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October 17 SCOPI E OBIETTIVI DEL TERRORISMO OCCIDENTALE
DI ANTONELLA RANDAZZOMolte persone, che hanno approfondito in modo onesto le tematiche inerenti agli attentati dell’11 settembre e del 7 luglio, comprendendone le vere dinamiche, si sono chieste perché mai i governi Bush e Blair avrebbero voluto un attentato terroristico sul loro proprio territorio. Molti hanno messo in evidenza l’esigenza di imporre leggi che restringono le libertà civili, ma tale motivo non sarebbe l’unico. Le autorità occidentali hanno bisogno di additare un nemico, e per provare concretamente la sua esistenza organizzano attentati terroristici. Anche in Iraq, molti degli attentati di cui i nostri media ci danno notizia sono in realtà organizzati dallo stesso esercito anglo-americano. Lo scopo principale del terrorismo è quello di far emergere dai pensieri dei cittadini l’idea che esista un nemico feroce, malvagio, crudele, e che per questo motivo, le “democratiche” autorità occidentali devono sostenere una guerra che, come da loro stesse dichiarato, potrebbe anche durare 100 (cento) anni. Il nemico “terrorista” viene descritto come fosse un pazzo che odia e distrugge senza motivo. Un altro scopo del terrorismo occidentale è quello di alimentare la paura. La paura è un’emozione dell’impotenza, dunque se abbiamo paura non lottiamo per i nostri diritti, ma ci sottomettiamo a chi professa di volerci “proteggere”. Di fatto, chi promette “sicurezza” e protezione appartiene allo stesso gruppo che crea e alimenta la paura. Il terrorismo è anche utilizzato per criminalizzare i dissidenti. Spesso chi denuncia i crimini e lotta contro il sistema viene etichettato come "terrorista" o "antiamericano", e accusato di perseguire una sorta di "teoria del complotto" contro il potere “libero e democratico” degli Usa. In questo modo si offuscano pericolosamente gli intenti di difesa dei diritti umani, e si cerca di criminalizzare chi denuncia il crimine e non chi lo fa. Le autorità occidentali sperano in un mondo in cui i poveri accettino passivamente di farsi sfruttare, senza lottare e senza reagire. Sognano un mondo in cui le masse rimangono passive verso i crimini e le ingiustizie, sorrette dalla fede religiosa, che dona una speranza ultraterrena, l'unica loro concessa. Il terrorismo è utilizzato per giustificare ogni guerra e ogni crimine. Come molti sanno, la guerra in Iraq, da tutti i media, venne strettamente collegata alla "lotta al terrorismo", e venne definita da molti quotidiani occidentali "guerra giusta", "inevitabile" "necessaria" e "difensiva". Il nemico di oggi, il "terrorista islamico", viene descritto dagli Usa con disgusto e disprezzo assoluto, egli non appartiene alla religione cristiana, e per questo è facile identificarlo con la "bestia" biblica contro cui lottare senza pietà. L'immagine del nemico viene gravata da significati trascendentali e diventa l'immagine stessa del Male o del demonio, per questo la "crociata" non è per convertire ma per sterminare. Il nemico assume tutto il male su di sé permettendo alla controparte di acquisire caratteristiche di pura "bontà". Il disprezzo per il nemico è quindi totale e senza altre vie d'uscita che non la lotta diretta a distruggerlo. Nel tradizionale discorso sulla Stato dell'Unione del 29 gennaio 2002, Bush espresse chiaramente la "dottrina" dell""asse del male" e della necessità di lottare contro nemici della "civilizzazione": “La nostra causa è giusta, e va avanti… Migliaia di pericolosi sicari, addestrati ad uccidere in vari modi, spesso con l’appoggio di regimi fuorilegge, sono ora sparsi per il mondo come bombe ad orologeria pronte ad esplodere senza preavviso... Questi nemici vedono il mondo intero come un campo di battaglia, e noi dobbiamo dar loro la caccia ovunque si trovino... L’Iran è alla ricerca frenetica di queste armi e esporta terrore, mentre una minoranza non eletta reprime le speranze di libertà del popolo iraniano… La nostra guerra contro il terrorismo è cominciata bene, ma è solo all’inizio... I costi di questa guerra sono alti. Abbiamo speso più di un miliardo di dollari al mese – oltre 30 milioni di dollari al giorno – e dobbiamo essere pronti ad affrontare gli impegni futuri… Decisi nel nostro obiettivo, ora andiamo avanti. Abbiamo imparato il prezzo della libertà e abbiamo mostrato la sua forza. E in questo grande conflitto, cari concittadini, assisteremo al trionfo della libertà".(1) Bush elenca i paesi nemici senza spiegare il perché essi vanno inseriti nella lista nera, gli basta dire che sono "terroristi" o che "si stanno dotando di missili e armi di distruzione di massa". Ovviamente, non c'è nessun cenno agli interessi economici o alle questioni petrolifere, e nemmeno all'addestramento dei mujaheddin da parte della Cia. Non viene certo detto che “i pericolosi sicari pronti ad uccidere” sono stati addestrati dagli stessi servizi segreti statunitensi, inglesi o israeliani. Gli Usa cercano di proteggere la figura del nemico inspiegabilmente crudele, a tal punto da avversare ogni tentativo dell’Onu di comprendere meglio cos’è realmente il terrorismo. Ad esempio, nel dicembre del 1987, gli Usa (con Israele) avversarono una risoluzione dell'Onu contro il terrorismo. La Risoluzione prevedeva, oltre alle misure per la prevenzione del terrorismo internazionale, anche un tavolo di studio che facesse luce sulle cause politiche ed economiche del terrorismo, e che definisse cosa si deve intendere per "terrorismo", per poterlo distinguere dalle lotte dei popoli per i diritti. Si trattava cioè di affrontare concretamente e razionalmente il problema, senza vederlo come un male misterioso e oscuro. Peraltro, diversi paesi dell’America Latina da tempo accusano le autorità statunitensi di terrorismo, avendo finanziato diversi dittatori e addestrato numerosi torturatori e criminali. Nel 1986 gli Usa furono condannati dalla Corte Internazionale di Giustizia per terrorismo o "uso illegale della forza" contro il Nicaragua. Essi dichiararono che non avrebbero riconosciuto la giurisdizione della Corte. Il Nicaragua si rivolse al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per chiedere una risoluzione che costringesse tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale. Gli Usa si opposero, rifiutandosi di accettare la giurisdizione internazionale. Nel film-documento “Terrorstorm” si riportano prove schiaccianti circa le responsabilità dei governi occidentali negli attentati terroristici avvenuti nel loro paese e in paesi esteri. Tale documentario, di Alex Jones, descrive i cosiddetti “false flag”, ovvero gli attentati terroristici spacciati per “terrorismo islamico” ma in realtà voluti e organizzati dagli stessi governi occidentali. Jones raccoglie elementi sugli attentati di Madrid e Londra e intervista due ex-agenti del MI6 e diverse altre persone autorevoli, che svelano numerose prove contro i governi occidentali. I diversi attentati terroristici possono essere collegati fra loro o presentare caratteristiche analoghe, che fanno risalire ad un’unica strategia. Spiega Jones: “Per capire gli attentati di Londra e chi li ha commessi bisogna per forza guardare all’11 marzo 2004, agli attentati di Madrid. Un anno dopo gli attentati, il governo ammette l’assenza di legami con Al-Qaeda. Ognuno dei supposti attentatori aveva legami stretti coi servizi segreti spagnoli, incluso il capo degli attentatori. Il capo degli attentatori, che ha dato la dinamite ai terroristi, era connesso alla squadra artificieri di Madrid, e vediamo le stesse caratteristiche negli attacchi di Londra. Il mattino del 7 luglio 2005, 3 treni e un bus sono stati dilaniati da quattro esplosivi di tipo militare… nonostante il fatto che tre vagoni stessero bruciando, pieni di londinesi morti e morenti, Scotland Yard per un’ora e mezzo affermò che tutte le interruzioni erano dovute solo ad un black out… Poi, misteriosamente, dopo gli attacchi, il Dipartimento di polizia londinese ordina al bus n° 30… di abbandonare la sua strada normale e di parcheggiare all’angolo con Woburn Square e Tavistock Place… Fra centinaia di bus in servizio quella mattina, il bus n° 30 è l’unico a cui viene cambiato il percorso e che viene diretto a Tavistock Place. Ricordate, mentre tutto sta avvenendo la polizia è in televisione e sta dicendo che si tratta di un black out. Nel frattempo… testimoni oculari descrivevano le esplosioni… Dopo che gli investigatori di Scotland Yard ebbero la possibilità di parlare con alcuni testimoni oculari… dichiararono ufficialmente che credevano che gli attentatori non sapessero di avere esplosivi nei loro zaini… L’edizione delle “News Fox” del 29 luglio rivela che la cosiddetta mente degli attentati, Haroon Rashid Aswat è un collaboratore dei servizi inglesi. L’ex pubblico ministero e esperto di terrorismo per l’Fbi, John Loftus, disse che Aswat era protetto dall’MI6 ed era sotto il loro controllo… dopo poche ore dagli attentati del 7 luglio, la radio militare israeliana riportava la notizia che Benjamin Netanyahu, ex primo ministro di Israele, era stato avvertito di non lasciare il suo hotel quel mattino per partecipare ad un incontro a meno di 100 metri da una delle stazioni che è stata attaccata… in seguito il ministro Sharon ha dato istruzioni agli incaricati israeliani di non rilasciare interviste a giornali stranieri a proposito del preavviso… Per la convenienza delle autorità le telecamere dell’autobus malfunzionarono… qualcos’altro fu utile alle bugiarde autorità: tutti e quattro le carte d’identità degli “attentatori” hanno resistito alle esplosioni. C’è solo un problema: in un caso uno degli ID degli attentatori fu trovato in 2 posti diversi… E’ cristallino che… elementi criminali nel governo hanno inscenato l’attacco e poi hanno coperto il tutto”.(2) Secondo Jones la pianificazione delle operazioni terroristiche viene tenuta nascosta a quegli elementi che pensano sinceramente di servire la propria patria attraverso l’appartenenza ad un corpo militare. A tale scopo sarebbero utilizzate diverse tecniche per creare confusione, come ad esempio esercitazioni o simulazioni militari allo stesso momento e nello stesso posto (o vicino) un cui si avrà l’attentato. Le simulazioni ricalcheranno gli eventi reali, a tal punto che la confusione generata impedirà un corretto intervento da parte di coloro che sono all'oscuro di tutto. Ciò è avvenuto durante l’11 settembre, il 7 luglio e in altri casi di attacchi terroristici. Proprio una simulazione ha impedito agli agenti del Norad di inviare i caccia, poiché confusero la simulazione con la realtà. Alcuni agenti sono usciti inorriditi dai servizi segreti inglesi, quando hanno scoperto che lo stesso governo aveva pianificato attacchi terroristici. Racconta Annie Machon, ex agente dell’MI5: “Ho deciso di uscire allo scoperto e denunciare, insieme al mio partner, perché avevamo visto troppe cose orrende… e abbiamo creduto che gli inglesi meritassero maggiore protezione… il crollo delle torri (gemelle) mi è sembrato essere una demolizione controllata, e anche il crollo dell’edificio 7 del WTC. (E’ strano) Anche il fatto che le difese aeree rimasero a terra quel giorno… Tutta una serie di prove rende molto sospetto quello che accadde il 9/11… dobbiamo esporre il coinvolgimento del governo nel 9/11, perché se non lo facciamo, loro continueranno a farlo nel futuro”. Un ex agente dell’MI5, David Shayler spiega: “Per il 7 luglio c’è stato un testimone respinto, intervistato da un giornale locale… (l’uomo) dice che era in una delle carrozze colpite e non vide nessun uomo con lo zainetto… quello che vide fu un metallo che puntava verso l’alto da sotto la carrozza. Ciò indicherebbe che la bomba non era dentro la carrozza, ma attaccata fuori, al di sotto di essa… nessuno… sta seguendo questa pista… Ho appreso di operazioni in cui l’MI6 e il servizio segreto inglese esterno… stavano finanziando il terrorismo in territorio nemico senza il permesso del governo”. Gli agenti che decidono di uscire dall’organizzazione e di parlare vengono perseguitati, e talvolta imprigionati o esiliati. Persone che si sono semplicemente limitate a constatare i tentativi del governo di limitare le libertà dei cittadini sono state inserite nella lista dei terroristi. In poche parole, non è perseguito chi organizza attentati terroristici, ma chi denuncia i responsabili di tali crimini. Esistono anche altri personaggi autorevoli, come il parlamentare inglese Michael Meacher, che denunciano il terrorismo di Stato e i suoi scopi. Dichiara Meacher: “Gli attentati… del 7/7 (servivano ad) assicurare paura (e) controllo”. Il film documento di Jones è importante per capire la crudeltà delle autorità statunitensi contro gli esseri umani. Esse giustificano ogni azione criminale, chiamando “pressioni” la tortura e agendo senza alcun rispetto della libertà e della dignità umana. Com’è evidente, sono colpevoli di crimini contro l’umanità e dovrebbero essere processate per questo. Se non avviene è perché attualmente manipolano anche l’Onu e i Tribunali Internazionali, curandosi di renderli inoperativi o di disconoscerne l’autorità quando si tratta di porre sotto processo personaggi del proprio establishment. Quando in Italia i media annunciano che potrebbe avvenire un attentato terroristico, in realtà ci stanno minacciando, e stanno cercando di accrescere in noi la paura, allo scopo di renderci impotenti e sottomessi. La buona notizia è che se lo fanno significa che temono il popolo, temono le nostre reazioni perché sanno che nel momento in cui la maggior parte degli italiani non fosse più disposta a farsi ingannare e a sottomettersi, il loro potere crollerebbe. E’ ovvio che se preparano attentati o minacciano il popolo, significa che il nemico per loro non è il “terrorismo” ma il popolo stesso. Infatti, sono i popoli a poter distruggere il loro potere, se soltanto vincessero la paura e lo volessero. Il terrorismo, dunque, è oggi l’arma del gruppo al potere, che è disperato perché molte cose gli sono sfuggite di mano, prova ne sia che voi state leggendo uno dei tanti articoli che li smaschera, e che era impensabile leggere anche soltanto pochi decenni fa. Questo significa che il percorso di consapevolezza sta andando avanti, e dipende da ogni persona attuarlo e alimentarlo. La consapevolezza, automaticamente, rende inefficace la loro propaganda. Il fulcro del terrorismo sarebbe a Washington e a Londra, appoggiato dai servizi segreti di moltissimi paesi (compreso il nostro). Dunque se questo gruppo di criminali decidesse di organizzare un attentato in Italia, piuttosto che in Francia o in Belgio, le autorità e i servizi segreti locali si attiveranno affinché questo possa avvenire, e dopo l’attentato faranno in modo che le verità ufficiali possano insabbiare ogni responsabilità dei veri organizzatori. Com’è noto, nel nostro paese abbiamo avuto attentati terroristici durante il periodo detto della “strategia della tensione”, in cui le autorità statunitensi volevano reprimere fino alla soppressione l’impulso dei cittadini italiani a rivendicare diritti e libertà. Oggi non avvengono più attentati terroristici perché tali autorità hanno ormai occupato il nostro parlamento e i nostri media, insediando soltanto determinati elementi e dando potere (politico e mediatico) a personaggi come Berlusconi. Negli ultimi decenni la maggior parte dei cittadini italiani si è fatta “ipnotizzare” dalla televisione, e non legge più o legge pochissimo, non ha più un’esistenza culturalmente e creativamente attiva, e crede sempre più di essere impotente di fronte al sistema attuale. Questo è il risultato che le nostre autorità volevano ottenere, ed è per questo che non sono più avvenuti attentati terroristici, fatte salve le minacce che ci arrivano di tanto in tanto per mantenerci nella paura. I media, “educando” alla passività, sottraggono a poco a poco ai cittadini il potere di chiedere spiegazioni ai governi circa fatti che proverebbero la loro natura criminale. Senza la capacità di chieder conto ai propri rappresentanti politici e senza la giusta informazione, una democrazia non può esistere. Non bisogna per forza citare Orwell per capire che la realtà attuale è perlomeno ambigua, e che ogni persona dovrebbe attivarsi per capire, poiché siamo giunti alla fase in cui l’attuale gruppo dominante non si farà scrupolo di agire contro chiunque per salvaguardare il suo potere. Illudersi che non sia così significa assecondare il potere di questi criminali, mentre prendere coscienza della realtà può significare cambiarla. Nel documento di Jones vengono intervistati diversi cittadini inglesi, che mostrano di non essere consapevoli del livello di controllo dei loro governi (ci sarebbero 4 milioni di telecamere soltanto a Londra ma loro non se ne accorgono) e credono che per essere “protetti” occorra accettare una restrizione alle libertà. In altre parole, la maggior parte delle persone crede alla propaganda delle autorità, facendo in modo che esse continuino ad avere potere e ad attuare crimini. Ad una donna inglese è stato chiesto se “avrebbe voluto sacrificare la libertà per la sicurezza” e la risposta è stata “si, sacrificherò la libertà per la libertà”. La donna non si rendeva conto del paradosso, essendo come “narcotizzata” dalla propaganda dei mass media di regime. Anche i cittadini statunitensi, per la maggior parte, sarebbero dello stesso avviso, non avendo acquisito la necessaria consapevolezza per accorgersi che i media e le loro autorità li stanno ingannando. Per concludere, gli attentati terroristici trovano la loro ragion d’essere nella disponibilità dei popoli a credere nella propaganda di regime, e a creare un “nemico” straniero, rendendosi incapace di vedere che i propri governi sono il vero nemico, e che se mancherà la consapevolezza essi faranno altre guerre e organizzeranno altri crimini. Il potere di queste persone si basa sulla manipolazione mentale, e anche gli atti terroristici fanno parte di questa manipolazione, agendo sulle emozioni e sulle convinzioni politiche o ideologiche. Se la Storia fosse raccontata nel giusto modo si capirebbe che è sempre stata storia delle persone comuni che volevano liberarsi dal potere tirannico, e oggi non c’è alcuna diversità rispetto al passato. Non c’è arma che possa costringere alla schiavitù un popolo libero, per questo le attuali autorità creano paura, nemici e sottomissione, attraverso i media e il terrorismo. Finché la maggior parte delle persone sarà incline a credere nell’autorevolezza delle loro autorità e a non comprendere i loro molteplici inganni, la democrazia rimarrà una chimera. Spiega Jones: “Il 90% dei loro piani si basa su fattori psicologici… In termini semplici si tratta di indurre la popolazione ad amare la propria schiavitù… Le èlite stanno facendo guerra ai popoli… Siamo truffati nel credere che l’establishment è il nostro protettore e non il nostro padrone parassitico. Gli architetti del Nuovo Ordine Mondiale sono pazzi maniaci per il controllo… hanno reso schiava l’umanità e sono disperati di tenere il controllo del gregge… L’èlite è minacciata da umani liberi e indipendenti che controllano il loro destino. Sono minacciati dalla loro intelligenza, bellezza, onore, famiglia. Cercano di controllare il destino dell’umanità in una direzione che assicura il loro monopolio di potere per sempre . Sono sadici, codardi, non hanno nessun senso umano… (vogliono) solo il controllo e il mantenimento di quel controllo. Il mondo intero sta per essere programmato per essere un pianeta prigione, una griglia di controllo sull’umanità libera, dove il dissenso non è tollerato. Quando realizzerai che il potere costituito ti sta deridendo comincerai a cercare la verità e a combattere. Quando capisci il loro piano, è molto facile sconfiggerlo. Conoscere chi è il tuo nemico ti porta a metà della battaglia, reagire è l’altra metà. Devi solo liberare la tua mente, e sconfiggere i globalizzatori sarà facile”.(3) Antonella Randazzo Fonte: http://antonellarandazzo.blogspot.com August 25 L'eroe dell'eroe. Storie di ordinaria servitù e di amicizie pericoloseLa regressione spirituale, culturale e politica di un'intero ambiente è ormai completa. E' triste e ridicolo leggere i comunicati ed osservare le capriole dialettiche che gli sguatteri in salsa nazionalpopolare stanno “producendo” allo scopo di giustificare l'azione del governo pidiellino, sforzandosi di trovare qualcosa di cameratesco nei decreti finora prodotti. Camerati e fautori di destre socievoli (con munifici finanziatori col vizietto delle speculazioni finanziarie) sono accorsi in difesa del decreto stoppa-processi e del lodo Schifani, ritenendoli strumenti di lotta contro quei cattivoni dei magistrati che reprimono il dissenso politico. Ma che c'entra il dissenso politico con l'azione del berlusca? Stiamo parlando di Silvio Berlusconi il servo degli States, il cameriere d'Israele, l'ex iscritto alla Loggia P2, il privatizzatore a tutto spiano, l'apostolo del finanziarismo usuraio ed affamatore, o siamo vittime di un caso di omonimia? La norma “salva-premier”, non tutelerà alcun serio antagonista e non garantirà il diritto al dissenso, ma, al contrario, avrà l'effetto di bloccare oltre centomila processi penali per una lunghissima lista di reati fra cui: il sequestro di persona, l'estorsione, la rapina, lo stupro, l'associazione per delinquere, le frodi fiscali, la corruzione, l'abuso d'ufficio, la detenzione di materiale pedopornografico, le molestie e i maltrattamenti in famiglia, gli omicidi colposi per responsabilità medica o a seguito di incidenti stradali, il traffico illecito di rifiuti .ll primo emendamento impone ai magistrati di dare priorità assoluta ai processi "che destano maggiore allarme sociale" per i quali sono previste pene superiori ai 10 anni di carcere. Mentre il secondo ordina l'immediata sospensione per un anno di tutti i processi per reati "di non rilevante gravità" cioè punibili con pene detentive inferiori ai 10 anni commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in una fase che va dall'udienza preliminare alla chiusura del dibattimento di primo grado. E fra questi, guarda caso, rientrano a pieno titolo sia il processo Mills che quello di corruzione di incaricato di pubblico servizio inerente l'alleanza segreta fra Mediaset e la Rai di Agostino Saccà a cui furono promessi lussuosi affari e pruriginosi passatempi. Evidentemente Berlusconi si è reso conto che questa volta rischia davvero grosso perché il processo Mills è ormai agli sgoccioli, mancano poche udienze alla fine del dibattimento e l'accelerazione imposta dai giudici della decima sezione del tribunale di Milano lo preoccupa non poco perché la sentenza potrebbe arrivare prima delle vacanze estive. Perciò la sospensione dei processi è quanto mai utile a se stesso per scongiurare una condanna dai 3 agli 8 anni di carcere. Se non dovesse riuscirgli il “giochetto stoppaprocessi” il Cavalier servente ha già calato sul tavolo la carta del lodo Schifani che blocca i processi a carico delle 5 più alte cariche dello Stato. Altro che battaglia contro la casta dei magistrati per la difesa dei diritti dei cittadini oppressi! D'altra parte c'era da aspettarselo da un uomo che durante la campagna elettorale aveva definito “eroe” ,Vittorio Mangano.Mangano? Chi è costui? Forse un pensatore ribelle o militante coraggioso? Se questo nome non vi dice nulla, vi aiutiamo noi a rinfrescarvi la memoria. Il nome di Mangano salta fuori per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992 riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino nel corso di quell’intervista, con il coraggio e la lucidità investigativa che lo contraddistinguevano affermò che Mangano era uno di quei personaggi che fungevano da teste di ponte della mafia nel Nord Italia. Ma che c’entra con Berlusconi e come è entrato a far parte della sua corte, vi domanderete voi. La risposta ha un nome ed un cognome: MarcelloDell’Utri. Berlusconi, Dell’Utri, Mangano: il triangolo no, non l’avevate considerato! Marcello Dell'Utri nasce a Palermo l'11 settembre del 1941, studia in collegio dai Salesiani e frequenta poi i Gesuiti a Palermo. Conseguita la maturità classica nella sua città natale, si trasferisce a Milano e si laurea in giurisprudenza presso l'Università Statale, dove conosce e stringe amicizia con Silvio Berlusconi. A 23 anni comincia a lavorare come segretario per il ventottenne Berlusconi e allena una piccola squadra di calcio, il Torrescalla, sponsorizzata dall'amico Silvio. Dopo un anno lascia Berlusconi e Milano per trasferirsi a Roma, dove dirige il Centro Elis, una scuola di formazione sportiva dell'Opus Dei. Nel 1967 torna a Palermo dove fa il direttore sportivo presso l'Athletic Club Bagicalupo, dove dice di aver conosciuto Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, entrambi “uomini d'onore”. Nel 1970 viene assunto alla Cassa di Risparmio delle province siciliane, a Catania, per poi trasferirsi l'anno dopo in una filiale vicino Palermo. Nel 1973 viene promosso alla direzione generale della Sicilcassa a Palermo. Il 5 marzo del 1974 si dimette dalla banca e si trasferisce a Milano, come segretario particolare di Berlusconi. Dell'Utri segue i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore, appena acquistata da Silvio ad un prezzo irrisorio grazie a Cesare Previti, tutore della proprietaria, e ingaggia come "stalliere" Vittorio Mangano, mafioso palermitano della famiglia di Porta Nuova condannato all'ergastolo per mafia, con lo scopo, diranno i maligni, di proteggere il Cavaliere in ascesa e la famiglia da possibili rapimenti o attentati da parte della mafia catanese. Il fattore tuttofare accompagna i figli a scuola e cura la sicurezza della villa. Mangano viene arrestato un paio di volte dai Carabinieri per scontare pene definitive e ogni volta, uscito dal carcere, viene riaccolto in villa come se nulla fosse accaduto. Nel 1976 un giornale lombardo scrive che Berlusconi ospita un mafioso in casa sua e, nonostante Dell'Utri e Confalonieri facciano di tutto per trattenerlo, Mangano lascia la villa di Arcore, mentre Berlusconi con la famiglia si trasferisce prima in Svizzera e poi in Spagna. Un anno dopo anche Dell'Utri lascia Berlusconi e la Edilnord perchè infastidito dal fatto che il Berlusca non lo consideri capace di fare il dirigente . Raccomandato, si dice, da Cinà diventa amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, un'azienda del gruppo Rapisarda, considerato in quegli anni un luogo di transito privilegiato dei capitali mafiosi. In breve tempo tutto il gruppo va in bancarotta fraudolenta. Dell'Utri incriminato a piede libero perde il lavoro, mentre Rapisarda fugge latitante in Venezuela, grazie al passaporto intestato al fratello di Dell'Utri. Nel frattempo Berlusconi si iscrive alla loggia massonica P2. Il 5 maggio 1980 Mangano è arrestato da Giovanni Falcone per traffico internazionale di droga e resterà in carcere per 11 anni. Un anno dopo vengono uccisi dai corleonesi di Totò Riina i boss mafiosi Bontate e Teresi, punti di riferimento di Mangano e garanti presso gli “amici” siciliani della non ostilità del Cavaliere. Il loro posto, nel rapporto con Arcore, viene preso dai fratelli Pullarà. Le cronache giornalistiche di quel periodo raccontano che tra il 1975 e il 1983 nelle holding Fininvest affluiscono 113 miliardi di vecchie lire di provenienza misteriosa, e una buona parte addirittura in contanti. In quel periodo il boss Bontate diventa socio delle TV Fininvest, investendovi grossi capitali mafiosi. Nel 1983 le pretese di denaro, da parte dei Pullarà e quindi di Cosa Nostra, si fanno sempre più ingenti, ed il Cavaliere decide di richiamare Dell'Utri alla Fininvest e nonostante il disastro della Bresciano lo promuove amministratore delegato e presidente di Publitalia. L'11 novembre dello stesso anno la Polizia irrompe a casa di un socio del boss catanese Corallo per arrestarlo e vi sorprende anche Dell'Utri. Fra il 1984 e il 1986 Dell'Utri raggiunge un accordo, tramite Cinà, con Pippo Di Napoli che rappresenta Riina, attraverso il quale la Fininvest si impegna a versare a titolo di regalo una quota annua di 200 milioni a loro e non più ai Pullarà. Riina spera di arrivare tramite Berlusconi a Craxi, grande amico del Cavaliere, e ordina a tutta Cosa Nostra di abbandonare la DC e votare il PSI. Ma la mafia non è contenta di Berlusconi e del gruppo Fininvest e così ricomincia con gli attentati intimidatori, fra cui quelli ai negozi e ai magazzini della Standa a Catania, fatti per cui non fu sporta denuncia. Nel 1991 Mangano esce dal carcere e tenta di riprendersi l'esclusiva dei rapporti con Dell'Utri e Berlusconi, ma Riina gli manda a dire che ormai "li ha nelle mani lui per il bene di tutta Cosa Nostra". Nel 1992 Vincenzo Garraffa, senatore del PRI e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del boss Vincenzo Virga, condannato per omicidio e oggi in carcere, per riscuotere un presunto credito e dice che lo manda Dell'Utri. L'episodio è denunciato da Garraffa, e il processo giungerà al primo grado di giudizio nel maggio 2004 quando il Tribunale di Milano condannerà Dell'Utri e Virga a 2 anni per tentata estorsione. Nel frattempo, mentre infuria Tangentopoli, Dell'Utri ingaggia l'ex democristiano Ezio Cartotto per studiare un'iniziativa politica della Fininvest in previsione del crollo dei partiti amici. Il 19 luglio dello stesso anno, a 55 giorni dall'assassino di Giovanni Falcone, viene ucciso Paolo Borsellino. Il 4 aprile 1993 Berlusconi incontra Craxi ad Arcore e decide di impegnarsi in politica. Il 28 marzo del 1994 Berlusconi vince le elezioni e diventa Presidente del Consiglio, mentre Dell'Utri rimane alla guida di Publitalia.Il 25 maggio 1995 Dell'Utri è arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove sull'inchiesta sui fondi neri di Publitalia. L'anno successivo diventa deputato di Forza Italia e poco dopo viene condannato in primo grado a 3 anni, che in appello diventano 3 anni e 2 mesi e in Cassazione, grazie al patteggiamento, 2 anni e 6 mesi definitivi. Nel 1998 è sorpreso e filmato dalla DIA a Rimini mentre incontra un falso pentito che sta organizzando un complotto per screditare i pentiti che accusano Dell'Utri. Il GIP di Palermo dispone la sua cattura, ma la Camera, a maggioranza Ulivo, nega l'autorizzazione all'arresto. Il 13 giugno 1999 Dell'Utri viene eletto al Parlamento europeo, nel colleggio Sicilia-Sardegna. Il 13 maggio 2001 diventa senatore, mentre Berlusconi torna al governo. Il resto è storia nota a tutti. Tanto clamore per l'indulto mastelliano e poi si vara la stoppa-processi. I conti non tornano...o forse tornano troppo bene...Noi siamo uomini del sud, figli di una terra che viene stuprata quotidianamente dalle cosche malavitose e dai colletti bianchi che le fiancheggiano e, probabilmente, per una nostra “deformazione professionale” siamo abituati a leggere tra le righe e ad analizzare amicizie e legami,scovando messaggi criptati ed interpretando vicende anche apparentemente insignificanti...Probabilmente, però, stiamo volando di fantasia e siamo vittime della nostra maledetta deformazione...Che non ce ne vogliano i balilla sui generis made in mediaset della sedicente destra radicale italiana. Ernesto Ferrante Sinistra Nazionale Il conflitto tra Russia e Georgia potrebbe essere la scusa che l’amministrazione Bush cercava per bombardare l’Iran?DI STEPHEN KINZER The Guardian Un editore per cui un tempo lavoravo mi disse che quando i suoi genitori e i suoi nonni discutevano le notizie del giorno a cena finivano inevitabilmente per chiedersi l’un l’altro: “è una cosa buona per gli ebrei?”. “Che si trattasse di una guerra o di un terremoto o dell’atterraggio dell’uomo sulla luna si arrivava sempre a quella domanda” ricordava. “Vedevano tutto tramite quella lente”. Quest’anno ho sviluppato una simile patologia. Sono terrificato dall’idea che l’amministrazione Bush stia per attaccare l’Iran in un qualche momento prima della fine dell’incarico il 20 gennaio. Ogni volta che c’è un nuovo tremore a Washington o nel resto del mondo, mi chiedo: questo rende un attacco americano contro l’Iran più o meno probabile? È successa la stessa cosa con la recente lite in Georgia. Temo abbia aumentato le possibilità che gli Stati Uniti bombardino l’Iran. Se c’è un unico principio che soggiace alla visione del mondo di Bush-Cheney, è che tutti i paesi devono adattarsi agli interessi americani e a nessuno deve essere consentito di emergere come ciò che la Quadrennial Defence Review del 2006 ha definito una “potenza paragonabile” ["near-peer power"]. Questa è una ricetta per il conflitto, dal momento che molti paesi cercheranno naturalmente di incrementare il loro potere, che gli Usa lo vogliano o no. “Che pure Ercole faccia quello che può, ma il gatto continuerà a miagolare e il cane a farsi gli affari suoi”, osservò quel perspicace geostratega di William Shakespeare. La giornata della Russia è ancora una volta arrivata all’alba. Non è necessariamente una cosa negativa. Un mondo multipolare modellato da equilibri e contrappesi è, in fin dei conti, più sicuro per tutti. Queste idea, però, è aborrita dall’amministrazione Bush. Essa rimane bloccata nella fantasia post-guerra fredda che il breve “momento unipolare” dell’America possa durare per sempre. In anni recenti l’amministrazione Bush ha tentato in ogni modo di sfidare gli interessi russi. Ha lavorato per tagliare fuori la Russia dalle condutture energetiche, espandere la Nato sino ai confini russi, costruire basi di difesa missilistica vicino a quei confini, promuovere l’indipendenza del Kosovo ed incoraggiare ex Stati sovietici come la Georgia a sputare nell’occhio strategico della Russia. Questo approccio funzionava sinché la Russia era prostrata. Ma era inevitabile che la Russia alla fine iniziasse a riemergere come potenza influente. Ora è successo. Washington ha protestato con ululati di indignazione perché la Russia ha schiacciato la Georgia. Il presidente Bush ha dichiarato con tutta la sua faccia tosta che “minacce ed intimidazioni non sono un modo accettabile per condurre la politica estera nel ventunesimo secolo”. Proferire tali incredibili ipocrisie è più o meno tutto ciò che gli Usa possono fare per rovesciare la recente vittoria russa. Gli Usa e la Russia hanno bisogno di collaborare su di una moltitudine di questioni strategiche, e la Georgia non è un interesse vitale degli Stati Uniti. La cosa più logica che gli Usa possono fare ora è incassare il colpo e andare avanti. Il presidente Bush e il vice presidente Cheney, però, potrebbero avere un’altra idea. Leggendo le loro menti, questo è quanto temo stiano pensando. “Stiamo per lasciare l’incarico. Per come sembrano le cose ora, l’ultimo confronto tra noi e i cattivi lo hanno vinto loro. Non possiamo lasciare che il nostro mandato finisca in questo modo. Non può essere questa l’ultima parola. Dobbiamo andarcene con una fiammata di gloria. Come possiamo dar vita a questa fiammata? Con l’Iran naturalmente. Nessun paese ci ha provocato così incessantemente. Bombardando l’Iran manderemo al mondo un coraggioso messaggio di addio: dimenticatevi della Russia- comandiamo ancora noi!”. Per anni prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre, una cricca di ideologi millenaristi ha spinto per un attacco Usa all’Iraq. Gli attentati gli hanno dato la scusa che cercavano. Ora temo che possa succedere la stessa cosa con l’Iran. La Georgia potrebbe essere la scusa. Per decenni la politica americana verso l’Iran è stata improntata all’emozione e non alla razionalità. Ora a Washington le emozioni sono a mille. Gli iraniani non hanno avuto nulla a che vedere con l’invasione russa della Georgia. Spero che presto non debbano pagare un prezzo sanguinoso per essa. Titolo originale: " Attacking Iran via South Ossetia" Fonte: http://www.guardian.co.uk August 22 RESOCONTO DI QUESTA ESTATEFinite le ferie, tornata la possibilità di utilizzare Internet, ho lasciato alle mie spalle tanti argomenti di discussione: tra la farsa ridicola con il triangolo Vaticano,Famiglia Cristiana e PDL; o l'inizio delle olimpiadi, tra magnificenza e contraddizioni, sotto un enirme nuvola nera di idrocarburi; o ancora la crisi in Ossezia, previstissima quando parlavo di effetto domino causato dall'indipendenza Kosovara; o ancora la liberazione della Benancourt, che non stava proprio morente ed ora sembra essersi montata anche un pò la testa....insomma da èparlare ce ne sarebbe. Comunque penso che farò un pò un giretto sugli spaces più interessanti augurandomi ci siano spunti interessanti!!
Nobis
PS. Ringrazio la mia piccola per la meravigliosa Estate che m'ha regalato!! July 21 Se il caldo da in testa al pontefice
July 08 Ancora si combatte, e continuiamo a dimenticarcene!!
July 02 Berlusconi contro lo Stato di Diritto
Massimo Fini June 23 IL NUOVO DRAMMA DELLA SOCIETA' MODERNAUna coppia di giovani è stata trovata con le vene dei polsi tagliate e uno squarcio alla gola in un appartamento in zona Trionfale, a Roma. La ragazza, poco più che ventenne, è morta, mentre il giovane è stato ricoverato in fin di vita al Policlinico Gemelli. I due sono stati trovati dal padre del ragazzo. Accanto al letto due taglierini, un coltello e un biglietto: "Perdonateci, speriamo di non avervi delusi, ma eravamo stanchi". Dei due ragazzi sono stati forniti solo i nomi e non i cognomi: lei si chiamava Loredana, lui si chiama Nicolò. Accanto al letto sul quale erano riversi, in un lago di sangue, è stato trovato un biglietto, poche righe scritte per i genitori: "Speriamo di non avervi deluso. Siamo stanchi, perdonateci. Lasciateci insieme, addio. Loredana e Nicolò". I ragazzi sono stati trovati nell'appartamento nel quale convivevano dai genitori di lui che abitano al piano di sopra: erano sul letto in un lago di sangue. CE NE SAREBBE DA COMMENTARE E DA ADDOSSARE COLPE, MA CHE CI STA SUCCEDENDO?? LASCIO SPAZIO AGLI INTERVENTI, IO SONO ORAMAI NAUSEATO!! June 20 Dopo Taranto ecco un altro comune in rosso: la Capitale Roma
Fonte: www.beppegrillo.it
June 19 A VOLTE RITORNANOLa tv elvetica «Schweizer Fernsehen» l'aveva preso dal web senza controllareEuro 2008: il televideo svizzero pubblica l'inno nazista durante Austria-GermaniaAl momento dell'inno tedesco in tv sono apparse le parole usate durante il regime hitleriano
MILANO - Qualche ricerca storica più accurata avrebbe risparmiato un'incresciosa gaffe all'emittente svizzera SF2. Lunedì - come riporta il quotidiano svizzero Blick - durante l'inno tedesco prima della partita degli europei tra Austria e Germania, il teletext alla pagina "777" dell'emittente ha mandato in onda i sottotitoli del primo verso del brano, quel "Deutschland, Deutschland über alles, Über alles in der Welt" (Germania, Germania, sopra di tutto sopra di tutto nel mondo) tanto in voga durante il nazismo e poi ignorato dalla caduta del Terzo Reich. LE STROFE - La prima strofa dell'inno tedesco, che delinea una Germania che si estende dal Belgio al Nord Italia, era popolare durante il Nazismo. L'incipit dell'inno voleva infatti essere un incitamento del popolo tedesco all'unità della patria. Dalla fine della Seconda guerra mondiale però, i tedeschi hanno cantato solamente il terzo verso del brano «Deutschlandlied», che dal 1991 è diventato inno ufficiale dopo l'unificazione delle due Germanie. «È stato un errore imperdonabile», ha ammesso Gion Linde, responsabile dei sottotitoli di «Swiss Text» per l'emittente elvetica. Secondo quanto riporta il quotidiano due giornalisti sportivi dell'emittente svizzera «Schweizer Fernsehen» hanno trovato l'inno su Internet. Purtroppo per loro sono finiti sulla pagina web sbagliata. I due, ha fatto sapere «Schweizer Fernsehen», non rischiano, tuttavia, il posto. Per loro è previsto una lezione gratuita di storia, incentrata prevalentemente sul nazionalsocialismo, ha fatto sapere infine Linde. Elmar Burchia Come dire: l'ombra di Adolfo non li abbandonerà mai...e magari a qualcuno è anche piaciuto e se l'è cantato eheheheh June 18 DOV'E' FINITO LO STATO DI DIRITTO? CONSIDERAZIONI SULLE PROSPETTIVE FUTURENon sarà una camicia nera, magari sarà massone, ma ha palle da vendere...Noi invece abbiamo il buon Romagnoli che pensa bene di cacciare Iannone ed allearsi col PdL. Giudeo del Cazzo!!!
Forza Casa Pound ( a proposito auguri a Carlo Marconcini per il nuovo centro di Bologna) e Forza Marco Travaglio. June 16 L'Ultimo Fronte contro la dittatura plutocratica FONTE: LA VELINA AZZURRA (BLOG)L’unico popolo che si è opposto per secoli con le armi alla prepotenza inglese; l’unico che negli Usa ha saputo seriamente contrastare il dominio coloniale dell’oligarchia Wasp; ed ora l’unico che, ribellandosi al trattato-truffa di Lisbona, ha saputo vincere la stanchezza di un continente votato alla sconfitta e all’avvento integrale della dittatura anglo-bancaria. Da togliersi il cappello, signori, da abbassare le insegne e i gagliardetti, come si diceva una volta. Questi irlandesi pazzi e ubriaconi, questi selvaggi attaccabrighe e bombaroli dell’indomabile periferia del continente hanno riaperto i giochi concedendoci una residua possibilità di lotta e un’ipotesi di futuro alternativo. Dio li benedica. C’eravamo infatti già arresi alla schiacciante superiorità del nemico. In quel magico 2005 l’orgoglioso, splendido rifiuto popolare di francesi e olandesi al Trattato costituzionale europeo aveva aperto una fase di ripensamento, uno scenario di revisione realistica sulla natura del cosiddetto processo d’integrazione europea. Quel tentativo finale di sottrarre agli Stati continentali, dopo la leva monetaria, anche gli ultimi significativi poteri per affidarli all’evanescente cupola burocratica di Bruxelles era stato bocciato e doveva essere seppellito. Per un momento l’abbiamo sperato. Ma non conoscevamo ancora l’inesauribile capacità di sopraffazione degli euro-burattinai e degli euro-fantocci. Il cosiddetto Trattato di Lisbona, poi sfacciatamente riproposto ai popoli europei, non è altro che la stessa bozza costituzionale riscritta e riciclata. Un imbroglio indegno, perpetrato sempre con lo stesso obiettivo: distruggere gli Stati europei e assemblarli in un’amorfa entità sovra nazionale senza storia e senza identità. Questa volta i succubi capi dei governi, a cominciare dagli “americani” camuffati Sarkozy e Angela Merkel, erano stati mobilitati a procurarsi una sbrigativa ratifica nei vari Parlamenti, evitando i rischi di nuovi referendum popolari. Elementare: poiché i popoli non intendono rinunciare ai loro valori nazionali bisogna assolutamente evitare che votino. Proprio come nelle vere democrazie! Pensate: 18 Paesi europei tra cui l’Italia sono finora entrati nell’Euro rinunciando alla propria moneta per semplice decisione dei governi e senza neppure un referendum consultivo interno e nemmeno un vero confronto parlamentare. Battere moneta è il primo attributo di uno Stato sovrano mentre gli italiani un giorno lessero sui giornali che il loro governo vi aveva rinunciato decidendo esso nel nome di presunti superiori ideali e interessi europei. Con il trattato di Lisbona si voleva fare cosa analoga. Su 27 Paesi dell’Unione 18 Parlamenti lo hanno ratificato di corsa. In Italia la Lega Nord aveva chiesto un referendum, sebbene con voce debole e pronta alla rinuncia. La storia sembrava quindi chiusa. Ma l’Irlanda ha voluto esercitare il suo diritto al referendum, ed ecco il risultato. Leggetevi la stampa nazionale ed internazionale di oggi e ridete davanti ai fantocci costernati e sconvolti, incapaci di ammettere che il grande progetto è davvero fallito; intenzionati ad andare avanti nonostante tutto e concentrati nella ricerca di una nuova frode. La regola dice che in caso di rifiuto di uno degli Stati membri il nuovo trattato decade. Ma il coro già lamenta quanto sia ingiusto che uno solo dei partecipanti possa condizionare la volontà degli altri. E invita a proseguire nelle ratifiche parlamentari. Vedrete, ci proveranno ancora. La Velina Azzurra Fonte: http://velina-azzurra.blogspot.com/ 14.06.08 June 10 Irlanda e Lisbona: verso il no? Speriamo
June 07 IL PIU' GRANDE RIVOLUZIONARIO DELLA STORIARICORDATE QUESTA SCENA: NON VI RICORDA NIENTE...RIFLETTETE!!
OGGI COME ALLORA GUAI A VOI SCRIBI, FARISEI, MERCANTI AVIDE ED IPOCRITI
GESU' CRISTO, PRINCIPALE GUIDA D'ISPIRAZIONE PER MIGLIAIA DI GENERAZIONI June 06 NATO vs SCO: prospettive ed ulteriori approfondimenti DI MICHEL CHOSSUDOVSKYGlobal Research Il premier israeliano Ehud Olmert ha invocato il ricorso "ad ogni mezzo possibile" per fermare il programma nucleare iraniano. Olmert, appena giunto a Washington ha replicato alle ennesime minacce del presidente iraniano Mahmoud Ahamdinejad che Israele sara' cancellato avvertendo che "la minaccia iraniana deve essere fermata con ogni mezzo possibile. La comunita' internazionale ha il dovere e la reposanbilita' di chiarire alla'Iran con misure drastiche che se continueranno a cercare di realizzare ordigni atomici le ripercussioni saranno devastanti". (Repubblica, 4 Giugno 2008) I mezzi di comunicazione non sono stati in grado di informare sulla storia dei preparativi di guerra USA diretti contro l'Iran. Una insufficiente copertura mediatica ha iniziato ad affiorare a mezzo stampa agli inizi del 2007. Pur esistendo documenti e rapporti militari ufficiali che li confermano, l'opinione pubblica è stata largamente tenuta all'oscuro e male informata riguardo a questi preparativi di guerra. L'ipotesi di una guerra contro l'Iran viene presa in considerazione già a partire dalla metà degli anni '90 come parte di una "sequenza" strategica operativa. Durante l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA (USCENTCOM) aveva formulato piani per teatri di guerra che includevano l'invasione dell'Iraq e quindi quella dell'Iran: "I grandi interessi e obiettivi di sicurezza nazionale espressi nella National Security Strategy (NSS) del Presidente e nella Chairman's National Military Strategy (NMS) costituiscono le fondamenta della strategia operativa dei Comandi Centrali USA. La NSS punta all'implementazione di una strategia di doppio contenimento degli stati canaglia di Iraq e Iran finché questi stati pongono una minaccia agli interessi degli Stati Uniti, ad altri stati nella regione, e ai loro stessi cittadini. Il Doppio contenimento è progettato per mantenere l'equilibrio di potere nella regione senza dipendere da Iraq o Iran. La strategia operativa dell'USCENTCOM è basata sull'interesse e concentrata sulle minacce. Lo scopo del coinvolgimento USA, come esposto nella NSS, è di proteggere gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione – l'accesso sicuro e ininterrotto al petrolio del Golfo da parte degli USA e dei suoi alleati" (USCENTCOM, http://www.milnet.com/milnet/pentagon/centcom/chap1/stratgic.htm#USPolicy, grassetto aggiunto) "L'esercito, la marina, l'aeronautica e i marines USA hanno tutti preparato dei piani di guerra e passato quattro anni costruendo basi e esercitandosi per l''Operazione Libertà iraniana'. L'ammiraglio Fallon, il nuovo capo del Comando Centrale USA [dimessosi nel Marzo 2008, nda], ha ereditato piani computerizzati sotto il nome di TIRANNT (Theatre Iran Near Term)". (New Statesman, 19 Feb 2007) Il testo seguente [nell'originale inglese a questo link, n.d.r], intitolato Attacco Pianificato Israelo-Statunitense all'Iran fu pubblicato tre anni fa da Global Research nel Maggio 2005. Delinea la prima fase dei preparativi di guerra Israele-USA in relazione all'Iran. Mentre una buona parte di questa analisi rimane valida, la pianificazione militare in relazione all'Iran è adesso ad un punto ben più avanzato. Inoltre, anche la struttura delle alleanze militari sottostanti ai piani del Pentagono si è evoluta. Adesso la NATO è parte dell'alleanza militare. Sotto gli auspici della NATO, in linea con il Pentagono, le forze britanniche, tedesche, turche e francesi sono destinate a giocare un ruolo cruciale nel caso di un attacco all'Iran e alla Siria. A questo proposito, vale la pena di notare che già nel 2005, la NATO e Israele avevano gettato le basi per un accordo di cooperazione militare a lungo termine. A sua volta la Turchia, che da un punto di vista militare costituisce una forza significativa all'interno della NATO, ha un ampio accordo bilaterale di cooperazione militare con Israele. Secondo affermazioni e documenti militari, gli USA, Israele e le forze alleate sono "in uno stato di allerta avanzato". Di fatto molta della pianificazione di guerra aveva già raggiunto quello "stato avanzato" nel 2005. Diverse variabili importanti entrano in gioco nel valutare la possibilità di una guerra totale all'Iran. "Uno stato di allerta avanzato" per attaccare l'Iran non significa che si avrà effettivamente una guerra. Bisogna considerare una quantità di importanti fattori di bilanciamento. Sfoggio di potere Oltre alla guerra aperta, i preparativi di guerra voluti dagli USA facilitano diversi altri obiettivi di politica estera. La minaccia di guerra associata all'avanzata prontezza militare viene spesso utilizzata per costringere i Paesi all'obbedienza, a obbligarli a rinunciare alla propria sovranità, ad aprire la loro economia agli investitori occidentali, a privatizzare e liquidare i propri beni a favore di compagnie americane, ecc. Queste minacce saranno efficaci solo se il Paese non ha la capacità di difendersi militarmente. Anche la forza della propria economia nazionale è una considerazione importante. Lo sfoggio di potere militare va in relazione con l'Iran. L'obiettivo è quello di sottomettere definitivamente l'Iran come potenza regionale e prendere possesso delle sue ricchezze petrolifere, che costituiscono approssimativamente il dieci percento del totale delle riserve mondiali. Qual è la capacità militare dell'Iran, o meglio la sua capacità di difendersi e di infliggere danni agli USA e alle forze alleate? La risposta a questa domanda ci richiama essenzialmente a due aspetti. Primo, l'Iran dispone di un avanzato sistema antiaereo, che usa tecnologia iraniana e russa. Inoltre, secondo esperti militari occidentali, ha perfezionato le capacità del propri missili balistici al punto che sarebbe capace di infliggere danni notevoli alle installazioni militari USA e alleate in Iraq, nel Golfo Persico e in Israele. Durante questi ultimi anni, l'Iran si è preparato attivamente ad un attacco sostenuto dagli USA. Inoltre, come conseguenza dell'aumento repentino degli introiti petroliferi, il governo di Teheran ha rafforzato la propria capacità di finanziare la sua affidabilità militare. A questo proposito, l'Iran si trova in una situazione molto diversa da quella in cui si trovava l'Iraq prima dell'invasione del 2003, bersagliata dai raid anglo-americani sotto le "No Fly Zone" sommati a più di dieci anni di funeste sanzioni economiche. I pianificatori militari USA sono pienamente consapevoli della possibilità dell'escalation. Se dovessero venir sferrati attacchi aerei di vasto respiro, le forze convenzionali iraniane passerebbero immediatamente oltre il confine iracheno e attaccherebbero le installazioni militari USA. Questo è un fattore che ha contribuito a "mettere la guerra in attesa". Invece che bombardamenti intensivi che porterebbero a una rappresaglia, Washington potrebbe scegliere come primo passo una più generalizzata campagna militare per sferrare attacchi aerei limitati, nell'ipotesi che l'Iran non attui alcuna rappresaglia. Secondo Philip Giraldi, l'attacco dovrebbe "essere il più possibile 'chirurgico' e limitato, inteso a colpire solo al-Qods e ad evitare perdite civili". Prima di lanciare un "attacco limitato", gli USA tenterebbero di assicurarsi, attraverso minacce e negoziazioni segrete, che la rappresaglia non avvenga. La "capacità di combattere guerre" delle forze armate USA L'Amm. William Fallon, che è stato recentemente rimosso dalla carica di Comandante del Comando Centrale USA (USCENTCOM), era acutamente conscio della capacità iraniana di rispondere militarmente e di infliggere perdite significative agli USA e alle forze della coalizione. Questo convincimento fu di fatto introdotto all'inizio degli scenari di guerra del 2003 sotto TIRANNT. Prima delle proprie dimissioni, l'Ammiraglio Fallon minimizzò sulla possibilità di una guerra con l'Iran: "Credo che non stiamo andando verso l'Iran". Il presidente del Joint Chiefs of Staff Ammiraglio Michael Mullen, pur sostenendo ampiamente l'amministrazione Bush-Cheney, ha ufficialmente ammesso la debolezza militare USA. Le guerre in Iraq e Afghanistan "potrebbero aver minato la capacità militare di combattere guerre contro avversari importanti - incluso l'Iran." ( citato in Haaretz, 22 Ottobre 2007). In un'intervista rilasciata al New York Times, Mullen ha affermato: "...i rischi potrebbero essere molto, molto alti.... Siamo in conflitto con due Paesi lì adesso... Dobbiamo essere incredibilmente cauti su un potenziale conflitto con un terzo Paese in quella parte del mondo". Queste affermazioni furono fatte agli albori del suo mandato da Presidente del Joint Chiefs of Staff nell'ottobre 2007. Le esitazioni di Mullen sulla guerra all'Iran non sono basate su una posizione politica divergente ma su una valutazione realistica delle capacità militari USA. L'Ammiraglio Mullen riconosce che le truppe USA sono troppo sparpagliate e che in relazione all'Iraq incontrano seri problemi con il reclutamento. Inoltre, tacitamente confermato dal Pentagono, le forze USA e della coalizione stanno incontrando una fiera resistenza sia in Afghanistan che in Iraq. La nomina del Generale David Petraeus a capo dell'USCENTCOM La nomina del Generale David Petraeus a capo del Comando Centrale USA (USCENTCOM) è servita a neutralizzare una potenziale opposizione dentro le Forze Armate USA. Essa rinforza la capacità del Vice Presidente Cheney di ordinare un attacco e assicura che i militari sosterranno completamente l'amministrazione Bush. L'obiettivo è di "preparare l'Iran per l'attacco" utilizzando come pretesto e giustificazione il presunto intervento iraniano in Iraq, "dato che l'Iran [...] è responsabile del crescente numero di perdite tra i soldati americani in Iraq" (Vedi "l'Iran dovrebbe essere 'pronto per un attacco'" di Muriel Mirak-Weissbach, Global Research, Maggio 2008). L'Iran è anche accusato di intervenire in Afghanistan e in Libano. A questo proposito, gli attacchi israeliani al Libano del 2006 fanno parte di un piano per una più vasta guerra diretta contro Iran e Siria (Vedi Mahdi D. Nazemroaya, Global Research, Maggio 2007). Scontri armati in Libano I recenti scontri armati in Libano che hanno visto Hezbollah opporsi all'Alleanza del 14 Marzo hanno precipitato il paese nel caos. I combattimenti sono scoppiati dopo che il governo pro-USA di Siniora aveva annunciato un giro di vite su Hezbollah. Hezbollah ha preso il controllo di parti di Beirut Ovest aprendo la strada ad un intervento di "peacekeeping" della NATO in Libano. Un maggiore coinvolgimento della NATO unito alla militarizzazione dell'intera costa del Mediterraneo dell'Est è parte integrante dello scenario di guerra Iran-Siria: un ruolo di "peacekeeping" per le forze NATO, per conto di Israele, indirizzato verso la Siria così come verso Hezbollah e Hamas. Questi recenti avvenimenti in Libano sono stati innescati abbastanza deliberatamente con l'obiettivo di destabilizzare il paese. Sono parte del piano militare voluto dagli USA; sono finalizzati a porre le basi per un confronto con la Siria. La struttura delle alleanze militari La struttura delle alleanze militari è cruciale. Gli alleati degli Stati Uniti sono Israele e la NATO. Gli alleati dell'Iran sono Cina e Russia, e i membri del Patto di Shangai (SCO). Sia la Cina che la Russia hanno stretto degli accordi di cooperazione militare a lungo termine con l'Iran. Dal 2005, l'Iran ha lo status di membro osservatore all'interno del Patto di Shangai. A sua volta, lo SCO ha legami con il Collective Security Treaty Organization (CSTO), un accordo trasversale di cooperazione militare tra Russia, Armenia, Bielorussia, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan. Nell'ottobre 2007, il CSTO e lo SCO hanno firmato un memorandum d'intesa, gettando le basi per la cooperazione militare tra le due organizzazioni. Questo accordo SCO-CSTO, appena menzionato dai media occidentali, implica la creazione di una alleanza militare completamente sviluppata tra Cina, Russia e gli stati membri di SCO/CSTO. Vale la pena di notare che il CSTO e lo SCO hanno condotto delle esercitazioni militari congiunte nel 2006, che coincidono con quelle condotte dall'Iran (Per ulteriori dettagli vedi Michel Chossudovsky, "Russia and Central Asian Allies Conduct War Games in Response to US Threats", Global Research, Agosto 2006). Nel contesto dei piani di guerra USA diretti contro l'Iran, gli Stati Uniti stanno anche cercando di indebolire gli alleati iraniani, ossia Russia e Cina. Nel caso della Cina, Washington sta cercando di manomettere gli accordi bilaterali tra Pechino e Teheran, così come il tentativo iraniano di riavvicinamento allo SCO, che ha il suo quartier generale a Pechino. A questo proposito, un'operazione militare rivolta contro l'Iran può avere successo solo se la struttura di alleanze militari che lega l'Iran alla Cina e alla Russia viene prima significativamente indebolita. Ci sono elementi che segnalano come questa alleanza militare Euro-Asiatica alla base dello SCO si sia effettivamente rafforzata. Sebbene l'Iran abbia tuttora lo status di osservatore, il governo di Teheran ha espresso il proprio desiderio di diventare pieno membro dello SCO. Inoltre, nel corso dell'ultimo anno, l'Iran ha rafforzato i suoi patti bilaterali nel campo dell'energia, degli oleodotti e dei gasdotti con l'India così come con il Pakistan. Il posizionamento dell'India a fianco dell'Iran nel campo del petrolio e dell'energia è un'ulteriore fattore di indebolimento per l'influenza di Washington nella regione. Quello che Teheran cerca è "nientemeno che un progetto per una nuova correlazione delle nazioni euroasiatiche, la cui collaborazione nello sviluppo dell'infrastruttura continentale—energia nucleare, oleodotti e gasdotti, trasporti—stabilirebbe le basi economiche, e quindi politiche, per una reale indipendenza" (vedi Muriel Mirak Weissbach, Maggio 2008). La Storia sottolinea l'importanza di una competizione tra alleanze militari. Nel contesto attuale, gli USA e i loro partner NATO stanno tentando di ostacolare la formazione di una coesa alleanza militare euroasiatica SCO-CSTO, che potrebbe effettivamente combattere e contenere l'espansionismo militare USA-NATO in Eurasia, combinando le capacità militari non solo di Russia e Cina, ma anche delle tante repubbliche ex-sovietiche come Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan. La decisione di iniziare una guerra: Una scelta non razionale La decisione di iniziare una guerra non viene presa dall'alto comando militare. La decisione di iniziare una guerra viene presa da civili. Le Forze Armate USA sono caratterizzate da una gerarchia e da una catena di comando. Gli ordini vengono dall'alto, emanati dal "governo civile", cioè l'amministrazione Bush. Vengono trasmessi verso il basso attraverso la catena di comando militare. Una volta che l'ordine di iniziare una guerra viene recepito non è discusso o dibattuto, viene eseguito dai militari. Inoltre, realisticamente, implementando un "attacco preventivo" all'Iran, l'amministrazione Bush scavalcherebbe il Congresso USA, in violazione plateale dell'Articolo I, Sezione 8 della Costituzione USA. In pratica, il Presidente e Comandante in Capo, cioè George W. Bush, non decide. Anche lui esegue ordini provenienti dall'alto. Segue i diktat di potenti interessi finanziari e industriali. Questa guerra è guidata dal profitto. "La guerra fa bene agli affari". È una macchina da soldi. Il risultato sono miliardi di dollari di profitti per Wall Street, i giganti del petrolio e il complesso militar-industriale, per non parlare degli speculatori istituzionali sul petrolio, la valuta e i mercati dei beni primari. L'obiettivo di questa guerra è di estendere le frontiere dell'economia capitalista globalizzata, e infine di prendere controllo delle ricchezze petrolifere iraniane. Le più ampie implicazioni di una guerra che utilizzerebbe armi nucleari tattiche in un teatro di guerra convenzionale non sono interesse di coloro che decidono di iniziare una guerra. Il ruolo centrale del Vicepresidente Dick Cheney In contrasto con le precedenti amministrazioni, il Vicepresidente ha giocato un ruolo centrale nell'amministrazione Bush, mettendo in ombra l'ufficio del Presidente. In pratica, il Vicepresidente Cheney, sostenuto da un esercito di ufficiali anziani e di consiglieri fidati, controlla la Casa Bianca. Nello stesso tempo, Cheney è parte di un potente apparato corporativo, attraverso i suoi legami con la Halliburton e il ruolo che la stessa Halliburton ha giocato nel definire un'agenda militare guidata dal profitto. Cheney ha giocato personalmente un ruolo chiave nell'attivare i piani di guerra diretti contro l'Iran. "Allo scadere del secondo mandato di Bush, il Vicepresidente Dick Cheney ha lanciato una bomba. Ha suggerito, in termini non proprio incerti, che l'Iran era 'proprio in cima alla lista' dei malvagi nemici dell'America, e che Israele doveva, per così dire, 'fare i bombardamenti per noi', senza coinvolgimento militare USA e senza che noi li pressassimo 'per farlo'". (Michel Chossudovsky, Maggio 2005) Cheney è di fatto il Capo dello Stato, mette in ombra George W. Bush, che è un mero pupazzo. Più di recente, ha giocato un ruolo chiave nelle pressioni fatte ai Paesi arabi più vicini perché sostengano un attacco preventivo all'Iran. Il Vicepresidente Cheney non è molto preoccupato per le probabili conseguenze e le risultanti perdite di vite umane che deriverebbero dall'uso di armi convenzionali e nucleari. È pienamente consapevole del fatto che anche un limitato attacco aereo sull'Iran potrebbe contribuire a scatenare una più ampia guerra in Medio Oriente e in Asia centrale, estesa dal Mediterraneo Orientale alle frontiere occidentali della Cina. I diversi scenari di questa guerra più ampia sono già stati considerati. La crisi più seria nella Storia moderna Siamo al punto di decisione della crisi più seria della Storia moderna. Questi piani di guerra coincidono con un processo parallelo di ristrutturazione economica e con una radicata depressione economica in tutto il mondo. Guerra e globalizzazione sono due processi intimamente correlati. La militarizzazione del Medio Oriente e dell'Asia centrale sostiene l'espansione del "libero mercato" globale entro nuove frontiere. A sua volta, la guerra ha acuito la crisi economica. L'economia civile sta collassando, messa da parte e minata dalla crescita dinamica del complesso militare-industriale, che in un senso molto reale produce "armi di distruzione di massa". A loro volta, le concorrenti impennate nel prezzo del greggio e in quello dei generi alimentari di base, attraverso attività speculative sugli scambi di beni maggiori hanno contribuito all'impoverimento di milioni di persone. "Il movimento contro la guerra deve agire, consistentemente, per impedire che la prossima fase di questa guerra abbia luogo. Non è cosa semplice. Mantenere grandi manifestazioni contro la guerra non ne invertirà da sola la marea. A funzionari di alto rango nell'amministrazione Bush, a membri delle forze armate e del Congresso USA è stata garantita l'autorità necessaria a confermare un'agenda di guerra illegale. Quello che ci vuole è una rete di base, un movimento di massa a livelli nazionali e internazionali, che sfidi la legittimità degli attori politici e militari, e che abbia un ruolo importante nello spodestare quelli che ora governano in nostro nome. Criminali di guerra occupano posizioni di potere. Il popolo offre un sostegno galvanizzato ai potenti, che "si impegnano per la sua sicurezza e il suo benessere". Grazie alla disinformazione dei media, alla guerra viene dato un mandato umanitario. Per invertire la marea della guerra le basi militari devono essere chiuse, la macchina della guerra (cioè la produzione di sistemi d'arma avanzati) deve essere fermata e il fiorente stato di polizia deve essere smantellato. Bisogna agire anche sulle corporation sostenitrici e sponsor della guerra e dei suoi crimini, includendo le compagnie petrolifere, gli appaltatori della difesa, le istituzioni finanziarie e i media corporativi, che sono ormai parte integrante della macchina propagandistica della guerra. I sentimenti pacifisti non smantellano un'agenda di guerra. I criminali di guerra in USA, Israele e Gran Bretagna devono essere rimossi dai loro incarichi. Quello che serve è rivelare il vero volto dell'Impero Americano e della sottostante criminalizzazione della politica estera USA, che utilizza la "guerra al terrorismo" e la minaccia di Al Quaeda per galvanizzare l'opinione pubblica in favore di una agenda di guerra globale". (Michel Chossudovsky, 1º Maggio 2005) Titolo originale: "Planned US Israeli Attack on Iran: Will there be a War against Iran?" Fonte: http://www.globalresearch.ca May 31 PROPOSTA PROVOCATORIA A TUTTI I BLOGGERSPer i liberal quel simbolo Non può essere legato solo all' estremismo islamicoModella in kaffiyeh, ritirato lo spotPolemiche negli Usa. I neocon: «Quella sciarpa celebra i terroristi». E la catena di ciambelle si scusa
E ORA TUTTI IN GIRO CON LA KAFFYEH !!! VOGLIO VEDERE SE AVRANNO IL CORAGGIO DI CHIAMARE ANCHE NOI ESTREMISTI ISLAMICI QUESTI 4 GIUDEI DEL CAZZO!! AUTODETERMINAZIONE E LIBERTà DEI POPOLI SEMPRE...ECCO LA NOSTRA LOTTA!! Servi della comunità ebraica: anche con Alemanno il registro non cambia!!La comunità ebraica contesta l'intitolazione della via ad Almirante per il suo passato da giornalista ne "La difesa della Razza". Grazie agli amici di Alzo Zero che mi hanno allegerito il compito ecco qualche dichiarazione illustre in piena enfasi fascista...e come al solito tendiamo a dimenticare!!
GIOVANNI SPADOLINI, DEPUTATO E SENATORE DI LUNGO CORSO, SEGRETARIO DEL PRI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINISTRO DELLA REPUBBLICA, NEL 1944 APPOSE LA SUA FIRMA AD UN ARTICOLO CHE AFFERMAVA TRA L'ALTRO: "IL FASCISMO PERSE IL SUO DINAMISMO RIVOLUZIONARIO PROPRIO MENTRE RIAFFIORAVANO I RIMASUGLI DELLA MASSONERIA, I ROTTAMI DEL LIBERISMO, I DETRITI DEL GIUDAISMO".
AMINTORE FANFANI, PROTAGONISTA DEMOCRISTIANO DI UNA CARRIERA POLITICA PRATICAMENTE DALLA CULLA ALLA BARA..., SCRIVEVA INVECE NEL 1941: "E' NECESSARIA LA SEPARAZIONE DEI SEMITI DAL GRUPPO DEMOGRAFICO NAZIONALE POICHE' PER LA POTENZA E IL FUTURO DELLA NAZIONE GLI ITALIANI DEVONO ESSERE RAZZIALMENTE PURI". E NON SFUGGE ALLA NOSTRA CERTOSINA RICERCA NEMMENO UN VATE DEL GIORNALISMO NAZIONALE E PORTABANDIERA DELLA RESISTENZA (???) E DELLA SINISTRA ITALIANA QUALE GIORGIO BOCCA (SI, AVETE LETTO BENE!) CHE NEL 1943 IN PIENA ENFASI FASCISTA SOTTOSCRISSE QUESTE PAROLE: "SARA' CHIARA A TUTTI LA NECESSITA' INELUTTABILE DELLA GUERRA INTESA COME UNA RIBELLIONE DELL'EUROPA ARIANA AL TENTATIVO EBRAICO DI PORLA IN STATO DI SCHIAVITU'"...! May 30 Come passare dalla parte del torto: considerazioni episodio "La Sapienza" Mi scuso del ritardo, so di non essere tempestivo, ma l'essere sotto esame non rende la vita facile e gli orari sono minimizzati all'estremo.. L'episodio accaduto recentemente nell'Ateneo romano lascia tanto amaro in bocca per svariati motivi: sono convinto che riceverò forse qualche critica kma giustificare le azioni non è mai entrato nel mio metabolismo, perchè il giustificazionismo di origine italica è un male che andrebbe estirpato alla radice. Presto detto: come si può passare dalla parte della ragione a quella del torto in poche ore?? Ricordate il Papa nello stesso ateneo? Non vide le condizioni a lui favorevoli, magari spettacolarizzando la questione come si fa in certi casi, e pensò bene di non presentarsi, abbuonandosi l'intera "opinione pubblica". Episodio roberto Fiore: contestazione ignobile dei collettivi, che violano gli stessi principi costituzionali ai quali sembrano tanto legati, ed impediscono un dibattito storico-politico di pubblico interesse. Il Rettore ancora una volta fa il gioco dei companeros ed annulla il seminario sulle Foibe: il gioco poteva essere davvero facile!! Un tema cime le Foibe, oramai riconosciuto dall'opinione pubblica, poteva essere la scintilla per mettere in cattiva luce questo Servo dei Collettivi. Invece ecco il patatrack!! Il vizio dei cari signori di Forza nuova di combattere violenza con violenza, non sapendo rispondere a livello dialettico, si scatena in maniera inesorabile, passando da vittime a carnefici, e giù tutti a richiamare il mito delle squadre neonaziste. Pensavo, speravo che gli anni 70 non si ripetessero ma la prospettiva sembra davvero scoraggiante, confermando l'Italiano cone un puro allocco, capace di crearsi nemici che non esistono, e tenendosi cari quelli a loro più vicini, per puro edonismo bellico. Ed ecco come le fazioni oramai extra parlamentari non vedono il nemico nelle Banche , nelle plutocrazie industrializzate, nell'Israele fagocitratrice del Medio- Oriente, ma s'attaccano su questioni novecentesche oramai superate, e veramente di interesse puramente suppellettile. Ecco perchè i signori del PD attaccano quel mafioso di Ciarrapico, non per le sue malefatte finanziarie, ma per l'aver alzato il braccio destro in qualche manifestazione. E come, dall'altra parte, non si ricorda D'Alema come "Mister Telekom Serbia", ma come l'ex funzionario PCI, quindi un comunista sporco e cattivo. La finiremo di farci la guerra ed aprire gli occhi, o continueremo a farci guerra armata, sotto le risate dei potenti, con uno scenario rosso sangue nei prossimi 10 anni?? May 23 Soffro nel citare Gaber: IO NON MI SENTO ITALIANOUn pò di Massimo fini non fa mai male...ecco un succo dell'ultimo articolo per il Gazzettino
Io non mi riconosco più nel mio Paese. Ogni volta che torno da un viaggio all'estero, e ho quindi quel "recul", quel distacco che è necessario all'osservazione e che manca quando stai troppo dentro una situazione, vengo colpito da come ci siamo ridotti. La straordinaria maleducazione, il cinismo, l'indifferenza. Il lettore ricorderà, forse, quel povero portinaio precipitato dal quarto piano sulla strada, a Porta Pia a Roma. Ebbene, i passanti tiravano dritto, presi dai loro impegni, e se il cadavere si trovava proprio sulla loro direttrice, lo scavalcavano. In un'Italia d'altri tempi non sarebbe stato nemmeno pensabile. Ma ciò che più mi colpisce è la nostra volgarità. Eppure non è stato sempre così. L'italia no era anzi conosciuto per una sua naturale e popola na grazia, che insieme alle città d'arte, oggi distrutte dal turismo di massa, e alla bellezza del territorio, oggi distrutta dalla cementificazione, era uno dei motivi che attiravano i ricchi inglesi e francesi a fare il cla ssico "tour d'Italy". Ma non è necessario risalire all'Ottocento o ai primi del Novecento per ritrovare questo tipo d'italia no. Rivedetevi, se vi capita, i filmati dei funerali di Fausto Coppi, seguiti da un'enorme folla di estrazione ovviamente popola re. La gente è vestita modestamente, ma è composta e dignitosa. I volti sono intensi e persino belli nella loro asciuttezza. Nessun sgangherato appla uso accoglie la bara all'uscita dalla chiesa. La folla onora in silenzio il suo campione. La commozione, autentica, è tutta interiore. Ho citato i funerali di Coppi perché mi sono ben presenti, ma la stessa antropologia la trovate in qualsiasi documentario degli anni '50. Oggi se ti azzardi ad accendere la TV sei investito da spettacoli orripila nti: gente che ti rovescia adosso i suoi sentimenti più intimi e persino le proprie budella (del resto non c'è una pubblicità che recla mizza un prodotto che "ti aiuta a ritrovare la tua naturale regola rità"?). Cammini per le strade della tua città e sfiori i tavolini di certi locali trendy, carissimi, popola ti da un sottobosco dai mestieri inefinibili, griffati dalla testa ai piedi, inguaribilmente kitsch. Non sanno che Lord Brummel diceva che la vera eleganza è quella che non si nota. Ma probabilmente non sanno nemmeno chi fosse Lord Brummel. In compenso sanno benissimo chi è Luisa Corna. A noi ci ha rovinato il benessere. Con questo delirio degli "status symbol", queste sfacciate opulenze, vere o presunte, il disprezzo per i poveri, nessuno accetta più di stare nei propri panni. E la volgarità è proprio un "non stare nei propri panni". Un primitivo può essere rozzo, ma non è mai volgare. Voi avrete forse visto, a volte, all'aereoporto certe gigantesche principesse nere avvolte nei loro abiti tradizionali. Sono eleganti. Vestite all'occidentale sarebbero ridicole. Ecco noi, con questa smania di uscire dall'anon imato della società di massa, siamo diventati ridicoli. Un'altra cosa che mi colpisce è il crollo di un elemento decisivo per la coesione di una società. Di qualsiasi società, vale a dire l'onestà. Quando ero ragazzino, negli anni '50, l'onestà era un valore per tutti. Per la borghesia, se non altro perché dava credito, per il mondo operaio, per non parla re di quello contadino dove la cla ssica stretta di mano valeva, come suol dirsi, più di qualsiasi contratto. Chi tradiva questi principi di lealtà verso i propri concittadini veniva inesorabilmente emarginato. Oggi avviene il contrario. Guardo alla tv i nostri uomini politici, di destra e di sinistra, e mi chiedo perché mai questi personaggi da avanspettacolo devono comandarci. E il ricordo va all'austerità di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Giorgio Amendola , di Giovanni Spadolini. Il mondo è cambiato, si dirà. È vero. Oggi, in Italia , si può diventare ministri arrivando direttamente dallo show-business. Giorni fa un amico londinese mi diceva, con una piega beffarda che gli stirava le la bbra sottili: "Qui in Gran Bretagna si ride di voi". Ho risposto: "Non c'è bisogno di essere stati educati ad Oxford per ridere dell'Italia . Neanche nel Burkina Faso ci prendono sul serio". |
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