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May 19 VERGOGNOSO E' DIR POCO, SONO RIMASTO ALLIBITOSono a conoscenza che certe barbarie avvengono anche sugl'uomini in varie parti della terra, ma questo scempio lascia senza parole.
Sfido chiunque a vedere il filmato fino alla fine......
May 14 Per la Libertà del territorio Palestinese
Riporto qui il testo del volantino che ho fatto girare per i corridoi della facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche. Nickdux Azione universitaria da sempre si batte per l’autodeterminazione dei popoli, diritto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite: l’abbiamo fatto per la Birmania, per il Tibet, e per tante situazioni che in passato hanno suscitato perplessità in campo internazionale. Oggi più che mai l’attuale Fiera del Libro, presentata a Torino, rappresenta spunti di riflessioni sulla delicatissima situazione palestinese che imperversa ormai da più di 50 anni. Evitando questioni religiose, etniche o politiche, si invoca un sacrosanto principio: A ciascun popolo la propria terra. PALESTINA LIBERA May 09 DIETRO LA MOSSAD Questa recensione al libro (*) dell’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky, risalente ormai a diversi anni orsono, è stata redatta dal “giornalista” Dimitri Buffa, che nel frattempo è diventato una delle firme di punta del variegato panorama sionista del nostro paese. Egli ha scritto e scrive regolarmente su testate come “Libero”, “Il Giornale”, “Il Foglio” e “L’Opinione”, sempre e incondizionatamente a favore dell’entità sionista, qualsiasi cosa essa faccia. Leggerla dunque è estremamente utile perché, a prescindere dal “ruolo” svolto attualmente da questo scribacchino di mezza tacca, viene evidenziato con chiarezza che cos’è il Mossad e come funziona la sua tanto famigerata “organizzazione” segreta. Organizzazione che, da quando è stato scritto il libro recensito, ha ulteriormente ampliato il suo raggio d’azione e raffinato ancor di più le sue modalità operative, che già all’epoca ne facevano probabilmente il più efficiente servizio segreto al mondo.Una testimonianza che non può dunque esser tacciata di faziosità o “antisemitismo”, vista la penna da cui proviene. Quali siano gli “argomenti” che abbiano poi convinto il Buffa a offrire i suoi servigi a Sion, ce lo suggerisce forse involontariamente lui stesso riferendosi alle motivazione che hanno portato Victor Ostrovsky a scrivere il libro: “Ha semplicemente badato al sodo. Voleva far soldi. Come spesso li vuole chi ragiona come lui, compresi coloro che lo hanno allevato nello Stato d’Israle”... Paolo Sensini “Quando un agente del Mossad sta a pranzo con un amico, l’amicizia non si può certo definire reciproca”. Una premessa che è tutto un programma. Anzi un vero e proprio leitmotiv che accompagna ossessivamente questo interessante viaggio nel pianeta Mossad. Un libro che il servizio segreto israeliano ha inutilmente tentato di non far pubblicare e che invece è puntualmente divenuto un best seller. Bisogna dire che l’autore trasuda sionismo da tutti i pori. Più che raccontare fatti, si vanta delle imprese proprie o altrui. Disprezza solo i propri nemici interni al Mossad (che per la cronaca vuol dire “Organizzazione”) e rivela di aver agito solo per i prevedibili lauti guadagni, non certo perché folgorato sulla via di Damasco (ma questa è una cosa che accadde solo ai gentili come Saulo, ossia San Paolo). Anzi proprio la premessa del libro, la “captatio benevolentiae” iniziale del tipo: “L’ho scritto perché non riuscivo proprio più a digerire il male fatto dal Mossad”, fa pensare ad una “excusatio non petita”. Che notoriamente è parente stretta del lapsus freudiano. Fin qui le puntualizzazioni necessarie per non farsi prendere in giro dall’ex capitano del Mossad Victor Ostrovsky. Che non ci appare destinato a passare alla storia per la propria onestà e dirittura morale. In compenso, il libro è un’antologia di fatti e di aneddoti (alcuni dei quali esileranti nella loro veste tragicomica), che la dicono lunga sul funzionamento del più efficiente servizio segreto del mondo. Un florilegio talmente ricco che non si sa letteralmente da che parte cominciare. Forse dal sesso. Che per i caporioni del Mossad è una vera e propria droga. Quanti sanno che almeno una volta a settimana, nella piscina di un palazzo di Tel Aviv (dove è quasi impossibile accedere se non si fa parte della confraternita) si svolgono orge che farebbero impallidire i disegnatori di pornofumetti, e al cui confronto il “Caligola” di Tinto Brass sembrerebbe un film da parrocchia? Il nostro Ostrovsky racconta quasi scandalizzato di quando, lui giovane cadetto del Mossad, è rimasto di sasso nel vedere in questa mitica piscina un alto colonnello del servizio trastullarsi allegramente con due giovani reclute. Pare, a sentire sempre Ostrovsky, che questo del sesso sia l’unico diversivo ammesso all’interno dell’organizzazione. Niente droghe, niente superalcolici, esami settimanali contro ogni tipo di malattie veneree e soprattutto contro l’Aids, ma in quella piscina, tra esseri umani di un mondo a parte, poteva e può succedere di tutto. Il sesso è anche una costante della ‘deception’ usata dal Mossad per intrappolare le proprie vittime. Lo stesso motto dell’organizzazione è un inno al tradimento: “By way of deception thou shalt do war”, che significa più o meno “vincerai la guerra attraverso l’inganno”. La frase è presa in prestito da Shakespeare, ma gli israeliani gli hanno dato un significato incontestabilmente più reale. Ostrovsky racconta, con compiacimente neppure velato, che per il Mossad tutto il mondo al di fuori di Israele è un bersaglio possibile. Un ‘target’, per la precisione. L’agente segreto non ha amici: ha solo Israele da difendere. In cambio, può praticare tutti i più loschi traffici che crede sia per arricchirsi (l’etica del Mossad non lo proibisce), sia per evitare qualsivoglia danno (anche solo ipotetico) per lo stato di Israele. Questo spiega il grande livello di infiltrazione di agenti segreti sionisti nei traffici d’armi e di droga e soprattutto nella compravendita di materiale radioattivo. Possono ingannare, quindi, avendo qualcuno da tradire. Per questo gli scapoli sono mal visti all’interno del servizio. Sesso sì, ma salvando le apparenze. Tanto, per i week-end fuori Tel Aviv con l’amante è lo stesso Mossad che assicura la discrezione con le consorti tranquillizzandole e facendole sentire fiere delle presunte responsabilità dei mariti così spesso in missione speciale. Cliccando su questo link è possibile scaricare l'archivio zip con le immagini che corredavano l'articolo: gli organigrammi del Mossad. Il sesso è stata l’arma con la quale gli Israeliani sono arrivati ad abbindolare lo scienziato irakeno che lavorava alla bomba atomica per Saddam. A Parigi con la moglie, conducendo una vita apparentemente ritirata, Butrus Eben Halim stava progettando una sezione del reattore nucleare di Tuwaitha (vicino a Baghdad) che sarebbe stata riempita con uranio acquistato dai francesi e in seguito adibita alla costruzione della bomba atomica irakena. Era il 1978. Il Mossad aveva già messo gli occhi addosso ad Halim, ma non sapeva come agganciarlo. Allora ricorse all’espediente più antico. Cherchez la femme. Che nella fattispecie era un’agente del servizio segreto. Lei faceva di tutto per farsi notare da Halim vicino alla fermata del metrò che lo scienziato usava per andare al lavoro nel centro di ricerca nucleare di Parigi. Un travet della bomba atomica, un Fantozzi irakeno, che alla fine fu irretito da questa bionda bellissima ed appariscente che aspettava tutti i giorni davanti la fermata di Villejuif un misterioso accompagnatore in Ferrari. Qualcuno, si potrebbe obiettare, avrebbe anche mangiato la foglia. Ma Halim non lo fece. Anzi chiuse gli occhi, o, per meglio rendere l’idea, li sgranò davanti a tanto fascino. L’uomo della Ferrari se lo fece amico lasciandogli intendere che la donna non era altro che una disponibile entreneuse. Il resto venne da solo. Coinvolto in un losco traffico d’uranio con il Sudafrica, Halim venne ricattato e accettò di cedere anche le piantine del reattore irakeno. Un bel giorno il carico di uranio che doveva arrivare in Irak fu fatto saltare in aria da agenti del Mossad in piena Parigi. Grazie alle indicazioni di Halim, infatti, erano riusciti a sapere quando e come il prezioso carico avrebbe preso il volo per l’Irak. Il camioncino venne bloccato da un finto incidente (tipica tattica da agguato terrorista) e, mentre le guardie di scorta tentavano di soccorrere la falsa vittima, qualcuno molto lestamente fece esplodere il furgone con il suo preziosissimo carico appena acquistato da Saddam per svariati miliardi, grazie al gentile interessamento di un non meglio identificato gentiluomo di campagna francese. Ormai Halim aveva mangiato la foglia e sicuramente non si bevve la favola dell’attentato rivendicato dagli “eco-terroristi”. Il Mossad gli offrì un salvacondotto e una via di scampo all’estero. Ma sua moglie Shamira nel frattempo era tornata in Irak e lo aveva anche denunciato, come sospetto collaborazionista, alla polizia segreta di Saddam Hussein. Ciononostante, Halim volle a tutti i costi tornare a Baghdad. Per amore. Non si sa (ma non dovrebbe essere difficile immaginarlo) che fine abbia fatto una volta tornato in patria. Il 7 giugno 1981, due dozzine di bombardieri israeliani, con simboli arabi dipinti sulla carlinga, mimetizzati dietro un Boeing di linea che in realtà conteneva tecnologia di disturbo radar (come gli Awacks che sono stati determinanti per accecare la contraerea di Saddam nella guerra del Golfo), scaricarono il loro esplosivo precisamente sui punti disegnati nelle cartine estorte ad Halim. Il reattore irakeno venne così messo fuori uso e il sogno nucleare del raìs di Baghdad si infranse. Per nostra fortuna. Un classico caso di fine che giustifica i mezzi. In certi altri casi narrati da Ostrovsky anche il fine lascia a desiderare. Ma i mezzi sono sempre gli stessi. Ricatto sessuale. “È impossibile trovare una persona che non abbia almeno un segreto inconfessabile”, insegnano nella “stimata” accademia del Mossad a Tel Aviv. I maestri degli “007” israeliani insegnano anche a prendersi gioco dei servizi segreti alleati, sempre a sentire questo capitano ormai transfuga. Ad esempio, spesso inglesi ed americani hanno mandato nuovi congegni di spionaggio (laser o tecnologia) in Israele perché venissero collaudati dai rinomatissimi esperti del Mossad. Peccato che questi ultimi, oltre a collaudarli, li aprivano e ne fotografavano i meccanismi segreti. Poi li risigillavano e li restituivano, apparentemente intatti, al mittente. Probabilmente qualcuno già sapeva o aveva qualche sospetto su tali stratagemmi. Certo è che Ostrovsky li ha spiattellati a tutto il mondo con questo volume. Intuibile il disagio dei dirigenti del servizio segreto israeliano. Non si trattava più di vanterie o dei tanti “rambismi” pure contenuti nel libro, ma di vere e proprie gaffe al limite dell’incidente diplomatico. Questo spiega e giustifica i tanti e vani tentativi che Israele ha messo in atto per cercare di evitare l’uscita del libro. Ma stavolta la stessa logica utilitaristica si è ribaltata contro i caporioni del Mossad. È la legge del taglione: “Chi di spada ferisce, ecc.”. Ostrovsky, non è certo un idealista né un pentito (per quanto riesca difficile dare un significato decente a questo termine). Ha semplicemente badato al sodo. Voleva far soldi. Come spesso li vuole chi ragiona come lui, compresi coloro che lo hanno allevato nello Stato d’Israle. Dimitri Buffa Recensione di Dimitri Buffa comparsa su “Invarianti”, a. IV, n. 16, primavera 1991, pp. 74-76 May 05 A PROPOSITO DEL FRONTE SKIN: CONSIDERAZIONI PERSONALINon è mai stato facile farsi chiamare camerata, camicia nera, in poche parole : FASCISTA!!
Questo perchè tante persone che si sono cucite addosso questo appellativo, o non spevano di che stavano parlando o semplicemente amavano le autodefinizioni per becera ignoranza. L'articolo apparso sul Corriere di ieri, a proposito dell'attacco brutale e vigliacco di un gruppetto di giovani skin nei confronti di un operaio, mi ha fatto riflettere su molte condizioni generali.
La stampa si sa, tende a generalizzare, ed io il fronteveneto skinheads l'ho conosciuto, anche se indirettamente. Non si deve fare di tutta l'erba un fascio, e ci sono persone anche capaci e preparate nel gruppo, ma fare comunità , politica, è un altra cosa.
La distruzione automatica del prossimo, perchè diverso, non farà mai parte della mia cultura nè di quella socialnazionale fascista ma certa gente ha difficoltà a comprenderlo, gettando fango su di un ideologia che, se si conosce la canzone faccetta nera, o si ricorda il discorso del Duce a Bari nel 28', ha tutt'altre prerogative.
Un progetto di destra sociale, o sinistra nazionale, come la si voglia chiamare, esiste: ma non dobbiamo permettere che balordi ce la strappino via in nome di un idlogia in cui non ci riconosciamo!!
Nickdux May 02 Domani è un altro giorno -Movimento Zero
Il teatrino dei pupi ha calato il sipario sullo spettacolo elettorale, momento culminante e legittimante della baracca “democratica”. Scartati i manifesti e ripiegati gli striscioni da circo, da oggi si torna alla normalità: i commedianti dei partiti a occupare la scena e le poltrone, e i loro pupari e compagni di merende - grande industria, sistema bancario, media di regime - a tenere saldamente in mano le leve del potere reale. Il nemico rimane sempre lo stesso: uno Stato affamatore, centralizzatore, ostaggio delle cosche politiche ed economiche. Nulla cambia, dunque. Perchè la regola prima di questo sistema montecitoriesco è: tutto cambi perchè nulla cambi. E infatti, è proprio così. Ma noi siamo contenti. Sì: contenti. Perchè c’è un quarto degli italiani che non ha creduto alla votocrazia - questo il nome più adatto al regime di saltimbanchi che in giro chiamano “democrazia”. Questa è la forza da cui cominciare. Questa è la nostra - anche nostra - vittoria. E per noi ce ne sono altre, di soddisfazioni. La Lega Nord ha fatto il pieno di voti di chi non si fida più di destra e sinistra, di chi cerca la facile certezza di un’identità territoriale, di chi si rifugia nella parvenza di un partito anti-sistema ben inserito nel sistema. In realtà il Carroccio è un cadavere tenuto in vita dall’inarrestabile tendenza al bipartitismo, ai due maxi-partiti fotocopia, al Veltrusconi (e dai soldi del Berluskaz). La Lega è un morto che cammina e che vince. Per ora. Dopo altri cinque anni di cura romana, a meno che Bossi non subisca un elettroshock e s’inventi l’ennesimo ribaltone, la ragion d’essere leghista sarà scomparsa. Per sopravvivere e ingrassarsi, l’immaginaria Padania non deve realizzare il federalismo di cui ciancia da ormai trent’anni. E questa volta, se non lo attuerà anche in minima parte, sarà spacciata. Altro motivo di allegria è la cancellazione dal parlamento della sinistra paleomarxista, verdognola e cadregara. Gli avanzi non pentiti del vecchio Pci saranno costretti, poverini, alla lotta extraparlamentare. Lo stalinista del gruppo, Oliviero Diliberto, ha detto a caldo due cose che sarebbe bene segnarsi. Una, che il nuovo ideale rosso sarà la sobrietà, la rielaborazione del modello di vita. L’altra, che sarà imprescindibile riscoprire l’orgoglio della falce e martello. Cari italiani che avete voltato le spalle ai sinistri dell’ultim’ora, ci rivolgiamo a voi: se darete ancora credito a questi sopravvissuti del Novecento (anzi dell’Ottocento), finirete punto e daccapo. Vi ritroverete in un batter d’occhio a braccetto col partito delle banche (il Pd, no?). Vi confonderanno con grandi sventolìi di bandiere rosse e vi stordiranno con la ritrovata retorica della “sinistra dei lavoratori e dei deboli, della sinistra che fa la sinistra” e altra paccottiglia simile. Vi parleranno persino di decrescita, di opposizione allo Sviluppo. In realtà, vorranno solo tornare ai loro comodi posti nella cabina di comando coi compari con cui erano al governo fino a due mesi fa. L’eclissi della sinistra cosiddetta radicale e il montante voto di “diversità” elargito a mani basse alla Lega significano questo: si apre da oggi uno spazio potenzialmente molto ampio per chi ha le idee e il coraggio di battersi contro lo Stato usuraio e antidemocratico, contro il sistema in quanto tale. Sempre che si abbia anche la capacità di porsi fin da subito come testa di ponte per quando la crisi economica prossima ventura inizierà a scardinare la fiducia di massa (80% di votanti) che ancora sussiste in mezzo al popolo. (Per piacere, non prendiamocela con la gente. Che i servi e sciocchi siano maggioranza, questa non è una novità. Ma perchè capisca anche il più beota credente che la sua fede lo sta distruggendo, è necessario che un fatto, possibilmente grave, meglio se epocale, preferibilmente economico e sociale, incrini le sue certezze corroborate dal consumo quotidiano di merci inutili e disinformazione onnipresente). L’astensione voleva essere solo un segnale. Oggi è il terzo partito in Italia. Ma ciò che occorre da domani è organizzare la delusione, lo scetticismo, la consapevolezza, l’avversione, la frustrazione e il senso di esclusione - patrimonio variegato di sentimenti e pensieri che si estende anche a chi ha votato: non sottovalutiamo questo aspetto. Il dovere di ieri era non votare. La missione di domani sarà infondere un’anima e indicare battaglie a chi vuole ribellarsi. Senza più delegare alla votocrazia la propria libertà. Alessio Mannino April 27 NON TUTTO è COME SEMBRASe tu conoscessi una donna che è incinta ma ha già 8 figli, tre dei quali sono sordi, due sono ciechi ed uno è ritardato mentale, le diresti di abortire? Rispondi dopo aver letto la domanda successiva.
Se fosse tempo di scegliere un nuovo leader mondiale ed il tuo voto fosse decisivo, quale di questi candidati sceglieresti in base allle loro caratteristiche?
Candidato A: si associa con politici corrotti e normalmente consulta maghi e veggenti. Ha avuto due amanti. Fuma una sigaretta dopo l'altra e beve da 8 a 10 bicchieri di alcool al giorno.
Candidato B: è stato licenziato 2 volte, dorme fino a tardi, all'università usava oppio e beveva una bottiglia di whisky a notte.
Candidato C: è un eroe indiscusso di guerra. E' vegetariano, non fuma, beve ogni tanto qualche birra e non ha avuto relazioni extra matrimoniali.
Quale di questi candidati sceglieresti?
Il candidato A è Franklin Roosevelt.
Il candidato B è Winston Churchill.
Il candidato C è Adolph Hitler.
Se la tua risposta alla domanda dell' aborto è si... hai appena ammmazzato il grande Beethoven.
Non tutto è come sembra. La cosa importante delle persone sono loro stesse e non il loro passato o la loro apparenza.
Cristo è l'unica persona che non ha mai giudicato, superficialmente o in base alle apparenze, alcuno.
E' una gioia sapere che Egli ci guarda nel profondo, come siamo veramente!
Impariamo da Lui ad andare oltre le convenzioni ed i pregiudizi comuni. April 25 PRONTI PER L'ATTACCO IN IRAN DI MICHAEL CARMICHAELGlobal Research Si prepara il terreno per una guerra contro l'Iran Dal 1964 al 1968, il generale William Westmoreland presentò un flusso costante di brillanti, energiche e incoraggianti stime sul potenziale di vittoria statunitense in Vietnam. Quando Westmoreland divenne comandante delle forze USA in Vietnam, appena 15.000 soldati avevano toccato quel suolo con i loro stivali. Dopo 4 anni del malaugurato ottimismo del generale Westmoreland, 535.000 soldati si trovarono con gli stivali affondati fino alle caviglie nel profondo pantano della giungla vietnamita. In un'epoca che risale a ben prima di internet, il messaggio positivo di Westmoreland, volto ad aumentare l'impegno degli Stati Uniti nell'intervento militare in Vietnam, attirò in modo massiccio l'attenzione dei media e rinforzò il sostegno del pubblico per quella che sarebbe diventata una guerra estremamente scoraggiante. Prossimamente, il generale David Petraeus prenderà in prestito una pagina del drammatico copione di Westmoreland. Nella sua testimonianza davanti al Congresso, Petraeus presenterà le sue argomentazioni su come l'aumento delle truppe in Iraq ha funzionato, su come funziona e continuerà a funzionare a lungo in quello che il generale dipingerà come un raggiante futuro. E' facile prevedere che il generale demonizzerà la nazione e il governo iraniani come ostili alla politica USA in Iraq. Citando rapporti di comandanti iraniani sul campo di battaglia che combattono accanto agli insorti sciiti a Bassora, la testimonianza di Petraeus è stata concepita per innescare nell'opinione pubblica statunitense la rivendicazione a un'espansione della guerra, allo scopo di ridare slancio alle prospettive presidenziali del senatore John McCain, colui che incarna la migliore speranza dei neocon per la realizzazione della loro visione del futuro, cioè un altro secolo di imperialismo USA, di declino economico e di disgregazione culturale. Secondo coloro che hanno concepito questa strategia del messaggio, vale a dire i soliti sospetti: Rove, Cheney, Rumsfeld, Rice, i neocon e George W. Bush, l'opinione pubblica USA risponderà con la sua tipica reazione pavloviana[1] e chiederà un massiccio attacco sotto forma di un violento bombardamento "shock & awe"[2] ["colpire e terrorizzare", ndT] puntando i centri strategici nucleari e militari iraniani. Per un caso fortuito, questo piano è stato sui tavoli da disegno del pentagono durante tutti questi ultimi 4 anni. Una flotta USA è in postazione nel Golfo Persico. Armati di testate nucleari sui loro missili Sidewinder, i sottomarini statunitensi scivolano silenziosamente al di là dello stretto di Hormuz per appostarsi vicino alla costa iraniana al fine di partecipare all'equivalente su scala planetaria di una terapia di elettroshock. L'obiettivo di questa serie di shock non è la popolazione iraniana, e nemmeno il grande Medio Oriente, ma il corpo politico statunitense che sembra aver maturato in sé disillusione e turbamento per il profondo abisso che rappresenta la guerra in Iraq. Nelle menti dei neocon, il popolo statunitense ha cresciuto un atteggiamento compiacente, codardo e vile nei confronti della gloriosa guerra in Iraq. Una chiara e feroce lezione di "shock & awe"mirata a un nemico abominevole, un elemento dell'asse del male, dovrebbe risvegliare gli Stati Uniti dal loro pericoloso sonno. Durante le sue recenti conversazioni segrete intrattenute con il re Abdullah d'Arabia saudita, il Vice Presidente Cheney ha informato il re sul prossimo attacco contro l'Iran che potrebbe comportare conseguenze nucleari in una vasta zona della regione. Poco dopo la partenza di Cheney, il re ha messo a conoscenza l'opinione pubblica della minaccia alla loro sicurezza nazionale e ha ordinato un'organizzazione immediata in difesa di queste possibili ripercussioni nucleari. Il materiale nucleare potrebbe provenire sia dall'attacco USA, sia dall'esplosione di siti nucleari iraniani, sia da entrambi. ![]() Per sottolineare la gravità della minaccia, Israele ha messo in guardia l'Iran sul fatto che saranno prese massicce misure di rappresaglia se mai si dovesse trovare sotto attacco. Dal momento che proveniva dalla terza più potente nazione nucleare, gli Iraniani non hanno certo ignorato la minaccia bellica di Israele. Dal suo canto, l'Iran ha proposto la predisposizione di uno scudo anti-missilistico nella regione per proteggere i propri cittadini contro un attacco statunitense o israeliano, segno premonitore di un'altra corsa agli armamenti dai costi astronomici e dalle proporzioni mondiali. Quando Petraeus si presenterà in udienza davanti al Congresso, dovrà affrontare l'interrogatorio delle tre ultime speranze presidenziali. McCain non costituirà un problema per il generale. I due leggono lo stesso copione. Hillary Clinton e Barack Obama si troveranno sulla scena mondiale alla luce di enormi riflettori. Il sostegno dell'opinione pubblica nei loro confronti è basato sulla loro opposizione politica USA e nella regione. Le loro interpretazioni prepareranno il terreno per lo svolgimento del prossimo atto. Il piano repubblicano consiste nell'avviluppare l'uno o l'altro o entrambi i candidati del Partito Democratico nella loro rete di menzogne al fine di legittimare il loro insuccesso militare estendendo il pantano della mera aggressione conosciuta ora come guerra in Iraq. La scenografia è pronta. Petraeus fornirà il pretesto per la guerra contro l'Iran. McCain riconfermerà il suo sostegno. Poi, i riflettori splenderanno su Hillary Rodham Clinton e su Barack Obama. La maggior parte degli esperti internazionali stimano che entrambi i Democratici acconsentiranno alle stridenti rivendicazioni di Petraeus per un'espansione della guerra. Tutto il mondo starà a guardare, e così l'elettorato statunitense. Se l'uno o l'altro dei Democratici abboccherà all'esca di Petraeus, sarà la fine di qualsiasi loro aspirazione personale alla presidenza. Se entrambi cadranno nel tranello, si determinerà l'inizio della fine del Partito Democratico come lo abbiamo conosciuto e, essenzialmente, l'inizio di un riallineamento della politica negli Stati Uniti. Note [1] Da Ivan Pavlov, scienziato russo che agli inizi del Novecento introdusse il concetto di "riflesso condizionato"( o reazione pavloviana, appunto) nell'ambito degli studi sul comportamento. Si tratta della risposta che il soggetto dà alla presentazione di uno stimolo condizionato. Il riflesso condizionato è una reazione prodotta nell’animale in cattività da un elemento esterno, che l’animale si abitua ad associare ad un preciso stimolo (presentato subito dopo durante la fase di condizionamento; subito prima una volta effettuato il condizionamento). Il primo agente diventa perciò lo stimolo chiave, ciò che attiva il riflesso condizionato. [2] La strategia dello "shock & awe", tradotta in italiano con l'espressione "colpire e terrorizzare" è una dottrina militare basata sul sovrautilizzo della forza mirata a determinati punti strategici e sull'ostentazione di potenza al fine di paralizzare l'avversario e distruggere ogni sua volontà di combattere. La dottrina proviene dall'ambito accademico, precisamente dalla National Defense University degli Stati Uniti, e risale al 1996. Titolo originale: "Le général Petraeus et les affaires politiques présidentielles" Fonte: http://www.mondialisation.ca/ April 18 CONSIDERAZIONI POST-ELETTORALIChe dire, tutto già scritto...e adesso voglio vedere AN che, spogliata già della sua identità, avrà una considerazione parlamentare di lunga inferiore alla Lega. La Lega...un partito che cavalca l'onda del malcontento nordista, soprattutto nelle frangi più popolari. Inventandosi un identità che storicamente non esiste, e proponendo campagne mediatiche ai limiti dell' assurdo. Eppure ha saputo stare in mezzo alla gente, e non rinchiuse nei propri palazzi, e l'elettorato, anche di sinistra, l'ha premiata. Spostandoci nell'altra sponda del Parlamento, la situazione è desolante. Sì, perchè l'elettoratro di Rifondazione&Company non è che ha votato tutto quanto PD e Lega (come si presuppone abbia votato nel Nord-Est), ma è semplicemente rimasto a casa, ormai disilluso. Quindi abbiamo comunque più di due milioni e mezzo d'italiani senza rappresentanza in Parlamento, e si faranno sentire sicuramente con altri mezzi, se Veltroni non racoglierà (ma non lo farà) le loro istanze. A Destra il riquadro complessivo è completamente tabula rasa, con una FN ai limiti storici, ed una Fiamma Tricolore, che dall'alleanza con Storace, ha raccolto un misero 1% in più rispetto al 2006. Ah dimenticavo Boselli senza il rimborso elettorale: avete finito di mangiare BASTARDI!!!
Ed ora finalmente il sogno di Licio Gelli s'è realizzato: un Parlamento diviso in due grossi blocchi, entrambi d'ispirazione democristiana, e pronti ad eventuali collaborazioni bi-partisan per alzare lo sbarramento ed eliminare finalmente la voce terzista, non filo-atlantica e perdipiù non filo-israeliana, dalla cultura italiana.
Un primo appello che dovrebbero fare tutti è l'impedire a Fiamma Nirenstein di occuparsi della situazione medio-orientale: altrimenti tutti pronti con il fucile in spalle, pronti per attaccare l'Iran, difendere Israele e portare soldi negli States. Ci aspettano 5 anni lunghissimi.
PS. Anche Gabriella Carlucci, quella brava donna, ci attacca per l'istanza contro la denominazione dell'Università ad Aldo Moro...ma Azione non molla!!
Nobis
Nickdux Azione contro l'intitolazione della nostra Università ad Aldo MoroIl consiglio di facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bari ha votato contro la proposta del Senato accademico di intitolare l'ateneo ad aldo Moro, lo statista ucciso dalle BR che a bari aveva anche insegnato. a comunicare la notizia è stata ieri la sezione barese del movimento di destra "Azione Universitaria". Walter Carulli, rappresentante del movimento nel consiglio di facoltà, ha commentato:"L'intitolazione di un grande ateneo ad un personaggio di parte è una scelta inopportuna. In questo momento particolare per il nostro ateneo sarebbe più saggio concentrarsi su altre problematiche. La questione del nome resta assai speciosa e dalla natura provinciale".
Il Sole 24 Ore April 15 Protagonisti estemporanei della liturgia cartaceaPROTESTA CONTRO SISTEMA, MANGIA SCHEDA A SORRENTO
Voleva protestare contro il 'sistema politico': cosi', dopo aver ricevuto la scheda elettorale, ha iniziato a strapparla e a mangiarla a piccoli pezzi. E' stato bloccato nel seggio dove sono intervenuti i poliziotti. Cosi' gli agenti del commissariato di Sorrento (Napoli) hanno denunciato, in stato di liberta', in base all'articolo 100 della legge elettorale del 1957, un imprenditore di limoncello di 41 anni. L'uomo, giunto nel seggio elettorale nell'Istituto Veneto, che si trova nella stessa via, nel cuore di Sorrento, per protestare 'contro il sistema politico', come ha detto successivamente, dopo che il presidente di seggio gli ha consegnato la scheda rosa, con molta calma, ha iniziato a strapparla a piccoli pezzi per poi metterli in bocca e mangiarli. I poliziotti, presenti nel seggio, hanno avvisato il personale del commissariato di Sorrento che ha provveduto a condurre l'uomo in ufficio per poi denunciarlo in stato di liberta'. ''La politica fa schifo'' ha detto prima di strappare la scheda per l'elezione della Camera nel seggio e la mangia. Quello di C.d'E., 41 anni, imprenditore, denunciato a piede libero degli agenti del commissariato di Sorrento e' stato uno sfogo, un gesto preparato evidentemente a puntino tant'e' che l'uomo non e' neanche entrato in cabina: non appena il presidente del seggio numero 1 di Sorrento collocato nella scuola Vittorio Veneto, nel centro storico della citta', gli ha consegnato la scheda l'ha fatta a pezzettini e ha cominciato a masticarla. Immediato l'intervento degli agenti richiamati sul posto dal presidente del seggio: l'uomo e' stato fermato e condotto in commissariato per essere interrogato. Agli agenti ha detto di voler sfogare la sua rabbia ''contro un politica che fa schifo e avvelena la vita del Paese''. Subito dopo l'interrogatorio, condotto dal commissario Francesco Zunino, l'uomo e' stato denunciato per distruzione della scheda elettorale che, secondo la legge n. 361 del 1957 prevede una condanna da uno a sei anni di carcere. L'episodio e' avvenuto alle 13,15. La notizia del gesto ha immediatamente fatto il giro della citta' ed e' subito cominciata la consultazione della cabala per giocare i numeri al lotto. STRAPPA SCHEDA,DENUNCIATO OPERAIO NELL'AGRIGENTINO Un operaio di 35 anni di Licata, stamani, dopo aver votato e dopo aver consegnato le schede elettorali per Senato e regionali ha strappato la scheda per la Camera. E' accaduto alla sezione 7 della scuola ''Liotta'' di via Tripoli, a Licata. Il presidente del seggio ha chiamato i carabinieri. L'operaio e' stato denunciato per danneggiamento e vilipendio.
PALERMO;GRUPPO CITTADINI RIFIUTA SCHEDE PARLAMENTO Alcuni cittadini palermitani hanno rifiutato le schede elettorali relative ai candidati del Senato o della Camera, accettando soltanto quelle delle consultazioni per l'elezione del presidente della Regione, sostenendo di non sentirsi rappresentati dai candidati scelti dai partiti per il Parlamento nazionale. E' accaduto al seggio 295, allestito nella scuola Don Orione di Palermo. La decisione degli elettori ha generato una discussione con il presidente del seggio, che sta consultato in merito l'ufficio elettorale del Comune.e Come vi ammiro....io non ho resistito al richiamo della Fiamma, nonostante quella zoccola della Santanchè!! April 13 QUESTA E' DA RIDERE: LISTA PDL PATTEGGIA CON LISTA CIVICA COMUNISTA A CIVITAVECCHIAALTRO CHE DON CAMILLO E PEPPONE, QUA SI VA VERAMENTE CANI E PORCI:Ex dirigenti comunisti appoggiano il Pdl di Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato. Succede a Civitavecchia con il Movimento dei Riformisti, la lista civica di sinistra che alle scorse amministrative del maggio 2007, ha ottenuto il 4% dei consensi e che fa parte attualmente di una giunta di larghe intese guidata da Giovanni Moscherini e di cui fanno parte assessori di Forza Italia, An, ma anche dell'Idv di Di Pietro e l'Udc di Casini. Ora, a poco più di un anno dalla sua nascita, la lista dei Riformisti volta definitivamente le spalle al leader del Pd, Walter Veltroni, e agli altri schieramenti di sinistra per appoggiare invece il progetto politico del Pdl. La singolare alleanza, ufficializzata con un incontro tra gli esponenti locali del movimento e il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, ha provocato un vero e proprio cataclisma cittadino. “La nostra lista è composta da ex dirigenti di partiti come il Pds, il Pdci - racconta Fabiana Attig, che è stata a suo tempo dirigente dell'allora Pds, attualmente esponente della lista civica e assessore all'Ambiente del Comune di Civitavecchia - Siamo usciti dai nostri rispettivi schieramenti perché non condivedevamo il progetto della sinistra ed eravamo amareggiati dallo Stato verticistico della nomenclatura di sinistra”. “Non condividiamo la politica di Veltroni - spiega Attig - che a livello nazionale dice che la Sinistra Arcobaleno non è in grado di sostenere il governo e ne prende le distanze, caccia via in malo modo partiti storici come il Ps, quando poi affianca al Pd la lista Di Pietro con un proprio simbolo. Non sentiamo di tradire nessuno, ci sentiamo di sostenere il progetto del Pdl. Abbiamo deciso, non rinnegando la nostra appartenenza all'identità di sinistra, come invece ha fatto Veltroni, di appoggiare la coalizione e il programma del Pdl. Giorni fa abbiamo incontrato Berlusconi, che ha molto gradito questa sorpresa”. “Non abbiamo condiviso le scelte di un governo di sinistra che, appena insediato, anziché pensare ai bisogni dei cittadini ha votato l'indulto - prosegue - e che non fa il "mea culpa" sulla vicenda dei rifiuti a Napoli. Quanto al partito democratico, se a livello nazionale dice di non concorrere con la Sinistra arcobaleno e poi invece lo fa a livello locale nelle amministrative, decisamente c'è qualcosa che non va. Ci chiediamo di fronte a vertenze importanti come la questione dei termovalorizzatori, che vede i Verdi e Rifondazione contrari, quale posizione avrà Veltroni. Anche a Civitavecchia in questo anno di percorso comune con esponenti di Forza Italia e dell'attuale Pdl abbiamo trovato persone corrette che hanno sostenuto i nostri progetti per la riqualificazione della città”. EPPUR SI VOTA....E COMINCIANO LE BARUFFE E I BROGLI!!ROMA - Si sono aperti i seggi alle ore 8 per la prima giornata con l'appuntamento elettorale, oggi lo resteranno fino alle ore 22. Domani mattina, invece, i seggi apriranno alle ore 7 e chiuderanno alle ore 15. Per la Camera (dove per votare basta aver compiuto il 18/o anno di età) gli elettori sono 47.126.326 mentre per il Senato (per votare bisogna avere 25 anni) sono 43.133.946, in 61.212 sezioni. Si vota anche per eleggere i presidenti e i consigli delle Regioni Sicilia e Friuli-Venezia Giulia. Nella giornata di oggi e di domani si vota poi per eleggere i presidenti e i consigli di 8 province (Asti, Varese, Massa Carrara, Roma, Benevento, Foggia, Catanzaro, Vibo Valentia) e i sindaci e i consigli di 423 comuni, di cui 9 capoluoghi di provincia (Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Roma, Viterbo e Pescara) di regioni a statuto ordinario. Si vota anche per per il rinnovo del consiglio comunale e di quello provinciale di Udine. Lo scrutinio inizierà domani, lunedì 14, al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l'elezione del Senato. Martedì 15 aprile a partire dalle ore 14 si svolgeranno gli scrutini per le elezioni amministrative (regionali, provinciali e comunali). Solo in Sicilia lo scrutinio per le elezioni regionali avrà inizio subito dopo il completamento delle operazioni di scrutinio delle elezioni politiche. * TANTI PRESIDENTI SOSTITUITI IN SEGGI A ROMA - A Roma gia' prima delle 16, orario dell'avvio ufficiale dell'allestimento dei seggi, erano già 530 (dei 2.600 totali) i presidenti sostituiti perché non si sono resi disponibili. Tra i 530 presidenti sostituiti, che per fine giornata è stimato potrebbero raggiungere i 1.000, ci sono anche 80 degli studenti delle tre università pubbliche di Roma: il commissario straordinario di Roma, prefetto Mario Morcone, aveva chiesto nei giorni scorsi ai rettori di fornire un elenco di possibili presidenti, tutti studenti degli ultimi anni e provenienti da Facoltà come Giurisprudenza e Scienze politiche. Da Roma potrebbero dover partire anche eventuali sostituti di presidenti dei 1.200 seggi allestiti a Castelnuovo di Porto, dove confluiranno i voti degli italiani all'estero. * CENTOVENTI PRESIDENTI SOSTITUITI ANCHE IN SEGGI A PALERMO - Su 600 sezioni di Palermo, in oltre 120 casi si è proceduto alla sostituzione del presidente del seggio: a renderlo noto e' stato il portavoce di Italia dei Valori, Leoluca Orlando. * DUE LISTE RICUSATE, NON SI VOTA IN COMUNE DELLA CALABRIA - La ricusazione delle due liste di candidati che erano state presentate ha determinato l'annullamento delle elezioni comunali, in programma domani e lunedì, a Mesoraca, nel Crotonese. Le due liste presentate, erano state ricusate dalla sottocommissione elettorale perché prive dei certificati elettorali dei candidati. In seguito all'annullamento delle elezioni il Prefetto di Crotone, Melchiorre Fallica, ha commissariato il Comune. * MULTE PER AFFISSIONI OLTRE ORARIO CHIUSURA CAMPAGNA ELETTORALE A Siracusa la polizia ha multato una persona sorpresa mentre affiggeva manifesti elettorali di un candidato in spazi assegnati ad un'altra lista ed una sorpresa mentre attaccava manifesti oltre l'orario di chiusura della campagna elettorale. E ad Augusta (SR) la polizia ha sottoposto a fermo amministrativo un' autovettura a cui erano stati applicati manifesti elettorali che un candidato aveva affidato ad un giovane senza patente di guida. * MARIO MANTOVANI, A MILANO RAPPRESENTANTI DI LISTA ALLONTANATI - A Milano un presidente di sezione ha invitato i rappresentanti di lista ad uscire durante le operazioni di vidimazione e conta delle schede elettorali: la denuncia e' arrivata dall'europarlamentare Mario Mantovani. * VIMINALE CASA DI VETRO, AMATO INVITA EX MINISTRI - Il Viminale è una ''casa di vetro'', non il luogo dei brogli: potranno verificarlo di persona gli ex ministri dell'Interno, Roberto Maroni, Claudio Scajola, Giuseppe Pisanu ed Enzo Bianco, che sono stati invitati per la notte elettorale a vivere insieme a Giuliano Amato le fasi calde dello scrutinio. Tutto pronto anche per la ''macchina'' elettorale del Viminale. Pronta ad accogliere i giornalisti la sala stampa appositamente allestita, e' pronta a diffondere i risultati delle consultazioni. A disposizione due siti internet per le politiche, e uno per le amministrative, dai quali in diretta sarà possibile monitorare i risultati parziali fino a quelli definitivi, attraverso dati aggiornati nel dettaglio fino al livello dei Comuni. Si tratta di oltre 20 mila pagine rinnovate anche graficamente. April 12 L’economia americana in crisi e l’effetto domino
di Alessandra Colla «È venuto il momento di dire la verità agli italiani, una verità che non è solo economica, ma generale: il Paese va ricostruito». Se Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Confindustria, l’avesse detto oggi, sarei più sollevata: avrei pensato a un pesce d’aprile. Invece l’ha detto ieri. E non c’è nulla da scherzare. Anche perché Montezemolo ha aggiunto: «(ANSA) - TORINO, 31 MAR - “L’Italia non attira soldi stranieri e rischia che non ci siano le condizioni per investimenti delle nostre industrie. Troppi anni di non-scelte ci stanno penalizzando in modo enorme. Il problema è il funzionamento dello Stato nel suo complesso: abbiamo tempi della giustizia che non hanno eguali, una spesa pubblica che non ha eguali, burocrazie e lungaggini procedurali. È una situazione molto grave”». L’ammissione fa il paio, a distanza di qualche settimana, con quella — stupefacente — di George W. Bush, che il 7 marzo ha dichiarato: «(AGI) - Washington, 7 mar. - L’economia statunitense è “chiaramente” rallentata ma l’azione della Fed avrà un impatto positivo. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, commentando i deludenti dati sul mercato del lavoro Usa». Poche parole, ma più illuminanti di chissà quale lungo discorso: perché un presidente americano che in un’occasione pubblica ammette il rallentamento dell’economia statunitense è un evento più unico che raro. Tanto più che l’attuale amministrazione americana muore dalla voglia di potersi vantare del fatto che in due mandati consecutivi affidati a Dubya Bush, o nonostante questo, l’economia Usa sembra aver conosciuto soltanto trend positivi, riuscendo ad evitare la recessione perfino all’indomani dell’11 settembre (si potrebbe obiettare che l’economia americana non è mai tanto prospera come quando è un’economia di guerra, ma il discorso ci porterebbe lontano). In ogni caso, al di là delle ammissioni presidenziali è sotto gli occhi di tutti che l’attuale situazione economica statunitense non è affatto rosea: che poi si voglia giocare sui termini — rallentamento, frenata o recessione* — o sul modo di leggere i dati, la sostanza dei fatti non muta. I tecnici, onestissimi, snocciolano cifre, e dicono che nel corso dell’ultimo trimestre 2007 il PIL Usa è cresciuto dello 0,6%: bene!, concludono. Mica tanto, invece: perché le attese erano orientate verso una crescita di qualcosina più che l’1%. Allo stesso tempo, dichiarano che nello stesso periodo l’investimento interno lordo è sceso del 12,5%: così così, ammettono. Malissimo, invece: le previsioni erano attestate su valori non superiori al -10%. In estrema sintesi, si può dire con buona approssimazione che l’economia statunitense si sopravvaluta, e parecchio. Ma questa falla nel senso di realtà dell’apparatnik a stelle e strisce comporta un rischio incalcolabile per ogni economia collegata a quella americana — che è come dire tutte le economie del pianeta, quale più quale meno, ma tutte ineluttabilmente connesse come tessere di un domino o tasselli di un puzzle: l’errata percezione dello stato reale dell’economia americana può infatti indurre valutazioni inadeguate in merito, col risultato di non prendere i provvedimenti necessari al superamento delle difficoltà attuali e, cosa forse peggiore, di non preoccuparsi debitamente di quanto potrebbe accadere in futuro. Ma lasciamo stare le parole, e guardiamo invece i fatti: che, come si ripete spesso senza soffermarsi troppo a meditare sulla profonda verità dei modi di dire, parlano da soli. - 8 marzo: la già prestigiosa banca Bear Stearns di New York prima denuncia una gravissima crisi di liquidità e poi crolla gettando nel panico la Borsa americana (esattamente una settimana dopo, il 15 marzo, il “New York Times” definirà la Bear Stearns «il simbolo del sistema finanziario degli ultimi vent’anni», alludendo esplicitamente a quella sorta di deregulation selvaggia che a partire dagli anni Ottanta sembra essere stata la cifra dell’economia rampante di Wall Street — l’omonimo film di Oliver Stone, del 1987, ne offre uno spaccato assai interessante). - 11 marzo: un rapporto del Dipartimento di Stato americano dichiara (senza fornire spiegazioni) che la Cina non figura più nella lista nera Usa dei dieci paesi che violano i diritti umani. - 12 marzo: Eliot Spitzer, il governatore dello Stato di New York coinvolto in un clamoroso scandalo a luci rosse, si dimette (ovvero è costretto a farlo). Nell’entusiasmo del momento (si ha notizia di brindisi e festeggiamenti seguiti alla mesta conferenza stampa di Spitzer) nessuno ricorda che meno di un mese prima, il 14 febbraio, il “Washington Post” aveva pubblicato un articolo a firma dello stesso Spitzer, nel quale il futuro ex governatore denunciava senza troppi giri di parole lo scandalo dei famigerati mutui subprime, stigmatizzando l’incompetenza dell’amministrazione Bush nella malaccorta gestione di questa tragedia sociale oltre che economica. - 14 marzo: in un articolo apparso sul quotidiano economico cinese “Asia Times”, si dà rilievo al fatto che dopo un anno di pausa i mercati cinesi aprono finalmente, di nuovo e in modo massiccio, alla penetrazione dei capitali esteri. - 17 marzo: la banca JP Morgan acquisisce la Bear Stearns, praticamente fallita e ridotta a svendersi (2 dollari per azione) per scongiurare il peggio; l’operazione, unitamente all’intervento a sorpresa della Federal Reserve (che ha tagliato i tassi di sconto senza preavviso) fa tremare i mercati e induce le borse europee a chiudere ai minimi storici da due anni e mezzo a questa parte. - 19 marzo: l’FBI annuncia ufficialmente la sua decisione di indagare su 17 compagnie bancarie coinvolte nel collasso dei mutui ipotecari. Figurano tra queste le principali banche del Paese, 14 delle quali — si apprende — sarebbero sotto osservazione già dall’inizio dell’anno (il povero Spitzer, insomma, si era limitato a mettere nero su bianco quello che ai vertici dell’amministrazione americana già si sapeva o si sospettava): in pratica, sostengono gli osservatori, l’intera finanza del paese è sotto inchiesta ai massimi livelli. Questi giorni e i prossimi porteranno prevedibilmente altri fatti. Ci attendono tempi interessanti.
* Negli Usa, l’accezione corrente di “recessione” è «una riduzione del PIL che avviene per due trimestri consecutivi». April 09 CHI CONTROLLERA' ACQUA E PETROLIO CONTROLLERA' IL MONDO
DI JOHN GRAYThe Observer Nuove superpotenze sono in competizione per le risorse in diminuzione, con l’Inghilterra nel ruolo di comparsa. Il risultato potrebbe essere mortale. La Storia forse non si ripete, ma, come osserva Mark Twain, può per lo meno creare rime con se stessa. Le crisi e i conflitti del recente passato sono abbastanza simili anche se basati su condizioni differenti. Attualmente, la corsa per le risorse è già partita e rassomiglia al Grande Gioco che si svolgeva durante le decadi che hanno portato alla Prima Guerra Mondiale. Adesso come allora il premio più ambito era il petrolio e il rischio era che gli animi si scaldassero e non sarebbe finito tutto bene. Però questo non è un semplice ritorno alla fine del XIX e inizio del XX secolo. Oggi ci sono nuove potenze in corsa e il petrolio non è l’unico interesse. Fu Rudyard Kipling che mise l’immagine del Grande Gioco nell’immaginario collettivo in Kim, la sua novella di avventura sullo spionaggio e la geopolitica imperiale nell’era del Raj britannico. Allora, i giocatori principali erano Inghilterra e Russia e lo scopo del gioco era controllare il petrolio dell’Asia centrale. Oggi l’Inghilterra difficilmente può influire nel gioco mentre India e Cina, che nell’ultimo round del gioco erano messe all’angolo, ora sono emerse come giocatori chiave. La lotta però non rimane a lungo circoscritta al controllo del petrolio dell’Asia centrale. Ora spazia dal Golfo Persico all’Africa, dall’America Latina fino ai Poli e non riguarda solo il petrolio ma anche l’acqua e nuovi giacimenti minerari da sfruttare. Dopotutto, il riscaldamento globale sta incrementando la scarsità di risorse naturali. Il Grande Gioco che si sta svolgendo oggi è più incontrollabile e pericoloso dell’ultimo. Il nuovo giocatore più importante è la Cina ed è proprio lì che il modello emergente è più chiaro. I governanti cinesi hanno puntato tutto sulla crescita economica. Senza migliorare adeguatamente gli standard di vita generali si potrebbe creare una onda di malcontento di grandi dimensioni, il che potrebbe rappresentare una minaccia al loro potere. Oltretutto la Cina sta nel mezzo del più grande e veloce processo di emigrazione dalla campagna alla città della Storia, che non può essere fermato. Non c’è alternativa al continuare la crescita, però questo crea terribili effetti secondari. Usata in larga scala nell’industria e nell’agricoltura e sotto la minaccia del ridimensionamento dei ghiacciai himalayani, l’acqua sta diventando una risorsa non rinnovabile e limitata. Due terzi delle città cinesi già devono far fronte alla carenza d’acqua, mentre il deserto avanza conquistando terre coltivabili. L’industrializzazione selvaggia sta incrementando questo disastro ambientale, così come le molte centrali energetiche che funzionano a carbone, fortemente inquinante, che accelerano il riscaldamento globale. Si è entrati in un circolo vizioso e non solo in Cina. Visto che la crescita continua ha bisogno di grandi quantità di energia e minerali, le industrie cinesi stanno ripulendo le scorte globali con il risultato di un’inarrestabile crescita della domanda per le risorse, che non sono infinite. Anche se le riserve petrolifere probabilmente non sono in via di esaurimento, i giorni in cui il petrolio era economico sono finiti per sempre. Gli Stati stanno reagendo cercando di accaparrarsi i pochi giacimenti rimanenti, anche quelli di risorse che sono causa del cambio climatico. Il Canada sta costruendo basi per contrastare le rivendicazioni russe sulla cappa polare artica in fase di scioglimento, parte della quale è reclamata anche da Norvegia, Danimarca e USA. L’inghilterra sta reclamando diritti di sfruttamento in varie aree del Polo Sud. La corsa per le risorse sarà la maggiore causa dei conflitti che ci aspettano in questo secolo. Il pericolo non è solo un altro shock petrolifero che colpisca la produzione industriale, ma anche la minaccia di carestie. Senza rifornimenti di petrolio alle industrie sempre più meccanizzate molti degli scaffali dei supermercati rimarrebbero vuoti. Lontani da uno svezzamento dell’economia dal petrolio, dal quale è più dipendente che mai, difficilmente sorprende che le grandi potenze aumentino la marcia per accaparrarsi la propria quota. Questa nuova partita del Grande Gioco non è cominciata ieri. Cominciò con l’ultimo grande conflitto del XX secolo, che non fu niente altro che una guerra per il petrolio. Nessuno pensava di dichiarare che la prima Guerra del Golfo era in atto per combattere il terrorismo o per esportare la democrazia. Come ammisero al tempo il Presidente George Bush Senior e John Major, era finalizzata a mettere al sicuro le riserve di petrolio, né più né meno. Nonostante le smentite di una classe politica ancor meno onesta delle precedenti, non c’è ombra di dubbio che il controllo del petrolio iracheno fu uno degli obiettivi principali dell’ultima invasione del Paese. Il petrolio rimane dunque al centro del gioco e, forse, è ancor più importante di prima. Con il loro complesso logistico e la forte relazione con la forza aerea, gli eserciti moderni sono estremamente dipendenti dall’energia. Secondo un rapporto del Pentagono, il fabbisogno giornaliero di petrolio per ogni soldato è quadruplicato tra la II Guerra Mondiale e la I Guerra del Golfo ed è ulteriormente quadruplicato tra quest’ultima e l’ultima invasione dell’Iraq. Recenti stime affermano che il fabbisogno sia ancor più aumentato negli ultimi 5 anni di occupazione. Anche se i Paesi occidentali hanno dominato l’ultimo round del gioco, questa volta devono contare su Paesi produttori sempre più sicuri di sé. Il sottile disprezzo di Putin per l’opinione pubblica mondiale può infastidire l’Europa, però siamo fortemente dipendenti dalla sua energia. Hugo Chavez può essere oggetto di odio da parte di Gorge W. Bush, però il Venezuela vende agli USA circa il 10% del totale delle importazioni americane. Il Presidente Ahmadinejad è spesso dipinto come l’incarnazione del demonio, però con il petrolio a 100$ il barile, ogni tentativo occidentale di farlo cadere potrebbe essere realmente rischioso. Mentre le potenze occidentali sono in declino, le potenze nascenti sono ai ferri corti tra di loro. Cina e India sono rivali per il petrolio e il gas naturale nell’Asia Centrale. Taiwan, Vietnam, Malaysia e Indonesia sono in contrasto per le reserve sottomarine nei mari della Cina del Sud. Arabia Saudita e Iran sono rivali nel Golfo Persico, quest’ultimo sta buttando un occhio sull’Iraq insieme alla Turchia. Una grande cooperazione internazionale sembrerebbe la soluzione più ovvia, ma la realtà è che le risorse cominciano a scarseggiare e il mondo è costantemente sempre più diviso e frammentato. Siamo lontani dal mondo fantastico di solo qualche decennio fa, quando affascinanti guru parlavano saggiamente dell' economia del sapere. Allora, si parlava pensando che le risorse materiali non sarebbero stati un problema, erano le idee guidavano lo sviluppo economico. I cicli dell’economia erano stati lasciati alle spalle ed era cominciata un’era di crescita senza fine. In realtà, la teoria economica del sapere si rivela un’illusione creata da petrolio e denaro a modico prezzo e i boom infiniti finiscono sempre tra le lacrime. Questa non è la fine del mondo o del capitalismo globale, è soltanto Storia, come sempre. Quello che è realmente differente questa volta è il cambio climatico. L’innalzamento dei livelli del mare riduce le scorte di cibo e acqua, il che potrebbe portare a una migrazione di larga scala dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa. Il riscaldamento globale minaccia direttamente le fonti di energia. Mano a mano che i carburanti fossili del passato divengono più cari, gli altri, come la sabbia bituminosa, diventano economicamente sfruttabili, però questi sono ancora più inquinanti dei precedenti. In questa partita del Grande Gioco, la carenza di energia e il riscaldamento globale si rafforzano l’un l’altro. Il risultato può essere solo un crescente rischio di conflitti. C’erano circa 1.65 miliardi di persone sulla Terra quando fu giocato il primo match. All’inizio del XXI secolo, ce ne sono 4 volte di più, in lotta per assicurarsi un futuro in un mondo che sta cambiando imprevedibilmente a causa del cambiamento climatico. Sarebbe saggio fare piani per avere delle rime della Storia in più. John Gray è l’autore di “Black Mass: Apocalyptic Religion and the Death of Utopia” (Massa Nera: Religioni apocalittiche e la morte dell’utopia), pubblicato da Allen Lane il 24 Aprile. Titolo originale: "Those who control oil and water will control the world" Fonte: http://observer.guardian.co.uk/ April 06 Quel simpaticone del Berlusca!!"Tutti in piedi quando entra il professore. E' un segno di rispetto e di buona educazione" ha dichiarato Berlusconi alla videochat del Corriere. Certo che il Cavaliere ha davvero una bella faccia tosta ed è forse per questo che piace tanto a molti italiani. Chi in una riunione in Spagna di tutti i premier europei è stato pescato a fare le corna dietro la testa di un collega come uno scolaretto discolo nella foto di gruppo dell'ultimo giorno di scuola? Solo che se una birichinata del genere la fa un ragazzino, a scuola, in un giorno che è ormai di vacanza e siamo vicini al 'rompete le righe', è una cosa, se lo fa in un consesso internazionale un presidente del Consiglio, che rappresenta il suo Paese, è un'altra . L'altra sera l'onorevole Fini lamentava, naturalmente in Tv (che è la principale responsabile dello sfacelo culturale del nostro Paese) che il 90% degli studenti non sa dove sia Matera. Ma chi, parlando dei mitici fondatori di Roma, li ha chiamati Romolo e Remolo? Una cosa che nella pur sgangherata scuola italiana, usata dalla nostra classe politica come area di parcheggio per precari, costerebbe a un alunno di quinta elementare un giro dietro la lavagna con un cappello con la scritta 'asino'? Che lezioni di buona educazione e di buon gusto possono venire da un signore che al premier norvegese Rasmussen, in visita ufficiale, fa una battuta trucida sulla propria moglie o che in quelle festicciole che la Tv organizza per autocelebrarsi fa il cicisbeo con vallette e vallettine fra le quali ci sono quelle piazzate in qualche fiction per il piacer suo o dei suoi amici? Che credibilità può avere un signore che anche i suoi amici descrivono come bugiardo patologico ("un simpatico bugiardello", Tiziana Maiolo; "un adorabile bugiardo", Casini) e che, soprattutto, la Corte d'Appello di Venezia, nel maggio del 1990, quando nessun 'accanimento giudiziario' era ipotizzabile, ha dichiarato 'testimone spergiuro' (cioè ha giurato il falso in Tribunale) e che è poi stato salvato da un'amnistia voluta dai comunisti per non essere processati per i finanziamenti avuti dall'Urss? Che rispetto per le Istituzioni e per il proprio Paese ci può insegnare un presidente del Consiglio che in terra di Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale' ha definito 'Mani Pulite', cioè inchieste e sentenze, anche definitive, della magistratura italiana "una guerra civile" e che ha delegittimato, di volta in volta, oltre la magistratura ordinaria, la Corte dei Conti, il Presidente della Repubblica? Che senso della legalità, che 'tolleranza zero' può pretendere un signore che ha avuto decine di processi, che ne ha in corso uno per 'corruzione di testimone', che da quattro è uscito non per aver commesso il fatto ma perchè la prescrizione ha estinto il reato e che nei casi in cui non poteva proprio scapolarla ha abolito, per legge, il reato di cui era imputato come il falso in bilancio che negli Stati Uniti può costare 30 anni di reclusione? Che coerenza dobbiamo attribuire a un signore che afferma che lui non attacca mai personalmente, dio guardi, gli avversari politici e poi definisce ripetutamente Antonio Di Pietro "un uomo che mi fa orrore"? E gli fa orrore per lo stesso motivo per cui lo fa a buona parte della classe dirigente , di destra e di sinistra: perchè, insieme al pool dei magistrati di Milano, osò richiamare per la prima volta anche la classe dirigente a quel rispetto della legge cui tutti noialtri cittadini siamo tenuti senza se e senza ma. Il lettore dirà che sono un comunista. Io sono sempre stato anticomunista, quando i comunisti esistevano e molti di quelli che oggi se la dan da anticomunisti erano iscritti al Pci o militavano nella sinistra extraparlamentare e mi aspettavano sotto casa per darmi una lezioncina a colpi di spranga. Sono semplicemente un cittadino italiano che, passati i 60, è stufo di essere preso in giro da questa gente. Non sono gli studenti che devono alzarsi quando entra il professore, sono i nostri uomini politici che dovrebbero mettersi in ginocchio davanti al popolo italiano per averlo ridotto come l'han ridotto, in campo economico, previdenziale, sociale, morale e per avergli tolto ogni senso di onestà, di lealtà, di correttezza e persino quella buona educazione che oggi si invoca dai ragazzi. Massimo Fini Fonte: www.ilgazzttino.it April 04 MEGLIO INDO CHE EUROPEIIl tedoforo indiano si rifiuta di portare la fiaccola in solidarietà con il Tibet
Il capitano della nazionale di calcio indiana si rifiuterà di portare la fiaccola olimpica per protesta contro la repressione cinese in Tibet. Bhaichung Buthia ha detto al quotidiano Times of India di aver spedito una lettera al Comitato olimpico indiano 'in segno di solidarietà' con i tibetani. 'La mia decisione è del tutto personale', ha aggiunto Buthia, una vera star nel suo paese. Nessun reazione dal comitato olimpico indiano. La fiaccola olimpica arriverà in India il 17 aprile April 01 Boicottiamo le Olimpiadi: e Basta!!Si discute in Occidente se si a il caso di boicottare le Olimpiadi organizzate dalla Cina, responsabile della sanguin aria repressi one in Tibet di cui si fa fin ta di accorgersi solo ora mentre la strage di Lhasa non è che l'ultima di una serie lunga mezzo secolo.Secondo me le Olimpiadi non si dovrebbero fare né in Cin a né altrove. Non si dovrebbero fare più. Le ultime a dimensi one umana sono state quelle di Roma, nel 1960, con la leggendaria galoppata di Abebe Bikila a piedi nudi nella maratona. Dopo sono diventate un gigantesco Barnum, un baraccone grottesco, gonfiato fin o all'in verosi mile dagli enormi in teressi economici, dagli affari, dalle sponsorizzazioni. Non c'è centimetro quadrato dell'Olimpiade che non si a busi ness (in passato gli americani sono arrivati ad affittare agli sponsor anche la fiaccola olimpica portata dai tedofori vendendone il percorso a tremila dollari al chilometro). In oltre, in totale contrasto con le in tenzioni dell'in genuo barone Pierre De Coubertin , che le rein ventò nel 1893, concependole come un momento di fratellanza universale fra i popoli, da almeno quarant'anni le Olimpiadi Moderne, proprio per il gigantismo che hanno assunto e la cassa di risonanza mondiale che rappresentano, sono diventate terreno fertile per l'esplosi one di tensi oni (la rivolta degli studenti al Messi co), di rancori (la contestazione dei neri a Montreal), per boicottaggi (quelli in crociati di americani e sovietici a Mosca e a Los Angeles), per discrimin azioni grottesche (il Sudafrica no, l'Iraq nazista di Saddam sì), quando non addirittura teatro di stragi come accadde a Monaco nel 1972 ai danni degli atleti israeliani. Da allora le Olimpiadi sono protette de centin aia di migliaia di uomin i armati, da agenti segreti di ogni nazionalità, gli atleti non possono uscire dalle loro «location» se non sotto scorta.Quasi sempre il Paese che le ospita se ne serve per legittimarsi e per mascherare, dietro la perfezione e la spettacolarità dell'organizzazione, le proprie magagne, sociali e politiche. E questo è si curamente il caso della Cin a che il presi dente Bush, con la tempestività che lo contraddistin gue, ha depennato dai dieci Paesi che, a parer suo, violano i «diritti umani» proprio quattro giorni prima della strage di Lhasa.
Ma tutti gli Stati partecipanti hanno in tenti politici e fanno di ogni vittoria una questione di prestigio nazionale. Così per prendere una medaglia alle Olimpiadi si in ventano sport in verosi mili e comici che non hanno in tutto il mondo che qualche centin aio di adepti o si mascherano come dilettanti professi onisti pagati centin aia di migliaia di dollari. Ma gli effetti più in quin anti di questa corsa a un malin teso prestigio politico e nazionalistico si hanno sugli atleti. Per una medaglia, soprattutto nelle specialità «regin e» delle Olimpiadi, atletica, nuoto, gin nastica, si allevano in batteria, come fossero polli, bambin i e bambin e di sei, sette anni costrin gendoli ad allenamenti quotidiani, pesantissi mi. Per una medaglia gli atleti vengono, a seconda della specialità, in grassati o denutriti, omogeneizzati, anabolizzati, spesso drogati. Ai nuotatori vengono rasi i capelli e i peli delle braccia, del petto, delle gambe, ai saltatori vengono stimolate le piante dei piedi con scariche elettriche, ad altri viene cambiato il sangue, alcune atlete, in passato, per rin forzarsi si sono fatte in gravidare per poi abortire a risultato avvenuto, ad altre vengono in iettati ormoni maschili fin o a che perdono ogni forma femmin ile.Una buona parte dei Giochi Olimpici è fatta ormai di questi fenomeni da baraccone verso i quali si prova, in vece che ammirazione, un senso di pena o la curiosi tà umiliante che ispirano la donna cannone e il nano Bagonghie. E allora prendiamo il coraggio a due mani e facciamola fin ita una volta per tutte con questo circo in decoroso e impudico. E chissà che, oltre a evitarci lo spettacolo avvilente ed in quietante di città messe in stato d'assedio per quella che viene ancora ipocritamente chiamata «la festa della gioventù» (dove in vece «si fa la festa alla gioventù), non si possa, in futuro, tornare a giocare a chi corre più veloce senza doverci trasformare in tanti Frankenstein . Massimo Fini |
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