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    June 23

    IL NUOVO DRAMMA DELLA SOCIETA' MODERNA

     

    Una coppia di giovani è stata trovata con le vene dei polsi tagliate e uno squarcio alla gola in un appartamento in zona Trionfale, a Roma. La ragazza, poco più che ventenne, è morta, mentre il giovane è stato ricoverato in fin di vita al Policlinico Gemelli. I due sono stati trovati dal padre del ragazzo. Accanto al letto due taglierini, un coltello e un biglietto: "Perdonateci, speriamo di non avervi delusi, ma eravamo stanchi".

    Dei due ragazzi sono stati forniti solo i nomi e non i cognomi: lei si chiamava Loredana, lui si chiama Nicolò. Accanto al letto sul quale erano riversi, in un lago di sangue, è stato trovato un biglietto, poche righe scritte per i genitori: "Speriamo di non avervi deluso. Siamo stanchi, perdonateci. Lasciateci insieme, addio. Loredana e Nicolò". I ragazzi sono stati trovati nell'appartamento nel quale convivevano dai genitori di lui che abitano al piano di sopra: erano sul letto in un lago di sangue.

    La ragazza aveva profonde ferite al collo e ai polsi, presumibilmente inferte con un'arma da taglio. Anche lui aveva tagli ma solo alla gola. L'appartamento dove si è consumata la tragedia si trova in una zona residenziale di Roma, in una strada privata: l'edificio è a due piani, color rosa, ed è tutto di proprietà della famiglia del ragazzo.

    "Era una coppia tranquilla e affiatata: stavano insieme da almeno due anni". Così il titolare del ristorante di vicolo dell'Acqua Paola, a Roma, a pochi passi dalla villetta dove si è consumata la tragedia dei due giovani romani. "Il padre - ha aggiunto il ristoratore - lo incontro spesso, so che lavora in un'agenzia immobiliare: si tratta di una famiglia normale, siamo tutti sconvolti per quanto accaduto".

    CE NE SAREBBE DA COMMENTARE E DA ADDOSSARE COLPE, MA CHE CI STA SUCCEDENDO??

    LASCIO SPAZIO AGLI INTERVENTI, IO SONO ORAMAI NAUSEATO!!

    June 20

    Dopo Taranto ecco un altro comune in rosso: la Capitale Roma

    veltroni_10Se il vostro amministratore di condominio spendesse in spese straordinarie un milione di euro senza interpellare i condomini. E se il milione di euro di buco lo pagasse la collettività attraverso le tasse. In questo caso dovreste farvi due domande: perché l’amministratore può spendere i soldi che non ha? Perchè deve pagare la collettività? E’ quello che succede ogni giorno con i sindaci dei nostri comuni. Più dilapidi i soldi che non hai, più voti prenderai in campagna elettorale. Se James Bond aveva il diritto di uccidere, Topo Gigio Veltroni e i suoi colleghi hanno il diritto di spendere.
    La Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine nel bilancio del Comune di Roma. Tra debiti di 8.151 milioni di euro accumulati a fine 2007, finanziamenti sul mercato, completamento metropolitane, debiti fuori bilancio e debiti di società partecipate, il comune capitolino ha raggiunto 10.709 milioni. Un K2 alla romana. Tecnicamente parlando il comune di Roma è fallito, non potrebbe pagare i suoi impiegati.
    Marco Causi, assessore al bilancio nei due mandati di Veltroni, ha dichiarato: “Non abbiamo occultato un bel nulla. Nel 2001 abbiamo ereditato uno stock di debito pesante, pari a 6,1 miliardi, aggravato dagli investimenti per costruire le nuove metropolitane. E’ un bluff”. Insomma, la colpa del debito è al 60% di Er Cicoria e al 40% di Topo Gigio. Un bluff di 10 miliardi a carico dei contribuenti di tutta Italia. Notti bianche e conti in rosso.
    Gli ispettori hanno rilevato che: “L’andamento delle entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo”. Tremonti, senza dare troppo nell’occhio, sta finanziando con qualche centinaio di milioni di euro dello Stato le casse vuote della Capitale dei debiti.
    I sindaci devono essere messi sotto controllo, non possono spendere i soldi che non hanno. Se lo fanno, paghino loro non i contribuenti. Nel 2009 ci saranno le amministrative. E’ bene prepararsi da ora. Roma è solo la punta dell’iceberg.

    Fonte: www.beppegrillo.it

     

    June 19

    A VOLTE RITORNANO

    La tv elvetica «Schweizer Fernsehen» l'aveva preso dal web senza controllare

    Euro 2008: il televideo svizzero pubblica l'inno nazista durante Austria-Germania

    Al momento dell'inno tedesco in tv sono apparse le parole usate durante il regime hitleriano

    MILANO - Qualche ricerca storica più accurata avrebbe risparmiato un'incresciosa gaffe all'emittente svizzera SF2. Lunedì - come riporta il quotidiano svizzero Blick - durante l'inno tedesco prima della partita degli europei tra Austria e Germania, il teletext alla pagina "777" dell'emittente ha mandato in onda i sottotitoli del primo verso del brano, quel "Deutschland, Deutschland über alles, Über alles in der Welt" (Germania, Germania, sopra di tutto sopra di tutto nel mondo) tanto in voga durante il nazismo e poi ignorato dalla caduta del Terzo Reich.

    LE STROFE - La prima strofa dell'inno tedesco, che delinea una Germania che si estende dal Belgio al Nord Italia, era popolare durante il Nazismo. L'incipit dell'inno voleva infatti essere un incitamento del popolo tedesco all'unità della patria. Dalla fine della Seconda guerra mondiale però, i tedeschi hanno cantato solamente il terzo verso del brano «Deutschlandlied», che dal 1991 è diventato inno ufficiale dopo l'unificazione delle due Germanie. «È stato un errore imperdonabile», ha ammesso Gion Linde, responsabile dei sottotitoli di «Swiss Text» per l'emittente elvetica. Secondo quanto riporta il quotidiano due giornalisti sportivi dell'emittente svizzera «Schweizer Fernsehen» hanno trovato l'inno su Internet. Purtroppo per loro sono finiti sulla pagina web sbagliata. I due, ha fatto sapere «Schweizer Fernsehen», non rischiano, tuttavia, il posto. Per loro è previsto una lezione gratuita di storia, incentrata prevalentemente sul nazionalsocialismo, ha fatto sapere infine Linde.

    Elmar Burchia

    Come dire: l'ombra di Adolfo non li abbandonerà mai...e magari a qualcuno è anche piaciuto e se l'è cantato eheheheh

    June 18

    DOV'E' FINITO LO STATO DI DIRITTO? CONSIDERAZIONI SULLE PROSPETTIVE FUTURE

      
    Non sarà una camicia nera, magari sarà massone, ma ha palle da vendere...Noi invece abbiamo il buon Romagnoli che pensa bene di cacciare Iannone ed allearsi col PdL. Giudeo del Cazzo!!!
    Forza Casa Pound ( a proposito auguri a Carlo Marconcini per il nuovo centro di Bologna) e Forza Marco Travaglio.
    June 16

    L'Ultimo Fronte contro la dittatura plutocratica

      FONTE: LA VELINA AZZURRA (BLOG)

    L’unico popolo che si è opposto per secoli con le armi alla prepotenza inglese; l’unico che negli Usa ha saputo seriamente contrastare il dominio coloniale dell’oligarchia Wasp; ed ora l’unico che, ribellandosi al trattato-truffa di Lisbona, ha saputo vincere la stanchezza di un continente votato alla sconfitta e all’avvento integrale della dittatura anglo-bancaria. Da togliersi il cappello, signori, da abbassare le insegne e i gagliardetti, come si diceva una volta. Questi irlandesi pazzi e ubriaconi, questi selvaggi attaccabrighe e bombaroli dell’indomabile periferia del continente hanno riaperto i giochi concedendoci una residua possibilità di lotta e un’ipotesi di futuro alternativo. Dio li benedica.

    C’eravamo infatti già arresi alla schiacciante superiorità del nemico. In quel magico 2005 l’orgoglioso, splendido rifiuto popolare di francesi e olandesi al Trattato costituzionale europeo aveva aperto una fase di ripensamento, uno scenario di revisione realistica sulla natura del cosiddetto processo d’integrazione europea. Quel tentativo finale di sottrarre agli Stati continentali, dopo la leva monetaria, anche gli ultimi significativi poteri per affidarli all’evanescente cupola burocratica di Bruxelles era stato bocciato e doveva essere seppellito. Per un momento l’abbiamo sperato. Ma non conoscevamo ancora l’inesauribile capacità di sopraffazione degli euro-burattinai e degli euro-fantocci. Il cosiddetto Trattato di Lisbona, poi sfacciatamente riproposto ai popoli europei, non è altro che la stessa bozza costituzionale riscritta e riciclata. Un imbroglio indegno, perpetrato sempre con lo stesso obiettivo: distruggere gli Stati europei e assemblarli in un’amorfa entità sovra nazionale senza storia e senza identità.

    Questa volta i succubi capi dei governi, a cominciare dagli “americani” camuffati Sarkozy e Angela Merkel, erano stati mobilitati a procurarsi una sbrigativa ratifica nei vari Parlamenti, evitando i rischi di nuovi referendum popolari. Elementare: poiché i popoli non intendono rinunciare ai loro valori nazionali bisogna assolutamente evitare che votino. Proprio come nelle vere democrazie! Pensate: 18 Paesi europei tra cui l’Italia sono finora entrati nell’Euro rinunciando alla propria moneta per semplice decisione dei governi e senza neppure un referendum consultivo interno e nemmeno un vero confronto parlamentare. Battere moneta è il primo attributo di uno Stato sovrano mentre gli italiani un giorno lessero sui giornali che il loro governo vi aveva rinunciato decidendo esso nel nome di presunti superiori ideali e interessi europei.

    Con il trattato di Lisbona si voleva fare cosa analoga. Su 27 Paesi dell’Unione 18 Parlamenti lo hanno ratificato di corsa. In Italia la Lega Nord aveva chiesto un referendum, sebbene con voce debole e pronta alla rinuncia. La storia sembrava quindi chiusa. Ma l’Irlanda ha voluto esercitare il suo diritto al referendum, ed ecco il risultato. Leggetevi la stampa nazionale ed internazionale di oggi e ridete davanti ai fantocci costernati e sconvolti, incapaci di ammettere che il grande progetto è davvero fallito; intenzionati ad andare avanti nonostante tutto e concentrati nella ricerca di una nuova frode. La regola dice che in caso di rifiuto di uno degli Stati membri il nuovo trattato decade. Ma il coro già lamenta quanto sia ingiusto che uno solo dei partecipanti possa condizionare la volontà degli altri. E invita a proseguire nelle ratifiche parlamentari. Vedrete, ci proveranno ancora.

    La Velina Azzurra
    Fonte: http://velina-azzurra.blogspot.com/
    14.06.08
    June 10

    Irlanda e Lisbona: verso il no? Speriamo

    Maurizio Blondet   
    Fra poche ore l’Irlanda va al referendum: per il Trattato di Lisbona, la pseudo-costituzione europea che non dice il suo nome. La massoneria eurocratica trema, perchè il fronte del «no» guadagna punti.

    L’Irish Times ha condotto un sondaggio, che dà al «no» il 35% e al «sì» il 30%.
    In seguito, il Sunday Business Post ha commissionato un altro sondaggio, l’ultimo che è possibile diffondere prima del voto di giovedì: 49% al «sì» e 39 % al «no».

    Ma con un particolare inquietante per i massoni: anche in quest’ultimo sondaggio, il «no» ha guadagnato 6 punti, il «sì» un punto. E gli indecisi si aggirano, secondo Irish Times, sul 28%.

    Il fronte del «sì» sta ricorrendo a trucchi e menzogne che, benchè tipici di lorsignori, non sono meno vergognosi. Per esempio il sindacato dei coltivatori irlandesi consiglia il «sì» dopo la promessa del primo ministro, Brian Cowen, di usare il suo diritto di veto nei negoziati con l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC, World Trade Organisation) a difesa degli interessi agricoli.

    Piccolo, trascurabile dettaglio: tale «diritto di veto» non esiste, nè per il premier irlandese nè per nessun altro, nemmeno per la UE nel suo complesso. E i negoziati presso l’OMC non c’entrano nulla con il Trattato di Lisbona, se non in quanto frutti del regime oligarchico mondiale.

    Pochi giorni prima, a Lussemburgo, i ministri della Giustizia dei 27 membri UE hanno discusso nuove misure destinate a rendere più facile il divorzio nell’Unione Europea. La Svezia in primo piano, contrarissima ad ogni compromesso coi cattolici; si andava verso una «cooperazione rinforzata», che consente di imporre e far avanzare un progetto anche quando manca l’unanimità.

    A questo punto però il rappresentante irlandese, Bobby McDonagh, ha fatto presente che tale discussione poteva danneggiare i fautori del «sì» al referendum, che si annuncia pure difficile... Risultato: discussione chiusa, progetto rimandato a dopo il referendum.

    «Abbiamo ritenuto saggio concederci una pausa di riflessione», ha detto il rappresentante sloveno (la Slovenia ha la presidenza pro-tempore). Il commissario europeo alla Giustizia, il francese Jacques Barrot, ha detto: «Non è il momento». Lasciamo votare gli irlandesi, poi...

    Non è la sola pausa di riflessione che la cosca eurocratica ha deciso per non svegliare l’irlandese che dorme. Si doveva discutere il bilancio dell’Unione Europea: rimandato a settembre. Si doveva diffondere il rapporto al parlamento europeo sull’attuazione del Trattato di Lisbona (i kommissari se ne infischiano delle opinioni pubbliche, già dettano l’appplicazione del Trattato): rimandato a fine giugno. Stava per uscire il Libro Bianco francese sulla Difesa e la Sicurezza, dove si parla ovviamente del rafforzamento della difesa europea: rimandato al 12 giugno anche quello, su richiesta a Parigi del governo irlandese. Silenzio, zitti zitti piano piano.

    Ma in un caso la euro-massoneria ha dovuto parlare (1). Gli oppositori irlandesi hanno scoperto che il Trattato di Lisbona permetterebbe l’introduzione dell’aborto in Irlanda, vietato dalla Costituzione irlandese (articolo 40.3.3); allora la Commissione per il referendum ha emanato una dichiarazione asserendo che il protocollo 35 del Trattato di Lisbona garantisce che nulla può toccare della Costituzione. Era una menzogna.

    Come ha rilevato il Coir, il gruppo d’opposizione al referendum e all’aborto, quello emanato dalla Commissione è un’opinione tutta sua. «Il Trattato di Lisbona dà alla Corte europea di Giustizia il diritto a prendere decisioni riguardo alle leggi irlandesi sull’aborto, sulla famiglia e sui diritti dei minori», ha insistito. Infatti.

    I «protocolli» del Trattato sono praticamente illeggibili, a bella posta (una versione del trattato completa, senza taglia-e-cuci, è stata ricostruita solo dal 9 maggio) (2). Ma resta che l’articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali effettivamente dà alla Corte di Giustizia il diritto di impancarsi sul diritto alla vita nei Paesi membri. In più, c’è un «protocollo» sui servizi d’interesse generale che impone «l’eguaglianza di accesso e di trattamento» fra i sudditi europei.

    E dal 1991 - ecco il trucco - in base ad un certo «lodo Grogan», la Corte di Giustizia include l’aborto fra i «servizi economici»... da dare egualmente a tutte le povere donne. Senza contare che, per principio, il «diritto» europeo supera tutte le leggi nazionali, costituzioni comprese.

    Non basta ancora: i massoni e i loro complici politici vogliono andare sul sicuro. A febbraio scorso, un emendamento presentato al parlamento europeo, che proponeva di rispettare il risultato del referendum irlandese, è stato bocciato a larga maggioranza dai deputati - che dovremmo avere eletto noi (ma naturalmente non è vero: li hanno «eletti» i partiti). Hanno votato a favore della proposta 129, contro 499, astenuti 33.

    Ecco quello che fanno i «nostri» parlamentari a Strasburgo e Bruxelles, quando sanno di non essere visti. Hanno deciso di ignorare il risultato del referendum irlandese, se sarà un «no». Diranno che l’Irlanda è un Paese piccolissimo, senza peso, e non può cambiare la «volontà unanime» di noi europei... noi che non abbiamo votato, e quelli (francesi e olandesi) che hanno votato «no».

    I poteri forti americani sono arrivati al punto di minacciare gli irlandesi, se votano no, di sanzioni. E’ accaduto a Dublino il 22 febbraio scorso, alla Camera di Commercio Americana in Irlanda. Il nuovo presidente di detta Camera, Paul Rellis, (un uomo del sindaco Bloomberg di New York, isnomma dell’alta finanza) ha ricordato a una platea di imprenditori che le aziende USA sono interessate a investire in un’Irlanda che, come membro della UE, «dà accesso ai 460 milioni di consumatori europei».

    «Gli investimenti americani in Irlanda sono oggi pari a 83,6 miliardi di dollari», ha ricordato Rellis: «Un’Irlanda al cuore dell’Europa, con istituzioni riformate, rafforzate e più responsabili (sic) è infinitamente preferibile a un’Irlanda che diventi un ostacolo al comune progresso del continente. Un voto ‘no’ manderebbe un segnale molto negativo alla comunità degli affari e può influire sugli investimenti in Irlanda».

    Noi ingenui possiamo chiederci perchè mai gli Stati Uniti devono dire la loro sull’Europa. Non possiamo far di meglio che riportare integralmente un articolo apparso su Il Giornale  il 7 giugno, segnalatoci da un lettore:

    «In questi giorni, con la ratifica da parte del Parlamento italiano del cosiddetto Trattato di Lisbona, si porrà fine definitivamente all’esistenza delle nazione Italia. E mano a mano si porrà fine all’esistenza di quasi tutte le altre nazioni in Europa. Non bisogna sorprendersi del silenzio che accompagna l’atto più importante che sia mai stato compiuto dal 1870 con il regno d’Italia. E’ un silenzio che non è dovuto soltanto al volere dei governanti, ben sicuri fin dall’inizio dell’operazione ‘Unione europea’ che bisognava tenerne all’oscuro il più possibile i cittadini, ma anche alla obiettiva difficoltà per i giornalisti di fornire informazioni e tanto meno spiegazioni di un progetto che esula da qualsiasi concetto di ‘politica’. Il Trattato di Lisbona è infatti una ‘visione del mondo’ universale, una teologia dogmatica con le sue applicazioni pratiche, la forma più assoluta di totalitarismo che sia mai stata messa in atto. Come potrebbero i giornalisti istruire con poche parole milioni di persone sulla metafisica di Kant? Eppure c’è quasi tutto Kant, inclusa la sua proposta per la Pace Perpetua, nel progetto dell’Unione europea. Ma c’è anche molto Rousseau, molto Voltaire, molto Marx, con in più quello che Tremonti definisce ‘mercatismo’: l’assolutizzazione del mercato. La falsificazione dei significati linguistici accompagna fin dall’inizio l’operazione europea: quello che viene firmato non è affatto un Trattato e non è neanche una ‘Costituzione’, come era stato chiamato prima che i referendum popolari lo bocciassero. E’ la proclamazione di una religione universale, accompagnata in tutti i dettagli dagli strumenti coercitivi verso i popoli e verso le singole persone per realizzarla. E’ il passo fondamentale, dopo averlo costituito in Europa, per giungere alla meta prefissata: il governo mondiale. Posso indicare in questo breve spazio soltanto alcuni degli strumenti preordinati:

    A) Il sincretismo fra le varie religioni e fra i vari costumi culturali. Un sincretismo che verrà raggiunto con lo spostamento di milioni di persone e smussando tutte le differenze attraverso il ‘dialogo’. Discendono da questa precisa volontà dei governanti le ondate immigratorie che stanno soffocando l’Europa d’occidente. Si tratta di decisioni di forza, prese a tavolino: se nasceranno reazioni o conflitti, come di fatto sono già nati, provvederanno le schedature biometriche, la polizia e il tribunale europeo a eliminarli.

    B) Il governo concentrato in poche persone, quasi sconosciute ai cittadini, mentre diventano sempre più pleonastici i parlamenti nazionali. Il parlamento europeo, infatti, tanto perché nessuno possa obiettare in seguito che non aveva capito, è stato istituito fin dall’inizio privo di potere legislativo. Pura finzione al fine di gettare polvere negli occhi ai cittadini e tenere buoni con ricche poltrone i residui pretendenti al potere nell’impero fittizio.

    C) Nella sua qualità di fase di passaggio verso il governo mondiale, l’Europa deve essere debolissima, come infatti sta diventando. Per ora qualcuno lo nota a proposito dell’economia e della ricerca (ricerca significa intelligenza), ma presto sarà chiaro a tutti l’impoverimento intellettuale e affettivo di popoli costretti a perdere la propria identità, la propria ‘forma’ in ogni settore della vita. In Italia la perdita è più grave per il semplice motivo che gli italiani sono i più ricchi di creatività. Di fronte al vuoto di qualsiasi ideale e di qualsiasi futuro, i giovani si battono per quelli vecchi inesistenti, oppure ‘si annoiano’. Vi si aggiungono con uguale impoverimento i milioni di immigrati, anch’essi sradicati dalla loro identità e gettati nel crogiolo della non-forma.
    Si tratta di conseguenze ovvie, perseguite con ostinazione durante il passare degli anni sia dai fanatici credenti nella religione universale che da coloro che se ne servono per assolutizzare il proprio potere. Ci troviamo di fronte a quello che i poeti tedeschi individuavano chiaramente durante il nazismo come ‘il generale naufragio dello spirito’. Seppellire le nazioni per paura del nazionalismo significa provocare di nuovo il generale naufragio dello spirito
    ».
    www.effedieffe.com
    June 07

    IL PIU' GRANDE RIVOLUZIONARIO DELLA STORIA

    RICORDATE QUESTA SCENA: NON VI RICORDA NIENTE...RIFLETTETE!!
    OGGI COME ALLORA GUAI A VOI SCRIBI, FARISEI, MERCANTI AVIDE ED IPOCRITI
      
     
    GESU' CRISTO, PRINCIPALE GUIDA D'ISPIRAZIONE PER MIGLIAIA DI GENERAZIONI
    June 06

    NATO vs SCO: prospettive ed ulteriori approfondimenti

      DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
    Global Research

    Il premier israeliano Ehud Olmert ha invocato il ricorso "ad ogni mezzo possibile" per fermare il programma nucleare iraniano. Olmert, appena giunto a Washington ha replicato alle ennesime minacce del presidente iraniano Mahmoud Ahamdinejad che Israele sara' cancellato avvertendo che "la minaccia iraniana deve essere fermata con ogni mezzo possibile. La comunita' internazionale ha il dovere e la reposanbilita' di chiarire alla'Iran con misure drastiche che se continueranno a cercare di realizzare ordigni atomici le ripercussioni saranno devastanti". (Repubblica, 4 Giugno 2008)

    I mezzi di comunicazione non sono stati in grado di informare sulla storia dei preparativi di guerra USA diretti contro l'Iran. Una insufficiente copertura mediatica ha iniziato ad affiorare a mezzo stampa agli inizi del 2007.

    Pur esistendo documenti e rapporti militari ufficiali che li confermano, l'opinione pubblica è stata largamente tenuta all'oscuro e male informata riguardo a questi preparativi di guerra.

    L'ipotesi di una guerra contro l'Iran viene presa in considerazione già a partire dalla metà degli anni '90 come parte di una "sequenza" strategica operativa. Durante l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA (USCENTCOM) aveva formulato piani per teatri di guerra che includevano l'invasione dell'Iraq e quindi quella dell'Iran:

    "I grandi interessi e obiettivi di sicurezza nazionale espressi nella National Security Strategy (NSS) del Presidente e nella Chairman's National Military Strategy (NMS) costituiscono le fondamenta della strategia operativa dei Comandi Centrali USA. La NSS punta all'implementazione di una strategia di doppio contenimento degli stati canaglia di Iraq e Iran finché questi stati pongono una minaccia agli interessi degli Stati Uniti, ad altri stati nella regione, e ai loro stessi cittadini. Il Doppio contenimento è progettato per mantenere l'equilibrio di potere nella regione senza dipendere da Iraq o Iran. La strategia operativa dell'USCENTCOM è basata sull'interesse e concentrata sulle minacce. Lo scopo del coinvolgimento USA, come esposto nella NSS, è di proteggere gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione – l'accesso sicuro e ininterrotto al petrolio del Golfo da parte degli USA e dei suoi alleati" (USCENTCOM, http://www.milnet.com/milnet/pentagon/centcom/chap1/stratgic.htm#USPolicy, grassetto aggiunto)



    "L'esercito, la marina, l'aeronautica e i marines USA hanno tutti preparato dei piani di guerra e passato quattro anni costruendo basi e esercitandosi per l''Operazione Libertà iraniana'. L'ammiraglio Fallon, il nuovo capo del Comando Centrale USA [dimessosi nel Marzo 2008, nda], ha ereditato piani computerizzati sotto il nome di TIRANNT (Theatre Iran Near Term)". (New Statesman, 19 Feb 2007)

    Il testo seguente [nell'originale inglese a questo link, n.d.r], intitolato Attacco Pianificato Israelo-Statunitense all'Iran fu pubblicato tre anni fa da Global Research nel Maggio 2005. Delinea la prima fase dei preparativi di guerra Israele-USA in relazione all'Iran.

    Mentre una buona parte di questa analisi rimane valida, la pianificazione militare in relazione all'Iran è adesso ad un punto ben più avanzato. Inoltre, anche la struttura delle alleanze militari sottostanti ai piani del Pentagono si è evoluta. Adesso la NATO è parte dell'alleanza militare.

    Sotto gli auspici della NATO, in linea con il Pentagono, le forze britanniche, tedesche, turche e francesi sono destinate a giocare un ruolo cruciale nel caso di un attacco all'Iran e alla Siria.

    A questo proposito, vale la pena di notare che già nel 2005, la NATO e Israele avevano gettato le basi per un accordo di cooperazione militare a lungo termine. A sua volta la Turchia, che da un punto di vista militare costituisce una forza significativa all'interno della NATO, ha un ampio accordo bilaterale di cooperazione militare con Israele.

    Secondo affermazioni e documenti militari, gli USA, Israele e le forze alleate sono "in uno stato di allerta avanzato". Di fatto molta della pianificazione di guerra aveva già raggiunto quello "stato avanzato" nel 2005.

    Diverse variabili importanti entrano in gioco nel valutare la possibilità di una guerra totale all'Iran.

    "Uno stato di allerta avanzato" per attaccare l'Iran non significa che si avrà effettivamente una guerra. Bisogna considerare una quantità di importanti fattori di bilanciamento.

    Sfoggio di potere

    Oltre alla guerra aperta, i preparativi di guerra voluti dagli USA facilitano diversi altri obiettivi di politica estera.

    La minaccia di guerra associata all'avanzata prontezza militare viene spesso utilizzata per costringere i Paesi all'obbedienza, a obbligarli a rinunciare alla propria sovranità, ad aprire la loro economia agli investitori occidentali, a privatizzare e liquidare i propri beni a favore di compagnie americane, ecc. Queste minacce saranno efficaci solo se il Paese non ha la capacità di difendersi militarmente. Anche la forza della propria economia nazionale è una considerazione importante.

    Lo sfoggio di potere militare va in relazione con l'Iran. L'obiettivo è quello di sottomettere definitivamente l'Iran come potenza regionale e prendere possesso delle sue ricchezze petrolifere, che costituiscono approssimativamente il dieci percento del totale delle riserve mondiali.

    Qual è la capacità militare dell'Iran, o meglio la sua capacità di difendersi e di infliggere danni agli USA e alle forze alleate?

    La risposta a questa domanda ci richiama essenzialmente a due aspetti.

    Primo, l'Iran dispone di un avanzato sistema antiaereo, che usa tecnologia iraniana e russa. Inoltre, secondo esperti militari occidentali, ha perfezionato le capacità del propri missili balistici al punto che sarebbe capace di infliggere danni notevoli alle installazioni militari USA e alleate in Iraq, nel Golfo Persico e in Israele.

    Durante questi ultimi anni, l'Iran si è preparato attivamente ad un attacco sostenuto dagli USA. Inoltre, come conseguenza dell'aumento repentino degli introiti petroliferi, il governo di Teheran ha rafforzato la propria capacità di finanziare la sua affidabilità militare. A questo proposito, l'Iran si trova in una situazione molto diversa da quella in cui si trovava l'Iraq prima dell'invasione del 2003, bersagliata dai raid anglo-americani sotto le "No Fly Zone" sommati a più di dieci anni di funeste sanzioni economiche.

    I pianificatori militari USA sono pienamente consapevoli della possibilità dell'escalation. Se dovessero venir sferrati attacchi aerei di vasto respiro, le forze convenzionali iraniane passerebbero immediatamente oltre il confine iracheno e attaccherebbero le installazioni militari USA. Questo è un fattore che ha contribuito a "mettere la guerra in attesa".

    Invece che bombardamenti intensivi che porterebbero a una rappresaglia, Washington potrebbe scegliere come primo passo una più generalizzata campagna militare per sferrare attacchi aerei limitati, nell'ipotesi che l'Iran non attui alcuna rappresaglia. Secondo Philip Giraldi, l'attacco dovrebbe "essere il più possibile 'chirurgico' e limitato, inteso a colpire solo al-Qods e ad evitare perdite civili". Prima di lanciare un "attacco limitato", gli USA tenterebbero di assicurarsi, attraverso minacce e negoziazioni segrete, che la rappresaglia non avvenga.

    La "capacità di combattere guerre" delle forze armate USA

    L'Amm. William Fallon, che è stato recentemente rimosso dalla carica di Comandante del Comando Centrale USA (USCENTCOM), era acutamente conscio della capacità iraniana di rispondere militarmente e di infliggere perdite significative agli USA e alle forze della coalizione. Questo convincimento fu di fatto introdotto all'inizio degli scenari di guerra del 2003 sotto TIRANNT.

    Prima delle proprie dimissioni, l'Ammiraglio Fallon minimizzò sulla possibilità di una guerra con l'Iran: "Credo che non stiamo andando verso l'Iran".

    Il presidente del Joint Chiefs of Staff Ammiraglio Michael Mullen, pur sostenendo ampiamente l'amministrazione Bush-Cheney, ha ufficialmente ammesso la debolezza militare USA. Le guerre in Iraq e Afghanistan "potrebbero aver minato la capacità militare di combattere guerre contro avversari importanti - incluso l'Iran." ( citato in Haaretz, 22 Ottobre 2007).

    In un'intervista rilasciata al New York Times, Mullen ha affermato:

    "...i rischi potrebbero essere molto, molto alti.... Siamo in conflitto con due Paesi lì adesso... Dobbiamo essere incredibilmente cauti su un potenziale conflitto con un terzo Paese in quella parte del mondo".


    Queste affermazioni furono fatte agli albori del suo mandato da Presidente del Joint Chiefs of Staff nell'ottobre 2007.

    Le esitazioni di Mullen sulla guerra all'Iran non sono basate su una posizione politica divergente ma su una valutazione realistica delle capacità militari USA. L'Ammiraglio Mullen riconosce che le truppe USA sono troppo sparpagliate e che in relazione all'Iraq incontrano seri problemi con il reclutamento.

    Inoltre, tacitamente confermato dal Pentagono, le forze USA e della coalizione stanno incontrando una fiera resistenza sia in Afghanistan che in Iraq.

    La nomina del Generale David Petraeus a capo dell'USCENTCOM

    La nomina del Generale David Petraeus a capo del Comando Centrale USA (USCENTCOM) è servita a neutralizzare una potenziale opposizione dentro le Forze Armate USA. Essa rinforza la capacità del Vice Presidente Cheney di ordinare un attacco e assicura che i militari sosterranno completamente l'amministrazione Bush.

    L'obiettivo è di "preparare l'Iran per l'attacco" utilizzando come pretesto e giustificazione il presunto intervento iraniano in Iraq, "dato che l'Iran [...] è responsabile del crescente numero di perdite tra i soldati americani in Iraq" (Vedi "l'Iran dovrebbe essere 'pronto per un attacco'" di Muriel Mirak-Weissbach, Global Research, Maggio 2008). L'Iran è anche accusato di intervenire in Afghanistan e in Libano. A questo proposito, gli attacchi israeliani al Libano del 2006 fanno parte di un piano per una più vasta guerra diretta contro Iran e Siria (Vedi Mahdi D. Nazemroaya, Global Research, Maggio 2007).

    Scontri armati in Libano

    I recenti scontri armati in Libano che hanno visto Hezbollah opporsi all'Alleanza del 14 Marzo hanno precipitato il paese nel caos. I combattimenti sono scoppiati dopo che il governo pro-USA di Siniora aveva annunciato un giro di vite su Hezbollah.

    Hezbollah ha preso il controllo di parti di Beirut Ovest aprendo la strada ad un intervento di "peacekeeping" della NATO in Libano. Un maggiore coinvolgimento della NATO unito alla militarizzazione dell'intera costa del Mediterraneo dell'Est è parte integrante dello scenario di guerra Iran-Siria: un ruolo di "peacekeeping" per le forze NATO, per conto di Israele, indirizzato verso la Siria così come verso Hezbollah e Hamas.

    Questi recenti avvenimenti in Libano sono stati innescati abbastanza deliberatamente con l'obiettivo di destabilizzare il paese. Sono parte del piano militare voluto dagli USA; sono finalizzati a porre le basi per un confronto con la Siria.

    La struttura delle alleanze militari

    La struttura delle alleanze militari è cruciale. Gli alleati degli Stati Uniti sono Israele e la NATO.

    Gli alleati dell'Iran sono Cina e Russia, e i membri del Patto di Shangai (SCO).

    Sia la Cina che la Russia hanno stretto degli accordi di cooperazione militare a lungo termine con l'Iran. Dal 2005, l'Iran ha lo status di membro osservatore all'interno del Patto di Shangai. A sua volta, lo SCO ha legami con il Collective Security Treaty Organization (CSTO), un accordo trasversale di cooperazione militare tra Russia, Armenia, Bielorussia, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan.

    Nell'ottobre 2007, il CSTO e lo SCO hanno firmato un memorandum d'intesa, gettando le basi per la cooperazione militare tra le due organizzazioni. Questo accordo SCO-CSTO, appena menzionato dai media occidentali, implica la creazione di una alleanza militare completamente sviluppata tra Cina, Russia e gli stati membri di SCO/CSTO. Vale la pena di notare che il CSTO e lo SCO hanno condotto delle esercitazioni militari congiunte nel 2006, che coincidono con quelle condotte dall'Iran (Per ulteriori dettagli vedi Michel Chossudovsky, "Russia and Central Asian Allies Conduct War Games in Response to US Threats", Global Research, Agosto 2006).

    Nel contesto dei piani di guerra USA diretti contro l'Iran, gli Stati Uniti stanno anche cercando di indebolire gli alleati iraniani, ossia Russia e Cina. Nel caso della Cina, Washington sta cercando di manomettere gli accordi bilaterali tra Pechino e Teheran, così come il tentativo iraniano di riavvicinamento allo SCO, che ha il suo quartier generale a Pechino.

    A questo proposito, un'operazione militare rivolta contro l'Iran può avere successo solo se la struttura di alleanze militari che lega l'Iran alla Cina e alla Russia viene prima significativamente indebolita.

    Ci sono elementi che segnalano come questa alleanza militare Euro-Asiatica alla base dello SCO si sia effettivamente rafforzata. Sebbene l'Iran abbia tuttora lo status di osservatore, il governo di Teheran ha espresso il proprio desiderio di diventare pieno membro dello SCO. Inoltre, nel corso dell'ultimo anno, l'Iran ha rafforzato i suoi patti bilaterali nel campo dell'energia, degli oleodotti e dei gasdotti con l'India così come con il Pakistan. Il posizionamento dell'India a fianco dell'Iran nel campo del petrolio e dell'energia è un'ulteriore fattore di indebolimento per l'influenza di Washington nella regione.

    Quello che Teheran cerca è "nientemeno che un progetto per una nuova correlazione delle nazioni euroasiatiche, la cui collaborazione nello sviluppo dell'infrastruttura continentale—energia nucleare, oleodotti e gasdotti, trasporti—stabilirebbe le basi economiche, e quindi politiche, per una reale indipendenza" (vedi Muriel Mirak Weissbach, Maggio 2008).

    La Storia sottolinea l'importanza di una competizione tra alleanze militari. Nel contesto attuale, gli USA e i loro partner NATO stanno tentando di ostacolare la formazione di una coesa alleanza militare euroasiatica SCO-CSTO, che potrebbe effettivamente combattere e contenere l'espansionismo militare USA-NATO in Eurasia, combinando le capacità militari non solo di Russia e Cina, ma anche delle tante repubbliche ex-sovietiche come Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan.

    La decisione di iniziare una guerra: Una scelta non razionale

    La decisione di iniziare una guerra non viene presa dall'alto comando militare.

    La decisione di iniziare una guerra viene presa da civili.

    Le Forze Armate USA sono caratterizzate da una gerarchia e da una catena di comando. Gli ordini vengono dall'alto, emanati dal "governo civile", cioè l'amministrazione Bush. Vengono trasmessi verso il basso attraverso la catena di comando militare. Una volta che l'ordine di iniziare una guerra viene recepito non è discusso o dibattuto, viene eseguito dai militari. Inoltre, realisticamente, implementando un "attacco preventivo" all'Iran, l'amministrazione Bush scavalcherebbe il Congresso USA, in violazione plateale dell'Articolo I, Sezione 8 della Costituzione USA.

    In pratica, il Presidente e Comandante in Capo, cioè George W. Bush, non decide. Anche lui esegue ordini provenienti dall'alto. Segue i diktat di potenti interessi finanziari e industriali.

    Questa guerra è guidata dal profitto. "La guerra fa bene agli affari". È una macchina da soldi. Il risultato sono miliardi di dollari di profitti per Wall Street, i giganti del petrolio e il complesso militar-industriale, per non parlare degli speculatori istituzionali sul petrolio, la valuta e i mercati dei beni primari.

    L'obiettivo di questa guerra è di estendere le frontiere dell'economia capitalista globalizzata, e infine di prendere controllo delle ricchezze petrolifere iraniane. Le più ampie implicazioni di una guerra che utilizzerebbe armi nucleari tattiche in un teatro di guerra convenzionale non sono interesse di coloro che decidono di iniziare una guerra.

    Il ruolo centrale del Vicepresidente Dick Cheney

    In contrasto con le precedenti amministrazioni, il Vicepresidente ha giocato un ruolo centrale nell'amministrazione Bush, mettendo in ombra l'ufficio del Presidente. In pratica, il Vicepresidente Cheney, sostenuto da un esercito di ufficiali anziani e di consiglieri fidati, controlla la Casa Bianca. Nello stesso tempo, Cheney è parte di un potente apparato corporativo, attraverso i suoi legami con la Halliburton e il ruolo che la stessa Halliburton ha giocato nel definire un'agenda militare guidata dal profitto.

    Cheney ha giocato personalmente un ruolo chiave nell'attivare i piani di guerra diretti contro l'Iran.

    "Allo scadere del secondo mandato di Bush, il Vicepresidente Dick Cheney ha lanciato una bomba. Ha suggerito, in termini non proprio incerti, che l'Iran era 'proprio in cima alla lista' dei malvagi nemici dell'America, e che Israele doveva, per così dire, 'fare i bombardamenti per noi', senza coinvolgimento militare USA e senza che noi li pressassimo 'per farlo'". (Michel Chossudovsky, Maggio 2005)

    Cheney è di fatto il Capo dello Stato, mette in ombra George W. Bush, che è un mero pupazzo. Più di recente, ha giocato un ruolo chiave nelle pressioni fatte ai Paesi arabi più vicini perché sostengano un attacco preventivo all'Iran.

    Il Vicepresidente Cheney non è molto preoccupato per le probabili conseguenze e le risultanti perdite di vite umane che deriverebbero dall'uso di armi convenzionali e nucleari. È pienamente consapevole del fatto che anche un limitato attacco aereo sull'Iran potrebbe contribuire a scatenare una più ampia guerra in Medio Oriente e in Asia centrale, estesa dal Mediterraneo Orientale alle frontiere occidentali della Cina. I diversi scenari di questa guerra più ampia sono già stati considerati.

    La crisi più seria nella Storia moderna

    Siamo al punto di decisione della crisi più seria della Storia moderna. Questi piani di guerra coincidono con un processo parallelo di ristrutturazione economica e con una radicata depressione economica in tutto il mondo. Guerra e globalizzazione sono due processi intimamente correlati. La militarizzazione del Medio Oriente e dell'Asia centrale sostiene l'espansione del "libero mercato" globale entro nuove frontiere.

    A sua volta, la guerra ha acuito la crisi economica. L'economia civile sta collassando, messa da parte e minata dalla crescita dinamica del complesso militare-industriale, che in un senso molto reale produce "armi di distruzione di massa". A loro volta, le concorrenti impennate nel prezzo del greggio e in quello dei generi alimentari di base, attraverso attività speculative sugli scambi di beni maggiori hanno contribuito all'impoverimento di milioni di persone.

    "Il movimento contro la guerra deve agire, consistentemente, per impedire che la prossima fase di questa guerra abbia luogo.

    Non è cosa semplice. Mantenere grandi manifestazioni contro la guerra non ne invertirà da sola la marea.

    A funzionari di alto rango nell'amministrazione Bush, a membri delle forze armate e del Congresso USA è stata garantita l'autorità necessaria a confermare un'agenda di guerra illegale.

    Quello che ci vuole è una rete di base, un movimento di massa a livelli nazionali e internazionali, che sfidi la legittimità degli attori politici e militari, e che abbia un ruolo importante nello spodestare quelli che ora governano in nostro nome.

    Criminali di guerra occupano posizioni di potere. Il popolo offre un sostegno galvanizzato ai potenti, che "si impegnano per la sua sicurezza e il suo benessere". Grazie alla disinformazione dei media, alla guerra viene dato un mandato umanitario.

    Per invertire la marea della guerra le basi militari devono essere chiuse, la macchina della guerra (cioè la produzione di sistemi d'arma avanzati) deve essere fermata e il fiorente stato di polizia deve essere smantellato.

    Bisogna agire anche sulle corporation sostenitrici e sponsor della guerra e dei suoi crimini, includendo le compagnie petrolifere, gli appaltatori della difesa, le istituzioni finanziarie e i media corporativi, che sono ormai parte integrante della macchina propagandistica della guerra.

    I sentimenti pacifisti non smantellano un'agenda di guerra. I criminali di guerra in USA, Israele e Gran Bretagna devono essere rimossi dai loro incarichi.

    Quello che serve è rivelare il vero volto dell'Impero Americano e della sottostante criminalizzazione della politica estera USA, che utilizza la "guerra al terrorismo" e la minaccia di Al Quaeda per galvanizzare l'opinione pubblica in favore di una agenda di guerra globale". (Michel Chossudovsky, 1º Maggio 2005)


    Titolo originale: "Planned US Israeli Attack on Iran: Will there be a War against Iran?"

    Fonte: http://www.globalresearch.ca