuno voleva”. Beni, ancora e cioè, che dovrebbero soddisfare bisogni naturali e non indotti – mettiamo – dalla pubblicità più o meno subliminale. In fine: che il salario doveva certificare esattamente il lavoro compiuto.
Poste le premesse, però, il problema è tutt’altro che risolto. In tanto: il salario globale distribuito alla forza lavoro non può corrispondere mai con esattezza al prezzo totale delle merci prodotte essendo (tale prezzo...) gravato dai costi (ulteriori a quello della mano d’opera....) per le materie prime, l’energia, la conservazione delle merci, per la distribuzione etc. che la produzione stessa comporta. Pound, sposando con entusiasmo il teorema “A + B” di un altro eretico dell’economia, il Maggiore Clifford Douglas, citatissimo nei Cantos, ritenne allora che la differenza fra salario effettivamente elargito e potere d’acquisto dovesse essere colmato direttamente dallo Stato con l’emissione corrispondente in carta moneta di un “Credito Sociale”. Soluzione che può sembrare semplicistica ma valida, comunque, nel sottolineare un problema sottovalutato, in buona o cattiva fede, dagli economisti ortodossi. In oltre, oltre alla differenza fra salario e potere d’acquisto, il sistema poundiano, che sottometteva, di fatto, l’emissione della moneta al lavoro anziché alla “miserabile base aurea”, non impediva l’accaparramento della moneta per fini improduttivi di niente altro che di altra moneta (cioè: per convertirla in prestiti a interesse = usura...). Chiuderla nei forzieri (al di là di un sano risparmio personale...), anziché spenderla o investirla in attività produttive, sottrae ulteriore potere d’acquisto e, quindi, benessere sociale. La moneta, infatti, si conserva meglio e a costi più bassi delle merci. Bisognava trovare, allora, un antidoto alla sua (della moneta...) eternizzazione e alla sua (sempre della moneta...) conservazione nella casseforti bancarie. Certo è che, se invece di essere immortale, la moneta seguisse il destino delle merci, di cui è (meglio: dovrebbe essere...) simbolo; meglio ancora: se fosse soggetta allo stesso processo di deperimento delle merci, la convenienza a tenerla ferma nelle banche anzi che favorirne la distribuzione e la circolazione verrebbe meno... Tesi che Pound mutuò da Silvio Gesell e dalla teoria della “moneta prescrivibile”. La moneta emessa dallo Stato (e non dalle banche centrali: attenzione...), dovrebbe essere affrancata ogni mese con una marca da bollo pari all’1% del suo valore nominale, pena la sua invalidità. In cento mesi, la moneta si prescrive (cioè: esaurisce il suo corso...) ed è sostituita. E’ chiaro che se uno Zio Paperone qualsiasi vede il livello del suo forziere abbassarsi di un centesimo al mese, o la smette con i tuffi salutari (per lui...) nella piscina monetaria, o nel giro di otto anni si rompe l’osso del collo. Inoltre, quella marca da bollo diverrebe l’unica tassa imposta dallo Stato. Il quale (Stato...), da una parte avrebbe la possibilità di sapere con assoluta precisione che le sue entrate sarebbero pari al 12% dell’emissione monetaria (corrispondente, a sua volta - come si è detto - per la produzione di beni necessari + il credito sociale di cui sopra...) e, dall’altra, finirebbe per gravare solo su chi, al termine di ogni mese, avesse in tasca un valore pari al meno cento volte l’unitax.
Tale sistema monetario fu oggetto di alcuni esperimenti (o di alcuni tentativi di esperimento...). Lo stava per rendere operativo lo stesso Gesell, Ministro delle Finanze della breve ed effimera Baviera sovietica (1919), ma il colpo di stato dei seguaci socialdemocratici di Rosa Luxenburg ne impedì l’attuazione: l’anarchista Gustav Landauer, capo di quella proclamata Repubblica dei Consigli, fu fucilato e Gesell stesso processato e condannato per alto tradimento.. Tra il 1932 e il ’33, riuscì ad emetterla il borgomastro di Wörgl, nel Tirolo, risanando le disastrate finanze del piccolo paese in meno di due anni. Finché, uno di quei biglietti, arrivato nelle mani dei banchieri di Innsbruck, allertò le cosche finanziarie austriache che fecero decretare la fine del suo corso e della carriera politica del borgomastro. Il 10 settembre 1943, dopo l’armistizio, Ezra Pound partì da Roma percorrendo 600 chilometri a piedi stretti dentro stivali di almeno un numero più piccoli, per proporre la moneta prescrivibile all’ultimo fascismo: quello della Repubblica sociale. Ma le orecchie foderate di chi doveva ascoltarlo e, soprattutto, l’esito del conflitto resero vano il suo ingresso nella “repubblica dell’utopia”.
La teoria monetaria, a partire da questi due istituti: credito sociale del maggiore Douglas e moneta prescrivibile di Gesell, furono per Ezra Pound materia di infiniti interventi e messe a punto. Nonché - come si è detto - contenuto incandescente della sua poesia. In definitiva, Pound utopizzava di sottrarre la moneta al dominio e al controllo delle banche e degli ingegneri dell’Haute Finance, per restituirla a quelli diretti dello stato. Oggi, in Italia, lo si accuserebbe di statalismo, inviso tanto alle forze governative che a quelle dell’opposizione, unite ne contendersi (l’ossimoro è apparente...) il primato del Pensiero Unico Dominante: quello liberista. Ma, secondo Pound: “I liberali che non sono tutti usurai, dovrebbero spiegarci perché gli usurai sono tutti liberali...”. Certo – avvertiva ancora Pound – nessun sistema si dimostra veramente buono se chi lo deve realizzare non è sorretto da un fortissimo senso etico. Ma lo stato è, quasi sempre, l’espressione mediata o diretta della volontà di un popolo, mentre nessuna banca è stata mai eletta o acclamata da alcun chi. (Inoltre, del sistema monetario prescrivibile, esiste una versione libertaria, teorizzata da Rudolf Steiner che, anziché allo Stato, conferisce a “istituti spirituali”: ospedali, scuole, istituti di ricerca, musei ecc... facoltativamente scelti dal possessore della moneta, l’emissione della marca da bollo affrancatrice con diritto all’incasso del relativo importo...).
Purtroppo la perdita di sovranità dello Stato di qualsiasi nazione indebitata, a favore di quella illimitata del potere finanziario creditore, che all’epoca in cui Pound scriveva poteva sembrare un’oscura e catastrofica previsione è, oggi una realtà incontestabile. Quasi tutti i paesi del mondo, con esclusione, forse, di alcuni a regime islamico (imputati delle più orrende nefandezze dal tiro martellante della propaganda occidentalista...) sono o si avviano a diventare debitori di potenze finanziarie globali, super e trans nazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, in primo luogo...). Come sa chiunque abbia acceso un mutuo, si resta padrone dell’investimento e del modo di gestirlo fino a quando il debitore (il cliente, direbbero gentilmente al vostro sportello bancario...) è in grado di restituire, oltre al cabitale debitorio, anche il cospicuo interesse (usura... usura...) che ne deriva. Ma quando, per esempio, un rialzo dei tassi (stabilito unilateralmente dalle banche centrali...) rende difficile, se non impossibile, la soddisfazione del debito, è il creditore che comincia a dettare le sue regole, pena l’esproprio. La stessa cosa succede agli stati indebitati. Quando il debito pubblico sale ai livelli italiani (o peggio...), dagli altissimi consessi finanziari sopra citati (fmi e bm...) arrivano i consigli giusti per raddrizzare l’economia. E ai governi nazionali non resta che ratificare: una privatizzazione là (che significa esattamente, una cessione di proprietà dello Stato alle banche o a società dal comodo prestanome...); un taglietto alle pensioni qui (o un innalzamento dell’età pensionabile fino ai limiti dell’umana sopportabilità...); una sforbiciatina al sistema sanitario; una riduzione delle spese per l’istruzione (magari privatizzando perfino le Università…) e poi, via, insomma, è ora di finirla con questo residuo assistenzialista dello Stato sociale inventato, per di più, da quel fossile reazionario e antiliberale, per icona assoluta, di Bismarck… E realizzato in Italia da quel diabolico nemico del popolo che fu, e resta, Benito Mussolini... March 16 ANCORA SANGUE IN CINAE' di almeno 100 morti il bilancio degli scontri avvenuti ieri a Lhasa, capoluogo del Tibet. E' il drammatico bilancio reso noto dal governo tibetano in esilio nel nord dell'India. Lo stesso si dice poi "profondamente preoccupato" per le notizie che arrivano "dalle tre regioni del Tibet di uccisioni sommarie, di feriti e arresti di migliaia di tibetani che protestavano pacificamente contro la politica cinese". Ancora, la nota ribadisce che "le recenti proteste riflettono i reali sentimenti dei tibetani in Tibet e il desiderio di essere liberi dal regime repressivo cinese".
APPELLO AD IRAN, SIRIA E VENEZUELA: PORTATE UN PO' DI PETROLIO IN TIBET, COSì LA NATO ESPORTERA' LA DEMOCRAZIA ANCHE LA'.....
NICKDUX LA VERITA' SUL POPOLO EBRAICO: CE LA SPIEGA UNO STORICO ISRAELIANO Gli antisionisti lo hanno sempre sostenuto. Gli ebrei non sono un popolo ma una religione. Gli ebrei che sono 'tornati' in Israele non discendono dagli ebrei di Palestina ma dai Kazari. I palestinesi discendono dagli ebrei di Palestina. Ora anche un libro dello storico ebraico Shlomo Zand sostiene e documento queste posizioni. La recensione è di un altro storico ebraico, Tom Segev [foto].
Mauro Manno
The Slate Magazine, the Fray Kausfiles, 29/02/2008 Una invenzione chiamata “il popolo ebraico” Tom Segev http://fray.slate.com/discuss/forums/thread/914934.aspx
La Dichiarazione di Indipendenza di Israele afferma che il popolo ebraico proviene dalla Terra di Israele e che fu esiliato dalla sua patria. Ad ogni scolaro israeliano si insegna che ciò accadde durante il dominio romano, nell’anno 70 d.C. Secondo Zand, i romani, che di solito non esiliavano intere nazioni, permisero alla maggior parte degli ebrei di restare nel paese. Il numero degli esiliati ammontava al massimo a qualche decina di migliaia. Quando il paese fu conquistato dagli arabi, molti ebrei si convertirono all’Islam e si assimilarono con i conquistatori. Ne consegue che i progenitori degli arabi palestinesi erano ebrei. Zand non ha inventato questa tesi; 30 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza, essa fu sostenuta da David Ben-Gurion, Yitzhak Ben-Zvi ed altri. Se la maggioranza degli ebrei non fu esiliata, come è successo allora che tanti di loro si insediarono in quasi ogni paese della terra? Zand afferma che essi emigrarono di propria volontà o, se erano tra gli esiliati di Babilonia, rimasero colà per loro scelta. Contrariamente a quanto si pensa, la religione ebraica ha cercato di indurre persone di altre fedi a convertirsi al giudaismo, il che spiega come è successo che ci siano milioni di ebrei nel mondo. Nel Libro di Ester, per esempio, è scritto: “Molti appartenenti ai popoli del paese si fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro”[1]. Zand cita molti precedenti studi, alcuni dei quali scritti in Israele ma tenuti fuori dal dibattito pubblico dominante. Egli descrive anche, e a lungo, il regno ebraico di Himyar nella penisola arabica meridionale e gli ebrei berberi del Nord Africa. La comunità degli ebrei di Spagna derivava da arabi convertiti al giudaismo che giunsero con le forze che tolsero la Spagna ai cristiani, e da individui di origine europea che si erano convertiti anch’essi al giudaismo. I primi ebrei di Ashkenaz (Germania) non provenivano dalla Terra di Israele e non giunsero in Europa orientale dalla Germania, ma erano ebrei che si erano convertiti nel regno dei Kazari nel Caucaso. Zand spiega l’origine della cultura Yiddish: non si tratta di un’importazione ebraica dalla Germania, ma del risultato dell’incontro tra i discendenti dei Kazari e i tedeschi che si muovevano verso oriente, alcuni dei quali in veste di mercanti. Scopriamo così che elementi di vari popoli e razze, dai capelli biondi o scuri, di pelle scura o gialla, divennero ebrei in gran numero. Secondo Zand, i sionisti per la necessità che hanno di inventarsi una eticità comune e una continuità storica, hanno prodotto una lunga serie di invenzioni e finzioni, ricorrendo anche a tesi razziste. Alcune di queste furono elaborate espressamente dalle menti di coloro che promossero il movimento sionista, mentre altre furono presentate come i risultati di studi genetici svolti in Israele.
Il Prof. Zand insegna all’Università di Tel Aviv. Il suo libro, ‘When and How Was the Jewish People Invented’, (Quando è come fu inventato il popolo ebraico), pubblicato in ebraico dalla casa editrice Resling, vuole promuovere l’idea di un Israele come “stato di tutti i suoi cittadini” – ebrei, arabi ed altri – in contrasto con l’attuale dichiarata identità di stato “ ebraico e democratico”. Il racconto di avvenimenti personali, una prolungata discussione teoretica e abbondanti battute sarcastiche non rendono scorrevole il libro, ma i capitoli storici sono ben scritti e riportano numerosi fatti e idee perspicaci che molti israeliani resteranno sorpresi di leggere per la prima volta.
Tradotto dall’inglese da Manno Mauro, membro di Tlaxcala, la rete dei traduttori per la diversità linguistica. March 15 I NUOVI PORTALI DI AZIONEGLI STUDENTI DI SCIENZE POLITICHE POSSONO RIVOLGERSI PER QUALSIASI INFORMAZIONE SU www.azionescienzepolitiche.spaces.live.com March 14 Politica, scuola, giustizia. L'Italia privatizzata
"Ho visto cose che voi umani non potete immaginare... candidati che combattono col volto in fiamme al largo dei bastioni di Veltroni. E ho visto i raggi B(erlusconi) balenare nel buio vicino a "Porta a Porta" con Mannheimer. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia ... È tempo di morire. Dal ridere? " March 12 CHE SIGNIFICA ESSERE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI
DI MICKEY Z.Online Journal Ogni quattro anni ci ritroviamo la Coca-Cola contro la Pepsi, MasterCard contro Visa, McDonald contro Burger King, Leno contro Letterman. Sapete cogliere la differenza tra le citazioni sottostanti, tratte da precedenti campagne presidenziali? 1. “Con noi l’America continuerà ad essere la nazione più forte al mondo. E alla sua forza accosteremo una solida diplomazia – senza scuse, senza rimpianti. Sempre pronti a negoziare per la pace, ma mai a concedere nulla senza ottenere qualcosa in cambio.” 2. “La mia responsabilità primaria è di difendere questo Paese, di mantenere la sua sicurezza, e io intendo mettere la sicurezza in cima all’elenco delle mie priorità, e tenercela lì”. 3. “La domanda che noi tutti, Repubblicani e Democratici, dobbiamo affrontare è: può la libertà essere acquisita nella prossima generazione oppure saranno i [inserire i MALVAGI qui] a vincere? Questo è il punto cardine. Se faremo fronte alle nostre responsabilità, io penso che la libertà vincerà, ma se mancheremo, se mancheremo di avanzare, se non riusciremo a sviluppare una forza militare, economica e sociale sufficiente in questo Paese, allora io penso che le cose potrebbero non andare per il verso giusto. E io non voglio che tra 10 anni gli storici abbiano a dire che questi furono gli anni in cui le cose si sono messe male per gli Stati Uniti. Voglio che dicano che questi sono gli anni in cui le cose si sono messe bene per gli Stati Uniti, gli anni in cui gli Stati Uniti hanno ripreso a muoversi”. 4. “Sono preparato ad attaccarli prima che loro attacchino noi se con intelligenza sufficiente riusciamo ad individuarli? Potete scommetterci che lo sono! Non lascerò mai che qualsiasi altra nazione ci vieti di fare quello di cui abbiamo bisogno e non lascerò mai che qualsiasi istituzione intralci i nostri piani per la protezione del nostro Paese”. 5. “La pace è un fatto di forza – economica, militare e strategica. La pace non esiste quando questa forza sparisce, o, peggio, quando è percepita da un avversario come se stesse sparendo”. 6. “Nessun presidente dovrebbe mai esitare ad usare la forza – unilaterale se necessario – per proteggere noi stessi e i nostri interessi vitali – quando siamo attaccati o fortemente minacciati”. Risposte: 1. Richard Nixon: 1960 2. Jimmy Carter: 1980 3. John F. Kennedy: 1960 (naturalmente i malvagi erano i “comunisti”) 4. Ronald Reagan: 1980 5. John Kerry: 2004 6. Barack Obama: 2007. La prossima volta che qualcuno ti dice che in America esiste un sistema politico di due partiti, suggerirei di chiedergli di ricontare. Mickey Z. è l’autore del libro di prossima uscita “CPR per sprovveduti” (Raw Dog Screaming Press). Il suo indirizzo internet è: http://www.mickeyz.net. Titolo originale: "Change we can recycle: A presidential campaign quiz" Fonte: http://onlinejournal.com March 11 CHE TRISTEZZA LA VICENDA CIARRAPICO!!!!CHE TRISTEZZA IMMANE. SITUAZIONI CHE SOLO IN CAMPAGNA ELETTORALE!!
LA REPUBBLICA, GIORNALE UFFICIALE DEL PD, A DETTA NON MIA MA DI GRILLO, HA LA BELLISSIMA IDEA DI INTERVISTARE UN VECCHIETTO SIMPATICO, NOTO AI PIU' COME EX PRESIDENTE DELLA AS ROMA, E CANDIDATO NELLE LISTE PDL. QUESTA PERSONA SQUISITA HA LA BRILLANTE IDEA DI DICHIARARE IL SUO NON RIMOSSO PASSATO DA SIMPATIZZANTE FASCISTA AL GIORNALE SCRITTO DA BOCCA, SERRA, MALTESE ETC., FORSE I MAGGIORI PROMOTORI DELL'ANTIFASCISMO IN ITALIA (BOCCA NN RICONOSCE ANCORA I MASSACRI PARTIGIANI ....)
SICCHE' LE REPLICHE FIOCCONO A FIUMI, SI PARLA DI APOLOGIA DEL FASCISMO E IL PD, NON RIFONDAZIONE, INSORGE CONTRO IL PDL, REO DI SCHIERARE IN UN PARTITO DI MODERATI QUESTO VECCHIETTO NOSTALGICO ED UNA DONNONA DALLE LABBRA RIFATTE, CHE DI MUSSOLINI HA SOLO IL COGNOME.
LA COSA SPETTACOLARE E' CHE LA DIFESA NON VIENE, COME LOGICO, DAGLI EX MISSINI, CHE SI DISSOCIANO CON RIBBREZZO, DICHIARANDO LA LORO ESTRANEITA' CON QUESTO LOSCO INDIVIDUO (MA CCAZZ STIV A FA NELL'MSI), MA DA QUELLA SIMPATICA CANAGLIA DEL SILVIO NAZIONALE, CHE RIATTACCA CONTRO IL FAMELICO BLOCCO COMUNISTA ANTAGONISTA,
MA POSSIBILE CHE NON CI POSSANO ESSERE TEMI CONCRETI IN UNA CAZZO DI CAMPAGNA ELETTORALE? UN VECCHIO SI RICORDA BENE DEL FASCISMO, MA FATELO PARLARE.
CHE POI LA STESSA PERSONA, FASCISTA????, VADA A METTERSI IN UN PARTITO DI MAFIOSI , DC, PIDDUISTI, RADICALI, SOCIALISTI (NEL SENSO CRAXIANO DEL TERMINE) NESSUNO LO DENOTA...
CHISSA COM'èE' CHE GIANLUCA IANNONE, IN UN INTERVISTA DI 3 ANNI FA, SI DICHIARO' IN UNA TELEVISIONE PUBBLICA, APERTAMENTE FASCISTA, NESSUNO HA GRIDATO ALL'APOLOGIA...OPS!!!
NON ERAVAMO IN CAMPAGNA ELETTORALE,,,,BUON VOTO A TUTTI!!
IO RIMARRO' A CASA A DORMIRE...PENSO
NICKDUX March 07 BALCANI E CRIMINALITA'Per capire la questione del Kosovo, che domenica ha proclamato
l'indipendenza dalla Serbia, le sue origini e le sue implicazioni,
bisogna fare qualche passo indietro. Nel 1990, dopo il crollo
dell'Urss, Slovenia e Croazia dichiarano la propria secessione dalla
Jugoslavia. La comunità internazionale (Usa, Germania e Vaticano in
testa) si affrettò a riconoscere i due nuovi Stati. Allora i serbi di
Bosnia chiesero a loro volta la secessione. Una Bosnia multietnica, a
guida musulmana, aveva infatti ragion d'essere solo all'interno di una
Jugoslavia multietnica che invece non esisteva più. Ma la comunità
internazionale negò ai serbi ciò che aveva così prontamente accordato a
sloveni e croati. E i serbi di Bosnia scesero in guerra che stavano
largamente vincendo, perché, sul terreno sono i migliori combattenti
del mondo e perché potevano contare sul retroterra della madrepatria di
Belgrado (come peraltro anche i croati con Zagabria), mentre i
musulmani erano isolati a parte qualche aiuto saltuario dall'Iran. Fu una guerra sanguinosa. Ma agli europei e agli Usa la vittoria dei serbi non andava bene (erano rimasti gli ultimi quasi-comunisti d'Europa). Intervenne la Nato e capovolse il verdetto del campo di battaglia: i vincitori divennero i vinti. Il presidente croato Tudjman ne approfittò per realizzare la più colossale "pulizia etnica" dei Balcani cacciando, in un solo giorno, 800 mila serbi dalla krajne. L'indebolimento della Serbia attizzò l'idipendentismo degli albanesi del Kosovo. In questa regione, da secoli giuridicamente e storicamente serba, erano diventati nel corso del tempo la maggioranza. Nel 1998 cominciò la guerriglia dell'Uck, armata dagli Usa, che faceva ampio uso del terrorismo, cui l'esercito di Belgrado rispondeva con altrettanta violenza. Si trovavano quindi di fronte due ragioni, quella dell'indipendentismo e quella di uno Stato sovrano a difendere l'integrità del proprio territorio, che i due contendenti avrebbero dovuto risolversi fra loro, anche con le armi. Ma gli Stati Uniti avevano deciso che i cattivi erano i serbi. Contro al volontà dell'Onu e violando il principio di diritto internazionale, fino ad allora mai messo in discussione, della non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, la Nato, con l'Italia a fare da «palo», bombardò per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado, finché i serbi dovettero arrendersi. Quella alla Serbia di Milosevic è stata una guerra stolta. Sia dal punto di vista nostro, nazionale, che internazionale. Con la Serbia noi non abbiamo mai avuto contenziosi (mentre con la Croazia sì), ma anzi ottimi rapporti che risalgono all'alleanza nella prima guerra mondiale e al fatto che ai primi del '900 i serbi guardavano all'unità nazionale italiana come a un modello per la loro, non ancora raggiunta ma a parte queste ragioni storiche, la Serbia del «gendarme» Milosevic, checché se ne sia sempre scritto in contrario, era un fattore di controllo nei Balcani . Ora in Kosovo, in Bosnia, in Albania, in Macedonia, in Montenegro concrescono indisturbate colossali organizzazioni criminali che vanno a concludere i loro primi affari nel Paese vicino più ricco, l'Italia. Durante la gestione Nato del Kosovo si è realizzato, sotto gli occhi complici della Kfor, un'altra grande «pulizia etnica»: vi vivevano 360 mila serbi, ora sono 60 mila. Ma l'aspetto più grottesco è che siamo andati a favorire nei Balcani proprio quella componente musulmana, a danno di quella cristiana, che adesso ci fa tanta paura e provoca le isterie «Fallaci-style». Infine l'aver abbattuto il principio dell'intangibilità dei confini incoraggerà l'indipendentismo di tutti quei gruppi etnici che nei Balcani , in Bulgaria, in Macedonia, in Bosnia, in Romania, sono minoranza di uno Stato ma maggioranza in una sua regione. Con quale coerenza si negherà loro ciò che è stato concesso ai kosovari? e a maggior ragione a quei popoli, i baschi, i corsi, gli irlandesi del nord, i ceceni, i curdi, che, a differenza degli immigrati albanesi in Kosovo, sono radicati da sempre su un territorio che è loro? Ecco cosa prefigura l'apparentemente irrilevante indipendenza del piccolo Kosovo. MASSIMO FINI March 05 GIU' LE MANI DA CASA POUND LATINA“Fabrizio Vitali(PD): «Buttiamo soldi per il nuovo direttore. Mentre altri settori non hanno un euro» Come non guardare all’azione dei ragazzi di CasaPound. Scrive Fabrizio Vitali: «700mila euro a Maurizio Costanzo a fronte dello sfratto dato ai ragazzi che occupano dal 29 dicembre 2006 i locali dell’ex Enel in viale XVIII Dicembre a Latina, che è bene far sapere a tutti alleviano il disagio di cittadini senza casa, sembra essere un fatto normale. Così rientrano in statistica le promesse inevase e gli ammiccamenti elettorali ai quali i ragazzi hanno creduto nel 2007. Tutto sembra sciogliersi ulteriormente di fronte alla nuova operazione mediatica della chiamata del signore coi baffi, mentre magari il sito ufficiale del palazzo della cultura non mostra più nulla se non la dicitura “scaduto”. Latina continua nella sua politica di spreco che non è solo spreco, ma anche di detrazione di risorse da “cose” che sono servizio essenziale alla città. Con ciò non per dire che i ragazzi di CasaPound sono un ente gestore di servizi perché questi li dovrebbe proprio fornire il Comune di Latina in sinergia con gli altri Enti superiori, ma in questo caso da mesi svolgono una azione, seppur parziale, di meritevole supplenza. Non sarà un caso o lo sarà che per tanti anni a Latina non si sono assegnati terreni per l’edilizia residenziale pubblica a Latina ? Eppure l’emergenza abitativa a Latina per chi non si può permettere né di comprare né di affittare una casa c’è. Sprechiamo e lo facciamo pure bene, così tartassiamo senza averne ragione così come con i rifiuti e la nuova numerazione civica. E la nostra collettività comunale è pure in grado di anteporre al completamento di servizi l’opera meritoria di aver “ospitato” Vasco. Vasco e Costanzo, ovviamente, non hanno colpe in tutto ciò se non quella di far parte, come tutti o forse quasi tutti, di un sistema che antepone lucro e business a servizi essenziali dei cittadini. Non riusciamo ad immaginarci gli incolpevoli Vasco e Costanzo rinunciare alle loro prebende per devolverle in servizi per Latina. Non sono i ragazzi di CasaPound che devono supplire le assenze di una amministrazione seppur come detto hanno fatto parzialmente e meritoriamente fanno sulla questione emergenza abitativa per i meno abbienti, ma loro mettono in chiaro quanto tale assenza sia reale e quanto sia imperante il mal costume dello spreco e dell’apparire anche nella nostra città. Nulla di ideologico perché è chiaro che un servizio reso ai cittadini non dovrebbe avere i caratteri ideologici, ma semplicemente quelli del servizio alla comunità e ai quei cittadini che nella comunità hanno meno mezzi a disposizione per assicurarsi una vita equa e dignitosa" March 03 MORTE ALLA RED BULLQuesta bevanda è in vendita in tutti i supermercati del nostro paese. I nostri figli e amici, quando vogliono, la possono provare..e può essere mortale. Red Bull fu creata per stimolare il cervello in persone sottoposte a un grande sforzo fisico e non per essere consumata come bevanda innocente o rinfrescante. Red Bull è la bevanda che si commercializza a livello mondiale con il suo slogan: 'Aumenta la resistenza fisica, facilita la capacita di concentrazione e la velocità di reazione, da più energia e migliora lo stato d'animo'. Tutto questo lo puoi trovare in una lattina di Red Bull, la bevanda energizzante del millennio (secondo i suoi proprietari) Red Bull è riuscita ad arrivare in quasi 100 paesi di tutto il mondo. La marca del Toro Rosso, ha come principali consumatori i giovani e gli sportivi, che la usano per gli stimoli che produce. STORIA: Questa bevanda fu creata da Dietrich Mteschitz, un imprenditore di origini austriache che la scoprì per caso in un viaggio ad Hong Kong, quando lavorava per un impresa che fabbricava spazzolini da denti. Il liquido basato su una formula che contiene caffeina e taurina, faceva furore in questo paese; quindi pensò al successo che questa bevanda avrebbe avuto in Europa, dove tuttavia non esisteva, e in più vide un opportunità di diventare imprenditore. PERO' LA VERITA' SU QUESTA BEVANDA E' UN ALTRA!! In Francia e Danimarca l'hanno appena proibita per essere un cocktail di morte, dovuto ai suoi componenti di vitamine mischiate a GLUCURONOLACTONE, agente chimico altamente pericoloso, sviluppato dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti, durante gli anni 60 per stimolare il morale delle truppe mandate in VIETNAM, il quale era come una droga allucinogena che calmava lo stress della guerra. Però i suoi effetti nell'organismo furono devastanti, e fu causa di tante emicranie, tumori celebrali e malattie del fegato che colpirono i soldati che lo consumarono. E oltre a ciò, nella lattina di Red Bull si leggono i suoi componenti: GLUCURONALACTONE, catalogato come stimolante. Però quello che NON DICE la lattina di Red Bull, sono le conseguenze della sua assunzione, che obbligherebbero a aggiungere una serie di GRAVI AVVERTENZE: 1. E pericoloso berlo se poi non si fa esercizio fisico, visto che la sua funzione energizzante accelera il ritmo cardiaco e può causare INFARTO FULMINANTE. 2. Può causare EMORRAGIE CEREBRALI, dovute al fatto che Red Bull contiene componenti che diluiscono il sangue per far si che il cuore lo pompi più velocemente, e così poter far uno sforzo fisico con meno fatica. 3. E proibito mischiare la Red Bull con alcolici, perche il risultato è una 'bomba mortale' che ATTACCA DIRETTAMENTE IL FEGATO, facendo si che la zona colpita non si rigeneri mai più. 4. Uno dei componenti principali di Red Bull è la vitamina B12, utilizzata in medicina per recuperare pazienti che si trovano in coma etilico (coma causato dal consumo di alcool); e per lo stato di eccitazione che si prova dopo averla bevuta, come se fossi ubriaco, senza aver bevuto nessuna bevanda alcoolica. 5. Il consumo regolare di Red Bull provoca la comparsa possibile di una serie di malattie nervose e neurologiche irreversibili (non esiste recupero!) Se leggeste queste indicazioni sulla lattina di una bevanda la berreste mai???? CONCLUSIONE: E' una bevanda che dovrebbe essere proibita nel mondo intero. Venezuela, Repubblica Dominicana, Puerto Rico e altri paesi dei Caraibi, già stanno allertando le altre nazioni, soprattutto perchè il miscuglio di questa bevanda con alcool è una bomba per il corpo umano, principalmente per gli adolescenti ma anche per adulti. Questa bevanda si vende nei supermercati e nei negozi del nostro paese quindi non bevetela e dissuadete gli altri dal berla specialmente i bambini... può essere MORTALE March 02 L'olocausto sotto i nostri occhi!Israele ha scatenato una serie di attacchi aerei contro la Striscia di Gaza ieri uccidendo 20 persone compresi diversi civili e bambini, e ha avvisato i palestinesi del rischio di un "olocausto" se non cesseranno i lanci di missili in territorio israeliano.
Nonostante i richiami internazionali alla calma, il bilancio dei morti negli ultimi due giorni è¨ salito fino ad almeno 32 vittime. Tra queste c'è un israeliano, ucciso a Sderot da un missile sparato dall'interno della Striscia, prima vittima di un missile palestinese dal maggio scorso. Tra i palestinesi, invece, ci sono anche un neonato e quattro ragazzini che giocavano a calcio e che avevano dai 10 ai 15 anni. "Più si intensificheranno i lanci di missili Qassam e i razzi raggiungeranno una gittata più lunga, più i palestinesi porteranno su di loro un olocausto più grande perché useremo tutta la nostra forza per difenderci", ha detto alla radio militare il vice ministro della Difesa israesliano Matan Vilnai. Il termine "olocausto" è usato raramente in Israele al di fuori delle discussioni sul genocidio durante la seconda guerra mondiale. Gli ultimi scontri rappresentano la fase più sanguinosa di un conflitto a bassa intensità che va avanti da mesi e il portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha accusato Israele di voler distruggere il processo di pace sostenuto dagli Stati Uniti, alla vigilia della visita del Segretario di Stato Condoleezza Rice che arriverà nella regione la prossima settimana. Mentre il primo ministro israeliano Ehud Olmert e i suoi ministri hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti sulla possibilità di un'imminente offensiva di terra all'interno della Striscia, i residenti di Gaza hanno riferito che alcuni soldati di Gerusalemme hanno compiuto raid su gruppi di case nel sud dei Territori e che dei carri armati sono stati avvistati all'interno del confine settentrionale. |
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