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日志


8月25日

L'eroe dell'eroe. Storie di ordinaria servitù e di amicizie pericolose

Triste destino quello toccato agli pseudo rivoluzionari della destra radicale o terminale, se preferite. Sognavano di essere i padroni del domani...ed invece si ritrovano ad essere i garzoni dell'omino di Arcore, al secolo Berlusconi Silvio. L'esatto contrario dell'uomo integrale, del legionario che questi “sfiammati” vati da sagra della porchetta “predicavano” tra una masturbazione mentale e l'altra. Dall'etica all'etilica, dalla socializzazione alla silvizzazione, dalla carta di Verona alla carta di Arcore.

La regressione spirituale, culturale e politica di un'intero ambiente è ormai completa. E' triste e ridicolo leggere i comunicati ed osservare le capriole dialettiche che gli sguatteri in salsa nazionalpopolare stanno “producendo” allo scopo di giustificare l'azione del governo pidiellino, sforzandosi di trovare qualcosa di cameratesco nei decreti finora prodotti. Camerati e fautori di destre socievoli (con munifici finanziatori col vizietto delle speculazioni finanziarie) sono accorsi in difesa del decreto stoppa-processi e del lodo Schifani, ritenendoli strumenti di lotta contro quei cattivoni dei magistrati che reprimono il dissenso politico. Ma che c'entra il dissenso politico con l'azione del berlusca? Stiamo parlando di Silvio Berlusconi il servo degli States, il cameriere d'Israele, l'ex iscritto alla Loggia P2, il privatizzatore a tutto spiano, l'apostolo del finanziarismo usuraio ed affamatore, o siamo vittime di un caso di omonimia? La norma “salva-premier”, non tutelerà alcun serio antagonista e non garantirà il diritto al dissenso, ma, al contrario, avrà l'effetto di bloccare oltre centomila processi penali per una lunghissima lista di reati fra cui: il sequestro di persona, l'estorsione, la rapina, lo stupro, l'associazione per delinquere, le frodi fiscali, la corruzione, l'abuso d'ufficio, la detenzione di materiale pedopornografico, le molestie e i maltrattamenti in famiglia, gli omicidi colposi per responsabilità medica o a seguito di incidenti stradali, il traffico illecito di rifiuti .ll primo emendamento impone ai magistrati di dare priorità assoluta ai processi "che destano maggiore allarme sociale" per i quali sono previste pene superiori ai 10 anni di carcere. Mentre il secondo ordina l'immediata sospensione per un anno di tutti i processi per reati "di non rilevante gravità" cioè punibili con pene detentive inferiori ai 10 anni commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in una fase che va dall'udienza preliminare alla chiusura del dibattimento di primo grado. E fra questi, guarda caso, rientrano a pieno titolo sia il processo Mills che quello di corruzione di incaricato di pubblico servizio inerente l'alleanza segreta fra Mediaset e la Rai di Agostino Saccà a cui furono promessi lussuosi affari e pruriginosi passatempi. Evidentemente Berlusconi si è reso conto che questa volta rischia davvero grosso perché il processo Mills è ormai agli sgoccioli, mancano poche udienze alla fine del dibattimento e l'accelerazione imposta dai giudici della decima sezione del tribunale di Milano lo preoccupa non poco perché la sentenza potrebbe arrivare prima delle vacanze estive. Perciò la sospensione dei processi è quanto mai utile a se stesso per scongiurare una condanna dai 3 agli 8 anni di carcere. Se non dovesse riuscirgli il “giochetto stoppaprocessi” il Cavalier servente ha già calato sul tavolo la carta del lodo Schifani che blocca i processi a carico delle 5 più alte cariche dello Stato. Altro che battaglia contro la casta dei magistrati per la difesa dei diritti dei cittadini oppressi! D'altra parte c'era da aspettarselo da un uomo che durante la campagna elettorale aveva definito “eroe” ,Vittorio Mangano.Mangano? Chi è costui? Forse un pensatore ribelle o militante coraggioso? Se questo nome non vi dice nulla, vi aiutiamo noi a rinfrescarvi la memoria. Il nome di Mangano salta fuori per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992 riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino nel corso di quell’intervista, con il coraggio e la lucidità investigativa che lo contraddistinguevano affermò che Mangano era uno di quei personaggi che fungevano da teste di ponte della mafia nel Nord Italia. Ma che c’entra con Berlusconi e come è entrato a far parte della sua corte, vi domanderete voi. La risposta ha un nome ed un cognome: MarcelloDell’Utri. Berlusconi, Dell’Utri, Mangano: il triangolo no, non l’avevate considerato! Marcello Dell'Utri nasce a Palermo l'11 settembre del 1941, studia in collegio dai Salesiani e frequenta poi i Gesuiti a Palermo. Conseguita la maturità classica nella sua città natale, si trasferisce a Milano e si laurea in giurisprudenza presso l'Università Statale, dove conosce e stringe amicizia con Silvio Berlusconi. A 23 anni comincia a lavorare come segretario per il ventottenne Berlusconi e allena una piccola squadra di calcio, il Torrescalla, sponsorizzata dall'amico Silvio. Dopo un anno lascia Berlusconi e Milano per trasferirsi a Roma, dove dirige il Centro Elis, una scuola di formazione sportiva dell'Opus Dei. Nel 1967 torna a Palermo dove fa il direttore sportivo presso l'Athletic Club Bagicalupo, dove dice di aver conosciuto Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, entrambi “uomini d'onore”. Nel 1970 viene assunto alla Cassa di Risparmio delle province siciliane, a Catania, per poi trasferirsi l'anno dopo in una filiale vicino Palermo. Nel 1973 viene promosso alla direzione generale della Sicilcassa a Palermo. Il 5 marzo del 1974 si dimette dalla banca e si trasferisce a Milano, come segretario particolare di Berlusconi. Dell'Utri segue i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore, appena acquistata da Silvio ad un prezzo irrisorio grazie a Cesare Previti, tutore della proprietaria, e ingaggia come "stalliere" Vittorio Mangano, mafioso palermitano della famiglia di Porta Nuova condannato all'ergastolo per mafia, con lo scopo, diranno i maligni, di proteggere il Cavaliere in ascesa e la famiglia da possibili rapimenti o attentati da parte della mafia catanese. Il fattore tuttofare accompagna i figli a scuola e cura la sicurezza della villa. Mangano viene arrestato un paio di volte dai Carabinieri per scontare pene definitive e ogni volta, uscito dal carcere, viene riaccolto in villa come se nulla fosse accaduto. Nel 1976 un giornale lombardo scrive che Berlusconi ospita un mafioso in casa sua e, nonostante Dell'Utri e Confalonieri facciano di tutto per trattenerlo, Mangano lascia la villa di Arcore, mentre Berlusconi con la famiglia si trasferisce prima in Svizzera e poi in Spagna. Un anno dopo anche Dell'Utri lascia Berlusconi e la Edilnord perchè infastidito dal fatto che il Berlusca non lo consideri capace di fare il dirigente . Raccomandato, si dice, da Cinà diventa amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, un'azienda del gruppo Rapisarda, considerato in quegli anni un luogo di transito privilegiato dei capitali mafiosi. In breve tempo tutto il gruppo va in bancarotta fraudolenta. Dell'Utri incriminato a piede libero perde il lavoro, mentre Rapisarda fugge latitante in Venezuela, grazie al passaporto intestato al fratello di Dell'Utri. Nel frattempo Berlusconi si iscrive alla loggia massonica P2. Il 5 maggio 1980 Mangano è arrestato da Giovanni Falcone per traffico internazionale di droga e resterà in carcere per 11 anni. Un anno dopo vengono uccisi dai corleonesi di Totò Riina i boss mafiosi Bontate e Teresi, punti di riferimento di Mangano e garanti presso gli “amici” siciliani della non ostilità del Cavaliere. Il loro posto, nel rapporto con Arcore, viene preso dai fratelli Pullarà. Le cronache giornalistiche di quel periodo raccontano che tra il 1975 e il 1983 nelle holding Fininvest affluiscono 113 miliardi di vecchie lire di provenienza misteriosa, e una buona parte addirittura in contanti. In quel periodo il boss Bontate diventa socio delle TV Fininvest, investendovi grossi capitali mafiosi. Nel 1983 le pretese di denaro, da parte dei Pullarà e quindi di Cosa Nostra, si fanno sempre più ingenti, ed il Cavaliere decide di richiamare Dell'Utri alla Fininvest e nonostante il disastro della Bresciano lo promuove amministratore delegato e presidente di Publitalia. L'11 novembre dello stesso anno la Polizia irrompe a casa di un socio del boss catanese Corallo per arrestarlo e vi sorprende anche Dell'Utri. Fra il 1984 e il 1986 Dell'Utri raggiunge un accordo, tramite Cinà, con Pippo Di Napoli che rappresenta Riina, attraverso il quale la Fininvest si impegna a versare a titolo di regalo una quota annua di 200 milioni a loro e non più ai Pullarà. Riina spera di arrivare tramite Berlusconi a Craxi, grande amico del Cavaliere, e ordina a tutta Cosa Nostra di abbandonare la DC e votare il PSI. Ma la mafia non è contenta di Berlusconi e del gruppo Fininvest e così ricomincia con gli attentati intimidatori, fra cui quelli ai negozi e ai magazzini della Standa a Catania, fatti per cui non fu sporta denuncia. Nel 1991 Mangano esce dal carcere e tenta di riprendersi l'esclusiva dei rapporti con Dell'Utri e Berlusconi, ma Riina gli manda a dire che ormai "li ha nelle mani lui per il bene di tutta Cosa Nostra". Nel 1992 Vincenzo Garraffa, senatore del PRI e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del boss Vincenzo Virga, condannato per omicidio e oggi in carcere, per riscuotere un presunto credito e dice che lo manda Dell'Utri. L'episodio è denunciato da Garraffa, e il processo giungerà al primo grado di giudizio nel maggio 2004 quando il Tribunale di Milano condannerà Dell'Utri e Virga a 2 anni per tentata estorsione. Nel frattempo, mentre infuria Tangentopoli, Dell'Utri ingaggia l'ex democristiano Ezio Cartotto per studiare un'iniziativa politica della Fininvest in previsione del crollo dei partiti amici. Il 19 luglio dello stesso anno, a 55 giorni dall'assassino di Giovanni Falcone, viene ucciso Paolo Borsellino. Il 4 aprile 1993 Berlusconi incontra Craxi ad Arcore e decide di impegnarsi in politica. Il 28 marzo del 1994 Berlusconi vince le elezioni e diventa Presidente del Consiglio, mentre Dell'Utri rimane alla guida di Publitalia.Il 25 maggio 1995 Dell'Utri è arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove sull'inchiesta sui fondi neri di Publitalia. L'anno successivo diventa deputato di Forza Italia e poco dopo viene condannato in primo grado a 3 anni, che in appello diventano 3 anni e 2 mesi e in Cassazione, grazie al patteggiamento, 2 anni e 6 mesi definitivi. Nel 1998 è sorpreso e filmato dalla DIA a Rimini mentre incontra un falso pentito che sta organizzando un complotto per screditare i pentiti che accusano Dell'Utri. Il GIP di Palermo dispone la sua cattura, ma la Camera, a maggioranza Ulivo, nega l'autorizzazione all'arresto. Il 13 giugno 1999 Dell'Utri viene eletto al Parlamento europeo, nel colleggio Sicilia-Sardegna. Il 13 maggio 2001 diventa senatore, mentre Berlusconi torna al governo. Il resto è storia nota a tutti. Tanto clamore per l'indulto mastelliano e poi si vara la stoppa-processi. I conti non tornano...o forse tornano troppo bene...Noi siamo uomini del sud, figli di una terra che viene stuprata quotidianamente dalle cosche malavitose e dai colletti bianchi che le fiancheggiano e, probabilmente, per una nostra “deformazione professionale” siamo abituati a leggere tra le righe e ad analizzare amicizie e legami,scovando messaggi criptati ed interpretando vicende anche apparentemente insignificanti...Probabilmente, però, stiamo volando di fantasia e siamo vittime della nostra maledetta deformazione...Che non ce ne vogliano i balilla sui generis made in mediaset della sedicente destra radicale italiana.

Ernesto Ferrante

Sinistra Nazionale

Il conflitto tra Russia e Georgia potrebbe essere la scusa che l’amministrazione Bush cercava per bombardare l’Iran?

DI STEPHEN KINZER
The Guardian

BushIran

Un editore per cui un tempo lavoravo mi disse che quando i suoi genitori e i suoi nonni discutevano le notizie del giorno a cena finivano inevitabilmente per chiedersi l’un l’altro: “è una cosa buona per gli ebrei?”.

“Che si trattasse di una guerra o di un terremoto o dell’atterraggio dell’uomo sulla luna si arrivava sempre a quella domanda” ricordava. “Vedevano tutto tramite quella lente”.

Quest’anno ho sviluppato una simile patologia. Sono terrificato dall’idea che l’amministrazione Bush stia per attaccare l’Iran in un qualche momento prima della fine dell’incarico il 20 gennaio. Ogni volta che c’è un nuovo tremore a Washington o nel resto del mondo, mi chiedo: questo rende un attacco americano contro l’Iran più o meno probabile?

È successa la stessa cosa con la recente lite in Georgia. Temo abbia aumentato le possibilità che gli Stati Uniti bombardino l’Iran.

Se c’è un unico principio che soggiace alla visione del mondo di Bush-Cheney, è che tutti i paesi devono adattarsi agli interessi americani e a nessuno deve essere consentito di emergere come ciò che la Quadrennial Defence Review del 2006 ha definito una “potenza paragonabile” ["near-peer power"]. Questa è una ricetta per il conflitto, dal momento che molti paesi cercheranno naturalmente di incrementare il loro potere, che gli Usa lo vogliano o no.

“Che pure Ercole faccia quello che può, ma il gatto continuerà a miagolare e il cane a farsi gli affari suoi”, osservò quel perspicace geostratega di William Shakespeare.

La giornata della Russia è ancora una volta arrivata all’alba. Non è necessariamente una cosa negativa. Un mondo multipolare modellato da equilibri e contrappesi è, in fin dei conti, più sicuro per tutti.

Queste idea, però, è aborrita dall’amministrazione Bush. Essa rimane bloccata nella fantasia post-guerra fredda che il breve “momento unipolare” dell’America possa durare per sempre.

In anni recenti l’amministrazione Bush ha tentato in ogni modo di sfidare gli interessi russi. Ha lavorato per tagliare fuori la Russia dalle condutture energetiche, espandere la Nato sino ai confini russi, costruire basi di difesa missilistica vicino a quei confini, promuovere l’indipendenza del Kosovo ed incoraggiare ex Stati sovietici come la Georgia a sputare nell’occhio strategico della Russia.

Questo approccio funzionava sinché la Russia era prostrata. Ma era inevitabile che la Russia alla fine iniziasse a riemergere come potenza influente. Ora è successo.

Washington ha protestato con ululati di indignazione perché la Russia ha schiacciato la Georgia. Il presidente Bush ha dichiarato con tutta la sua faccia tosta che “minacce ed intimidazioni non sono un modo accettabile per condurre la politica estera nel ventunesimo secolo”.

Proferire tali incredibili ipocrisie è più o meno tutto ciò che gli Usa possono fare per rovesciare la recente vittoria russa. Gli Usa e la Russia hanno bisogno di collaborare su di una moltitudine di questioni strategiche, e la Georgia non è un interesse vitale degli Stati Uniti. La cosa più logica che gli Usa possono fare ora è incassare il colpo e andare avanti.

Il presidente Bush e il vice presidente Cheney, però, potrebbero avere un’altra idea. Leggendo le loro menti, questo è quanto temo stiano pensando.

“Stiamo per lasciare l’incarico. Per come sembrano le cose ora, l’ultimo confronto tra noi e i cattivi lo hanno vinto loro. Non possiamo lasciare che il nostro mandato finisca in questo modo. Non può essere questa l’ultima parola. Dobbiamo andarcene con una fiammata di gloria. Come possiamo dar vita a questa fiammata? Con l’Iran naturalmente. Nessun paese ci ha provocato così incessantemente. Bombardando l’Iran manderemo al mondo un coraggioso messaggio di addio: dimenticatevi della Russia- comandiamo ancora noi!”.

Per anni prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre, una cricca di ideologi millenaristi ha spinto per un attacco Usa all’Iraq. Gli attentati gli hanno dato la scusa che cercavano. Ora temo che possa succedere la stessa cosa con l’Iran. La Georgia potrebbe essere la scusa.

Per decenni la politica americana verso l’Iran è stata improntata all’emozione e non alla razionalità. Ora a Washington le emozioni sono a mille. Gli iraniani non hanno avuto nulla a che vedere con l’invasione russa della Georgia. Spero che presto non debbano pagare un prezzo sanguinoso per essa.

Titolo originale: " Attacking Iran via South Ossetia"

Fonte: http://www.guardian.co.uk
8月22日

RESOCONTO DI QUESTA ESTATE

Finite le ferie, tornata la possibilità di utilizzare Internet, ho lasciato alle mie spalle tanti argomenti di discussione: tra la farsa ridicola con il triangolo Vaticano,Famiglia Cristiana e PDL; o l'inizio delle olimpiadi, tra magnificenza e contraddizioni, sotto un enirme nuvola nera di idrocarburi; o ancora la crisi in Ossezia, previstissima quando parlavo di effetto domino causato dall'indipendenza Kosovara; o ancora la liberazione della Benancourt, che non stava proprio morente ed ora sembra essersi montata anche un pò la testa....insomma da èparlare ce ne sarebbe. Comunque penso che farò un pò un giretto sugli spaces più interessanti augurandomi ci siano spunti interessanti!!
Nobis
PS. Ringrazio la mia piccola per la meravigliosa Estate che m'ha regalato!!