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    May 31

    PROPOSTA PROVOCATORIA A TUTTI I BLOGGERS

     

    Per i liberal quel simbolo Non può essere legato solo all' estremismo islamico

    Modella in kaffiyeh, ritirato lo spot

    Polemiche negli Usa. I neocon: «Quella sciarpa celebra i terroristi». E la catena di ciambelle si scusa

    La ragazza con la sciarpa palestinese
    WASHINGTON – Dunkin' Donuts, la McDonald delle ciambelle, è stata costretta a ritirare una pubblicità perché la modella indossava una kaffiyeh, la tradizionale sciarpa palestinese. In massa, i neocon vi hanno identificato il simbolo dell'intifada contro Israele, o peggio della jihad, la guerra santa islamica contro l'America. Invano, la Dunkin's Donuts ha protestato che la sciarpa era stata disegnata da una stilista appositamente per lo spot. Questa, hanno tuonato tutti i neocon, «è propaganda per il terrorismo». Dopo due settimane, la Dunkin' Donuts si è dovuta scusare della violazione della “political correctness”. In un comunicato, ha ammesso che la pubblicità «poteva essere equivocata».

    LE IMMAGINI - Nello spot televisivo, Rachel Ray, una star della cucina, appariva con in mano una tazza di tè ghiacciato di fronte a dei ciliegi in fiore. Al collo, aveva la kaffiyeh bianca e nera, una sciarpa di moda anche a Hollywood. Michelle Malkin, una vestale neocon, le si è scagliata contro: «La kaffiyeh - ha scritto - celebra i terroristi che nei video tagliano le teste degli ostaggi, è inaccettabile che venga indossata dalle icone liberal». La Ray, il cui programma "Un piatto in 30 minuti" ha un enorme seguito, ha protestato di essere apolitica ma la Malkin non si è arresa: «L'ignoranza non giustificata questa provocazione, via la kaffiyeh».

    POLEMICHE - I liberal hanno reagito furiosamente. La sciarpa, ha spiegato l’antropologo Amahl Bishara, non può essere ridotta a simbolo dello estremismo islamico. È vero che la rese popolare il defunto leader palestinese Yasser Arafat, ma essa è indossata da tutti in Medio oriente, dai giovani e dai vecchi, a scuola e sul lavoro. Filmarla per pubblicità non è apologia di reato. Troppo tardi: vinta la loro battaglia, i neocon hanno ammonito che non permetteranno nessuna altra pubblicità "filo musulmana".

    IL PRECEDENTE - Un incidente analogo, sempre a danno degli islamici, è avvenuto in Iraq. A un posto di blocco a Falluja, un marine ha distribuito agli iracheni una moneta o medaglia con una citazione biblica tradotta in arabico: «Tanto Dio ama il mondo che chi crede in lui non morirà ma avrà vita eterna». Gli iracheni si sono ribellati, accusandolo di offesa alla loro religione, proselitismo cristiano e abuso di potere. Falluja è una roccaforte sunnita con profondi connotati musulmani, e i marines sono stati costretti a punire severamente il soldato e a chiedere scusa. «È vietato interferire in questioni di fede» ha precisato un portavoce. Tra i militari americani, gli evangelici troppo zelanti sono numerosi. Solo dieci giorni fa, il presidente Bush dovette scusarsi con il governo iracheno dopo che un soldato usò una copia del Corano come bersaglio per il tiro a segno. Il testo sacro dei musulmani fu trovato dalla polizia crivellato di pallottole presso Bagdad. Ne scaturì una protesta ufficiale a Washington, e il soldato venne rimpatriato. Tutti casi d'intolleranza che gettano un'ombra sui rapporti tra Occidente e Medio oriente.

    www.corriere.it

    E ORA TUTTI IN GIRO CON LA KAFFYEH !!! VOGLIO VEDERE SE AVRANNO IL CORAGGIO DI CHIAMARE ANCHE NOI ESTREMISTI ISLAMICI QUESTI 4 GIUDEI DEL CAZZO!!

    AUTODETERMINAZIONE E LIBERTà DEI POPOLI SEMPRE...ECCO LA NOSTRA LOTTA!!

    Servi della comunità ebraica: anche con Alemanno il registro non cambia!!

    giorgio_almirante
    La comunità ebraica contesta l'intitolazione della via ad Almirante per il suo passato da giornalista ne "La difesa della Razza". Grazie agli amici di Alzo Zero che mi hanno allegerito il compito ecco qualche dichiarazione illustre in piena enfasi fascista...e come al solito tendiamo a dimenticare!!
    GIOVANNI SPADOLINI, DEPUTATO E SENATORE DI LUNGO CORSO, SEGRETARIO DEL PRI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINISTRO DELLA REPUBBLICA, NEL 1944 APPOSE LA SUA FIRMA AD UN ARTICOLO CHE AFFERMAVA TRA L'ALTRO: "IL FASCISMO PERSE IL SUO DINAMISMO RIVOLUZIONARIO PROPRIO MENTRE RIAFFIORAVANO I RIMASUGLI DELLA MASSONERIA, I ROTTAMI DEL LIBERISMO, I DETRITI DEL GIUDAISMO".
     AMINTORE FANFANI, PROTAGONISTA DEMOCRISTIANO DI UNA CARRIERA POLITICA PRATICAMENTE DALLA CULLA ALLA BARA..., SCRIVEVA INVECE NEL 1941: "E' NECESSARIA LA SEPARAZIONE DEI SEMITI DAL GRUPPO DEMOGRAFICO NAZIONALE POICHE' PER LA POTENZA E IL FUTURO DELLA NAZIONE GLI ITALIANI DEVONO ESSERE RAZZIALMENTE PURI". E NON SFUGGE ALLA NOSTRA CERTOSINA RICERCA NEMMENO UN VATE DEL GIORNALISMO NAZIONALE E PORTABANDIERA DELLA RESISTENZA (???) E DELLA SINISTRA ITALIANA QUALE GIORGIO BOCCA (SI, AVETE LETTO BENE!) CHE NEL 1943 IN PIENA ENFASI FASCISTA SOTTOSCRISSE QUESTE PAROLE: "SARA' CHIARA A TUTTI LA NECESSITA' INELUTTABILE DELLA GUERRA INTESA COME UNA RIBELLIONE DELL'EUROPA ARIANA AL TENTATIVO EBRAICO DI PORLA IN STATO DI SCHIAVITU'"...! 
    May 30

    Come passare dalla parte del torto: considerazioni episodio "La Sapienza"

    Mi scuso del ritardo, so di non essere tempestivo, ma l'essere sotto esame non rende la vita facile e gli orari sono minimizzati all'estremo..
    L'episodio accaduto recentemente nell'Ateneo romano lascia tanto amaro in bocca per svariati motivi: sono convinto che riceverò forse qualche critica kma giustificare le azioni non è mai entrato nel mio metabolismo, perchè il giustificazionismo di origine italica è un male che andrebbe estirpato alla radice.
    Presto detto: come si può passare dalla parte della ragione a quella del torto in poche ore??
    Ricordate il Papa nello stesso ateneo? Non vide le condizioni a lui favorevoli, magari spettacolarizzando la questione come si fa in certi casi, e pensò bene di non presentarsi, abbuonandosi l'intera "opinione pubblica".
    Episodio roberto Fiore: contestazione ignobile dei collettivi, che violano gli stessi principi costituzionali ai quali sembrano tanto legati, ed impediscono un dibattito storico-politico di pubblico interesse. Il Rettore ancora una volta fa il gioco dei companeros ed annulla il seminario sulle Foibe: il gioco poteva essere davvero facile!! Un tema cime le Foibe, oramai riconosciuto dall'opinione pubblica, poteva essere la scintilla per mettere in cattiva luce questo Servo dei Collettivi.
    Invece ecco il patatrack!! Il vizio dei cari signori di Forza nuova di combattere violenza con violenza, non sapendo rispondere a livello dialettico, si scatena in maniera inesorabile, passando da vittime a carnefici, e giù tutti a richiamare il mito delle squadre neonaziste.
    Pensavo, speravo che gli anni 70 non si ripetessero ma la prospettiva sembra davvero scoraggiante, confermando l'Italiano cone un puro allocco, capace di crearsi nemici che non esistono, e tenendosi cari quelli a loro più vicini, per puro edonismo bellico.
    Ed ecco come le fazioni oramai extra parlamentari non vedono il nemico nelle Banche , nelle plutocrazie industrializzate, nell'Israele fagocitratrice del Medio- Oriente, ma s'attaccano su questioni novecentesche oramai superate, e veramente di interesse puramente suppellettile.
    Ecco perchè i signori del PD attaccano quel mafioso di Ciarrapico, non per le sue malefatte finanziarie, ma per l'aver alzato il braccio destro in qualche manifestazione. E come, dall'altra parte, non si ricorda D'Alema come "Mister Telekom Serbia", ma come l'ex funzionario PCI, quindi un comunista sporco e cattivo.
    La finiremo di farci la guerra ed aprire gli occhi, o continueremo a farci guerra armata, sotto le risate dei potenti, con uno scenario rosso sangue nei prossimi 10 anni??

    May 26

    ORA BASTA...CHI E' LA BESTIA???

    VORREI RINGRAZIARE I RAGAZZI DI ALZO ZERO PER AVER ACCOLTO L'INIZIATIVA INIZIATA CON IL VIDEO CHOC E PROPORRE UN IMMAGINE LASCIANDO SPAZIO PER I COMMENTI...IO NON HO PIU' NIENTE DA DIRE!!!
    coniglio-scuoiato
    GIUSTO PER LA CRONACA...MORIRA' POCHI MINUTI DOPO...
    May 23

    Soffro nel citare Gaber: IO NON MI SENTO ITALIANO

    Un pò di Massimo fini non fa mai male...ecco un succo dell'ultimo articolo per il Gazzettino
    Io non mi riconosco più nel mio Paese. Ogni volta che torno da un viaggio all'estero, e ho quindi quel "recul", quel distacco che è necessario all'osservazione e che manca quando stai troppo dentro una situazione, vengo colpito da come ci siamo ridotti. La straordinaria maleducazione, il cinismo, l'indifferenza. Il lettore ricorderà, forse, quel povero portinaio precipitato dal quarto piano sulla strada, a Porta Pia a Roma. Ebbene, i passanti tiravano dritto, presi dai loro impegni, e se il cadavere si trovava proprio sulla loro direttrice, lo scavalcavano. In un'Italia d'altri tempi non sarebbe stato nemmeno pensabile.
    Ma ciò che più mi colpisce è la nostra volgarità. Eppure non è stato sempre così. L'italia no era anzi conosciuto per una sua naturale e popola na grazia, che insieme alle città d'arte, oggi distrutte dal turismo di massa, e alla bellezza del territorio, oggi distrutta dalla cementificazione, era uno dei motivi che attiravano i ricchi inglesi e francesi a fare il cla ssico "tour d'Italy". Ma non è necessario risalire all'Ottocento o ai primi del Novecento per ritrovare questo tipo d'italia no. Rivedetevi, se vi capita, i filmati dei funerali di Fausto Coppi, seguiti da un'enorme folla di estrazione ovviamente popola re. La gente è vestita modestamente, ma è composta e dignitosa. I volti sono intensi e persino belli nella loro asciuttezza. Nessun sgangherato appla uso accoglie la bara all'uscita dalla chiesa. La folla onora in silenzio il suo campione. La commozione, autentica, è tutta interiore. Ho citato i funerali di Coppi perché mi sono ben presenti, ma la stessa antropologia la trovate in qualsiasi documentario degli anni '50.

    Oggi se ti azzardi ad accendere la TV sei investito da spettacoli orripila nti: gente che ti rovescia adosso i suoi sentimenti più intimi e persino le proprie budella (del resto non c'è una pubblicità che recla mizza un prodotto che "ti aiuta a ritrovare la tua naturale regola rità"?).

    Cammini per le strade della tua città e sfiori i tavolini di certi locali trendy, carissimi, popola ti da un sottobosco dai mestieri inefinibili, griffati dalla testa ai piedi, inguaribilmente kitsch. Non sanno che Lord Brummel diceva che la vera eleganza è quella che non si nota. Ma probabilmente non sanno nemmeno chi fosse Lord Brummel. In compenso sanno benissimo chi è Luisa Corna.

    A noi ci ha rovinato il benessere. Con questo delirio degli "status symbol", queste sfacciate opulenze, vere o presunte, il disprezzo per i poveri, nessuno accetta più di stare nei propri panni. E la volgarità è proprio un "non stare nei propri panni". Un primitivo può essere rozzo, ma non è mai volgare. Voi avrete forse visto, a volte, all'aereoporto certe gigantesche principesse nere avvolte nei loro abiti tradizionali. Sono eleganti. Vestite all'occidentale sarebbero ridicole. Ecco noi, con questa smania di uscire dall'anon imato della società di massa, siamo diventati ridicoli.

    Un'altra cosa che mi colpisce è il crollo di un elemento decisivo per la coesione di una società. Di qualsiasi società, vale a dire l'onestà. Quando ero ragazzino, negli anni '50, l'onestà era un valore per tutti. Per la borghesia, se non altro perché dava credito, per il mondo operaio, per non parla re di quello contadino dove la cla ssica stretta di mano valeva, come suol dirsi, più di qualsiasi contratto. Chi tradiva questi principi di lealtà verso i propri concittadini veniva inesorabilmente emarginato. Oggi avviene il contrario.

    Guardo alla tv i nostri uomini politici, di destra e di sinistra, e mi chiedo perché mai questi personaggi da avanspettacolo devono comandarci. E il ricordo va all'austerità di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Giorgio Amendola , di Giovanni Spadolini. Il mondo è cambiato, si dirà. È vero. Oggi, in Italia , si può diventare ministri arrivando direttamente dallo show-business.

    Giorni fa un amico londinese mi diceva, con una piega beffarda che gli stirava le la bbra sottili: "Qui in Gran Bretagna si ride di voi". Ho risposto: "Non c'è bisogno di essere stati educati ad Oxford per ridere dell'Italia . Neanche nel Burkina Faso ci prendono sul serio".
    May 19

    VERGOGNOSO E' DIR POCO, SONO RIMASTO ALLIBITO

    Sono a conoscenza che certe barbarie avvengono anche sugl'uomini in varie parti della terra, ma questo scempio lascia senza parole.
    Sfido chiunque a vedere il filmato fino alla fine......
     
    Pledge to go fur-free at PETA.org.
    May 14

    Per la Libertà del territorio Palestinese

     

     palestina_flag

    Riporto qui il testo del volantino che ho fatto girare per i corridoi della facoltà di Giurisprudenza  e  Scienze Politiche.  Nickdux                                  

    Azione universitaria da sempre si batte  per l’autodeterminazione dei popoli, diritto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite: l’abbiamo fatto per la Birmania, per il Tibet, e per tante situazioni che in passato hanno suscitato perplessità in campo internazionale.

    Oggi più che mai l’attuale Fiera del Libro, presentata a Torino, rappresenta spunti di riflessioni sulla delicatissima situazione palestinese che imperversa ormai da più di 50 anni.

    Evitando questioni religiose, etniche o politiche, si invoca un sacrosanto principio:

        A ciascun popolo la propria terra.

                               PALESTINA

                LIBERA                      

    May 09

    DIETRO LA MOSSAD

      Questa recensione al libro (*) dell’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky, risalente ormai a diversi anni orsono, è stata redatta dal “giornalista” Dimitri Buffa, che nel frattempo è diventato una delle firme di punta del variegato panorama sionista del nostro paese. Egli ha scritto e scrive regolarmente su testate come “Libero”, “Il Giornale”, “Il Foglio” e “L’Opinione”, sempre e incondizionatamente a favore dell’entità sionista, qualsiasi cosa essa faccia. Leggerla dunque è estremamente utile perché, a prescindere dal “ruolo” svolto attualmente da questo scribacchino di mezza tacca, viene evidenziato con chiarezza che cos’è il Mossad e come funziona la sua tanto famigerata “organizzazione” segreta. Organizzazione che, da quando è stato scritto il libro recensito, ha ulteriormente ampliato il suo raggio d’azione e raffinato ancor di più le sue modalità operative, che già all’epoca ne facevano probabilmente il più efficiente servizio segreto al mondo.

    Una testimonianza che non può dunque esser tacciata di faziosità o “antisemitismo”, vista la penna da cui proviene. Quali siano gli “argomenti” che abbiano poi convinto il Buffa a offrire i suoi servigi a Sion, ce lo suggerisce forse involontariamente lui stesso riferendosi alle motivazione che hanno portato Victor Ostrovsky a scrivere il libro: “Ha semplicemente badato al sodo. Voleva far soldi. Come spesso li vuole chi ragiona come lui, compresi coloro che lo hanno allevato nello Stato d’Israle”...
    Paolo Sensini


    “Quando un agente del Mossad sta a pranzo con un amico, l’amicizia non si può certo definire reciproca”. Una premessa che è tutto un programma. Anzi un vero e proprio leitmotiv che accompagna ossessivamente questo interessante viaggio nel pianeta Mossad. Un libro che il servizio segreto israeliano ha inutilmente tentato di non far pubblicare e che invece è puntualmente divenuto un best seller.
    Bisogna dire che l’autore trasuda sionismo da tutti i pori. Più che raccontare fatti, si vanta delle imprese proprie o altrui. Disprezza solo i propri nemici interni al Mossad (che per la cronaca vuol dire “Organizzazione”) e rivela di aver agito solo per i prevedibili lauti guadagni, non certo perché folgorato sulla via di Damasco (ma questa è una cosa che accadde solo ai gentili come Saulo, ossia San Paolo). Anzi proprio la premessa del libro, la “captatio benevolentiae” iniziale del tipo: “L’ho scritto perché non riuscivo proprio più a digerire il male fatto dal Mossad”, fa pensare ad una “excusatio non petita”. Che notoriamente è parente stretta del lapsus freudiano.
    Fin qui le puntualizzazioni necessarie per non farsi prendere in giro dall’ex capitano del Mossad Victor Ostrovsky. Che non ci appare destinato a passare alla storia per la propria onestà e dirittura morale. In compenso, il libro è un’antologia di fatti e di aneddoti (alcuni dei quali esileranti nella loro veste tragicomica), che la dicono lunga sul funzionamento del più efficiente servizio segreto del mondo. Un florilegio talmente ricco che non si sa letteralmente da che parte cominciare.
    Forse dal sesso. Che per i caporioni del Mossad è una vera e propria droga. Quanti sanno che almeno una volta a settimana, nella piscina di un palazzo di Tel Aviv (dove è quasi impossibile accedere se non si fa parte della confraternita) si svolgono orge che farebbero impallidire i disegnatori di pornofumetti, e al cui confronto il “Caligola” di Tinto Brass sembrerebbe un film da parrocchia?

    Il nostro Ostrovsky racconta quasi scandalizzato di quando, lui giovane cadetto del Mossad, è rimasto di sasso nel vedere in questa mitica piscina un alto colonnello del servizio trastullarsi allegramente con due giovani reclute. Pare, a sentire sempre Ostrovsky, che questo del sesso sia l’unico diversivo ammesso all’interno dell’organizzazione. Niente droghe, niente superalcolici, esami settimanali contro ogni tipo di malattie veneree e soprattutto contro l’Aids, ma in quella piscina, tra esseri umani di un mondo a parte, poteva e può succedere di tutto.
    Il sesso è anche una costante della ‘deception’ usata dal Mossad per intrappolare le proprie vittime. Lo stesso motto dell’organizzazione è un inno al tradimento: “By way of deception thou shalt do war”, che significa più o meno “vincerai la guerra attraverso l’inganno”. La frase è presa in prestito da Shakespeare, ma gli israeliani gli hanno dato un significato incontestabilmente più reale.

    Ostrovsky racconta, con compiacimente neppure velato, che per il Mossad tutto il mondo al di fuori di Israele è un bersaglio possibile. Un ‘target’, per la precisione. L’agente segreto non ha amici: ha solo Israele da difendere. In cambio, può praticare tutti i più loschi traffici che crede sia per arricchirsi (l’etica del Mossad non lo proibisce), sia per evitare qualsivoglia danno (anche solo ipotetico) per lo stato di Israele.
    Questo spiega il grande livello di infiltrazione di agenti segreti sionisti nei traffici d’armi e di droga e soprattutto nella compravendita di materiale radioattivo.
    Possono ingannare, quindi, avendo qualcuno da tradire. Per questo gli scapoli sono mal visti all’interno del servizio. Sesso sì, ma salvando le apparenze. Tanto, per i week-end fuori Tel Aviv con l’amante è lo stesso Mossad che assicura la discrezione con le consorti tranquillizzandole e facendole sentire fiere delle presunte responsabilità dei mariti così spesso in missione speciale.

    Cliccando su questo link è possibile scaricare l'archivio zip con le immagini che corredavano l'articolo: gli organigrammi del Mossad.

    Il sesso è stata l’arma con la quale gli Israeliani sono arrivati ad abbindolare lo scienziato irakeno che lavorava alla bomba atomica per Saddam. A Parigi con la moglie, conducendo una vita apparentemente ritirata, Butrus Eben Halim stava progettando una sezione del reattore nucleare di Tuwaitha (vicino a Baghdad) che sarebbe stata riempita con uranio acquistato dai francesi e in seguito adibita alla costruzione della bomba atomica irakena.
    Era il 1978. Il Mossad aveva già messo gli occhi addosso ad Halim, ma non sapeva come agganciarlo. Allora ricorse all’espediente più antico. Cherchez la femme. Che nella fattispecie era un’agente del servizio segreto. Lei faceva di tutto per farsi notare da Halim vicino alla fermata del metrò che lo scienziato usava per andare al lavoro nel centro di ricerca nucleare di Parigi. Un travet della bomba atomica, un Fantozzi irakeno, che alla fine fu irretito da questa bionda bellissima ed appariscente che aspettava tutti i giorni davanti la fermata di Villejuif un misterioso accompagnatore in Ferrari. Qualcuno, si potrebbe obiettare, avrebbe anche mangiato la foglia. Ma Halim non lo fece. Anzi chiuse gli occhi, o, per meglio rendere l’idea, li sgranò davanti a tanto fascino. L’uomo della Ferrari se lo fece amico lasciandogli intendere che la donna non era altro che una disponibile entreneuse. Il resto venne da solo. Coinvolto in un losco traffico d’uranio con il Sudafrica, Halim venne ricattato e accettò di cedere anche le piantine del reattore irakeno. Un bel giorno il carico di uranio che doveva arrivare in Irak fu fatto saltare in aria da agenti del Mossad in piena Parigi. Grazie alle indicazioni di Halim, infatti, erano riusciti a sapere quando e come il prezioso carico avrebbe preso il volo per l’Irak. Il camioncino venne bloccato da un finto incidente (tipica tattica da agguato terrorista) e, mentre le guardie di scorta tentavano di soccorrere la falsa vittima, qualcuno molto lestamente fece esplodere il furgone con il suo preziosissimo carico appena acquistato da Saddam per svariati miliardi, grazie al gentile interessamento di un non meglio identificato gentiluomo di campagna francese.
    Ormai Halim aveva mangiato la foglia e sicuramente non si bevve la favola dell’attentato rivendicato dagli “eco-terroristi”. Il Mossad gli offrì un salvacondotto e una via di scampo all’estero. Ma sua moglie Shamira nel frattempo era tornata in Irak e lo aveva anche denunciato, come sospetto collaborazionista, alla polizia segreta di Saddam Hussein. Ciononostante, Halim volle a tutti i costi tornare a Baghdad. Per amore. Non si sa (ma non dovrebbe essere difficile immaginarlo) che fine abbia fatto una volta tornato in patria.

    Il 7 giugno 1981, due dozzine di bombardieri israeliani, con simboli arabi dipinti sulla carlinga, mimetizzati dietro un Boeing di linea che in realtà conteneva tecnologia di disturbo radar (come gli Awacks che sono stati determinanti per accecare la contraerea di Saddam nella guerra del Golfo), scaricarono il loro esplosivo precisamente sui punti disegnati nelle cartine estorte ad Halim. Il reattore irakeno venne così messo fuori uso e il sogno nucleare del raìs di Baghdad si infranse. Per nostra fortuna. Un classico caso di fine che giustifica i mezzi.
    In certi altri casi narrati da Ostrovsky anche il fine lascia a desiderare. Ma i mezzi sono sempre gli stessi. Ricatto sessuale. “È impossibile trovare una persona che non abbia almeno un segreto inconfessabile”, insegnano nella “stimata” accademia del Mossad a Tel Aviv.
    I maestri degli “007” israeliani insegnano anche a prendersi gioco dei servizi segreti alleati, sempre a sentire questo capitano ormai transfuga. Ad esempio, spesso inglesi ed americani hanno mandato nuovi congegni di spionaggio (laser o tecnologia) in Israele perché venissero collaudati dai rinomatissimi esperti del Mossad. Peccato che questi ultimi, oltre a collaudarli, li aprivano e ne fotografavano i meccanismi segreti. Poi li risigillavano e li restituivano, apparentemente intatti, al mittente.

    Probabilmente qualcuno già sapeva o aveva qualche sospetto su tali stratagemmi. Certo è che Ostrovsky li ha spiattellati a tutto il mondo con questo volume. Intuibile il disagio dei dirigenti del servizio segreto israeliano. Non si trattava più di vanterie o dei tanti “rambismi” pure contenuti nel libro, ma di vere e proprie gaffe al limite dell’incidente diplomatico. Questo spiega e giustifica i tanti e vani tentativi che Israele ha messo in atto per cercare di evitare l’uscita del libro. Ma stavolta la stessa logica utilitaristica si è ribaltata contro i caporioni del Mossad. È la legge del taglione: “Chi di spada ferisce, ecc.”.
    Ostrovsky, non è certo un idealista né un pentito (per quanto riesca difficile dare un significato decente a questo termine). Ha semplicemente badato al sodo. Voleva far soldi. Come spesso li vuole chi ragiona come lui, compresi coloro che lo hanno allevato nello Stato d’Israle.

    Dimitri Buffa
    Recensione di Dimitri Buffa comparsa su “Invarianti”, a. IV, n. 16, primavera 1991, pp. 74-76
    May 05

    A PROPOSITO DEL FRONTE SKIN: CONSIDERAZIONI PERSONALI

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    Non è mai stato facile farsi chiamare camerata, camicia nera, in poche parole : FASCISTA!!
    Questo perchè tante persone che si sono cucite addosso questo appellativo, o non spevano di che stavano parlando o semplicemente amavano le autodefinizioni per becera ignoranza. L'articolo apparso sul Corriere di ieri, a proposito dell'attacco brutale e vigliacco di un gruppetto di giovani skin nei confronti di un operaio, mi ha fatto riflettere su molte condizioni generali.
    La stampa si sa, tende a generalizzare, ed io il fronteveneto skinheads l'ho conosciuto, anche se indirettamente. Non si deve fare di tutta l'erba un fascio, e ci sono persone anche capaci e preparate nel gruppo, ma fare comunità , politica, è un altra cosa.
    La distruzione automatica del prossimo, perchè diverso, non farà mai parte della mia cultura nè di quella socialnazionale fascista ma certa gente ha difficoltà a comprenderlo, gettando fango  su di un ideologia che, se si conosce la canzone faccetta nera, o si ricorda il discorso del Duce a Bari nel 28', ha tutt'altre prerogative.
    Un progetto di destra sociale, o sinistra nazionale, come la si voglia chiamare, esiste: ma non dobbiamo permettere che balordi ce la strappino via in nome di un idlogia in cui non ci riconosciamo!!
                                                                                                                                                       Nickdux
    May 02

    Domani è un altro giorno -Movimento Zero

    Domani è un altro giorno
    Movimento Zero

    Il teatrino dei pupi ha calato il sipario sullo spettacolo elettorale, momento culminante e legittimante della baracca “democratica”. Scartati i manifesti e ripiegati gli striscioni da circo, da oggi si torna alla normalità: i commedianti dei partiti a occupare la scena e le poltrone, e i loro pupari e compagni di merende - grande industria, sistema bancario, media di regime - a tenere saldamente in mano le leve del potere reale.

    Il nemico rimane sempre lo stesso: uno Stato affamatore, centralizzatore, ostaggio delle cosche politiche ed economiche. Nulla cambia, dunque. Perchè la regola prima di questo sistema montecitoriesco è: tutto cambi perchè nulla cambi. E infatti, è proprio così.

    Ma noi siamo contenti. Sì: contenti. Perchè c’è un quarto degli italiani che non ha creduto alla votocrazia - questo il nome più adatto al regime di saltimbanchi che in giro chiamano “democrazia”. Questa è la forza da cui cominciare. Questa è la nostra - anche nostra - vittoria.

    E per noi ce ne sono altre, di soddisfazioni. La Lega Nord ha fatto il pieno di voti di chi non si fida più di destra e sinistra, di chi cerca la facile certezza di un’identità territoriale, di chi si rifugia nella parvenza di un partito anti-sistema ben inserito nel sistema. In realtà il Carroccio è un cadavere tenuto in vita dall’inarrestabile tendenza al bipartitismo, ai due maxi-partiti fotocopia, al Veltrusconi (e dai soldi del Berluskaz). La Lega è un morto che cammina e che vince. Per ora. Dopo altri cinque anni di cura romana, a meno che Bossi non subisca un elettroshock e s’inventi l’ennesimo ribaltone, la ragion d’essere leghista sarà scomparsa. Per sopravvivere e ingrassarsi, l’immaginaria Padania non deve realizzare il federalismo di cui ciancia da ormai trent’anni. E questa volta, se non lo attuerà anche in minima parte, sarà spacciata.

    Altro motivo di allegria è la cancellazione dal parlamento della sinistra paleomarxista, verdognola e cadregara. Gli avanzi non pentiti del vecchio Pci saranno costretti, poverini, alla lotta extraparlamentare. Lo stalinista del gruppo, Oliviero Diliberto, ha detto a caldo due cose che sarebbe bene segnarsi. Una, che il nuovo ideale rosso sarà la sobrietà, la rielaborazione del modello di vita. L’altra, che sarà imprescindibile riscoprire l’orgoglio della falce e martello. Cari italiani che avete voltato le spalle ai sinistri dell’ultim’ora, ci rivolgiamo a voi: se darete ancora credito a questi sopravvissuti del Novecento (anzi dell’Ottocento), finirete punto e daccapo. Vi ritroverete in un batter d’occhio a braccetto col partito delle banche (il Pd, no?). Vi confonderanno con grandi sventolìi di bandiere rosse e vi stordiranno con la ritrovata retorica della “sinistra dei lavoratori e dei deboli, della sinistra che fa la sinistra” e altra paccottiglia simile. Vi parleranno persino di decrescita, di opposizione allo Sviluppo. In realtà, vorranno solo tornare ai loro comodi posti nella cabina di comando coi compari con cui erano al governo fino a due mesi fa.

    L’eclissi della sinistra cosiddetta radicale e il montante voto di “diversità” elargito a mani basse alla Lega significano questo: si apre da oggi uno spazio potenzialmente molto ampio per chi ha le idee e il coraggio di battersi contro lo Stato usuraio e antidemocratico, contro il sistema in quanto tale. Sempre che si abbia anche la capacità di porsi fin da subito come testa di ponte per quando la crisi economica prossima ventura inizierà a scardinare la fiducia di massa (80% di votanti) che ancora sussiste in mezzo al popolo. (Per piacere, non prendiamocela con la gente. Che i servi e sciocchi siano maggioranza, questa non è una novità. Ma perchè capisca anche il più beota credente che la sua fede lo sta distruggendo, è necessario che un fatto, possibilmente grave, meglio se epocale, preferibilmente economico e sociale, incrini le sue certezze corroborate dal consumo quotidiano di merci inutili e disinformazione onnipresente).

    L’astensione voleva essere solo un segnale. Oggi è il terzo partito in Italia. Ma ciò che occorre da domani è organizzare la delusione, lo scetticismo, la consapevolezza, l’avversione, la frustrazione e il senso di esclusione - patrimonio variegato di sentimenti e pensieri che si estende anche a chi ha votato: non sottovalutiamo questo aspetto. Il dovere di ieri era non votare. La missione di domani sarà infondere un’anima e indicare battaglie a chi vuole ribellarsi. Senza più delegare alla votocrazia la propria libertà.

    Alessio Mannino